Quando, in campo musicale, un ribelle incrocia un altro ribelle il risultato della loro creatività congiunta non può che essere un concentrato sonoro di irriverenza, impudenza e spensieratezza. Se poi questi “ribelli” portano i notevoli nomi di David Allan Coe, Dimebag Darrel, Vinnie Paul e Rex Brown? Il risultato è ‘Rebel Meets Rebel’, ovvero l’imprevedibile parto di un’irrequieta leggenda del country che si riunisce con tre quarti dei Pantera in sessioni dall’elevato potenziale esplosivo. Una creatura, che a prescindere da gradimento e gusti, costituisce una delle ultime testimonianze artistiche del compianto Dimebag e, come da regola, attrarrà attenzione ed esaltazioni spropositate al pari di ingiustificate denigrazioni.

La verità è che, quello che rimarrà forse l’unico esemplare di questo progetto, è un album indubbiamente buono come molti altri con il vantaggio, però, di trasportare con sè un atteggiamento ed bagaglio di groove fuori dai canoni comuni. Aggiungendo a questo quadro il fattore nostalgia, suscitato dalle successioni di inimitabili riff, allora il quadro è completo. Siamo lontani dal riciclato e putrefatto heavy’n’roll tanto in voga in Europa. In questi dodici brani, tutto assume una parvenza di fresco, naturale, voluto. Non è un caso che i pezzi proposti da questa formazione di all-stars siano stati partoriti in jam rubate, per il piacere di farlo tra, un concerto ed un altro. E’ così che quell’amore, mai occultato, che i tre Pantera sentono per le proprie origini, incoccia con l’attitudine metal che ha riempito la loro carriera in una miscela splendidamente finalizzata da chi del folclore musicale statunitense ha fatto la storia. Brani sciolti al limite del selvaggio che, con un fare decisamente rivolto alla tradizione heavy, tentano di esplorare quel sound caldo che porta con sè imprescindibile sapore di sud. Southern, rock’n’roll ed heavy metal in diverse salse si mescolano in una tracklist che risulta immediatamente organica, piacevole nel suo alternare prove muscolari e grezze a sonorità più scanzonate. Le variazioni sono molteplici, eterogenee ma ben commistionate. Elementi che transitano per il potente coinvolgimento dell’opener, passando per l’aggressività dei mid tempos di ‘Getta Out My Life’, senza mai disdegnare disdegnare le divagazioni tipiche del country (enfatizzate in ‘Rebel meets Rebel’) che costituiscono la vera anima portante del disco. Le sguscianti melodie dei violini si mescolano con un’accoppiata di ritmiche e (soprattutto) riff riconoscibili tra mille. L’inconfondibile stile di Dimebag si mostra generoso ed autentico in riff ed assoli costruiti attorno a quel marchio di fabbrica che hanno reso famoso lui e quei compagni che lo hanno accompagnato, con le stesse intenzioni, nel progetto in questione. Senza bisogno di consigli, nè esortazioni quel mito che è Allan Coe segue il disegno costruito dagli strumenti con la naturalezza disarmante che marchia la sua calda e sporca voce e che trascina l’intera opera.

Mai neanche lontanamente accostabile ad un capolavoro, ‘Rebel Meets Steel’ è un disco di esperienza, scorrevole e piacevole, imprescindibile da quel valore aggiunto legato alla line-up che lo ha concepito. Una formazione dal peso pachidermico in cui, pur volendo evitare convenevoli da tre soldi, non si può fare a meno di notare ed apprezzare la presenza di un personaggio di immenso calibro e sempre piacevole ascoltare al di là delle disparità di giudizi che lo investiranno. A ciascuno il suo.

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