Le Girlschool rappresentano, insieme a gruppi come AC/DC e Motorhead e con oltre trenta anni di onorata carriera alle spalle, lo zoccolo duro della scena rock’n’roll mondiale.
Nel corso di tutto questo tempo hanno pubblicato svariati dischi e girato il globo in lungo e largo, spesso accompagnate da compagni d’avventura di primo ordine come gli stessi Motorhead. Una band tutta al femminile ma con le palle, in grado di non abbassare mai la guardia nemmeno dinanzi a eventi tragici come la morte della chitarrista e fondatrice Kelly Johnson, deceduta lo scorso anno a causa di un cancro.

È per questo, quindi, che ‘Legacy’ colpisce subito. La band ha incassato il colpo, ma subito dopo ha tirato fuori le unghie e messo mano a un CD veramente trascinante e pregno di atmosfere rock. A livello musicale non ci sono mutamenti da segnalare, la loro è una proposta squisitamente adrenalinica e ogni refrain sembra costruito ad arte su basi prettamente rock’n’roll. Il songwriting, sebbene si mantenga caparbiamente ancorato al movimento classico, possiede una freschezza davvero considerevole e i quindici brani che compongono il disco scorrono via senza problemi di sorta. La festa, poi, si anima di ospiti di lusso e l’operato delle Girlschool viene via via omaggiato da gente del calibro di R.J. Dio, Tony Iommi, Phil Campbell, J.J. French, Eddie Ojeda e Neil Murray, praticamente alcuni dei migliori interpreti del movimento hard rock mondiale. Tornando all’ottimo ‘Legacy’, le quattro scatenate musiciste inglesi avranno davvero l’imbarazzo della scelta nel dover scegliere i pezzi da presentare live. Ogni episodio ha un tiro micidiale, che sia giocato su tempi e soluzioni veloci o semplicemente cadenzate. ‘I Spy’, ‘The Other Side’, l’iniziale ‘Everythings The Same’ e la ruffiana ‘Spend Spend Spend’ rappresentano un piccolo (ma fenomenale) campione di tanta rigogliosità artistica.
Il resto dei pezzi non è certamente da meno e il giudizio sul nuovo disco delle Girlschool diventa in pochi istanti più che positivo…

Ps: piccolo gossip lugubre. Sul pezzo d’apertura ‘Everythings The Same’ le ceneri della scomparsa Kelly Johnson sono state usate come maracas.

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