Il brutal death metal è un genere, che forse anche più del black metal, vive su solide basi e soliti standard. E’ difficile trovare band dedite a queste sonorità, se si escludono i primi lavori dei Nile o i lavori degli The Amenta, che cerchino di inserire nuove soluzioni all’interno dei propri album e nemmeno i Maltesi Abysmal Torment si lasciano ammaliare da nuove soluzioni, ma invece, come molte altre band brutal, puntano tutto sull’assalto sonoro senza compromessi, condito dalla ottima tecnica che da sempre distingue il genere. “Omnicide” è il secondo album dei maltesi e giunge a tre anni dal loro debutto, che sinceramente non ho avuto modo di ascoltare. L’album degli Abysmal Torment, dunque, non brilla certo per originalità o personalità, ma segue in maniera ossessiva tutti gli stilemi del genere: chitarre bassissime e potenti, stacchi spezza collo, produzione che predilige la potenza, anche a discapito della pulizia e sessione ritmica martellante. “Omnicide” ha tutto per farsi amare dagli estimatori del genere, quelli che di certo non cercano le soluzioni a effetto, ma che preferiscono essere investiti da un muro sonoro compatto e massacrante senza respiro. Fra le nuove leve del brutal gli Abysmal Torment, quindi, si pongono come una delle band, insieme ai nostrani Vomit The Soul, che possono benissimo portare in alto il vessillo del metallo più estremo e brutale.

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