Nuovo album anche per i tedeschi Grave Digger che con questo Rheingold giungono al tredicesimo
lavoro in studio. I Grave Digger sono uno dei gruppi tedeschi più longevi; hanno infatti quasi
vent’anni di onorata carriera metallica.
In quest’album i tedeschi fanno un bel ritorno alle sonorità degli esordi con dei brani meno
oscuri rispetto a quelli degli ultimi dischi. Diciamo più digeribili per un pubblico orientato
più al “power che tira”.
Con questo lavoro il leader indiscusso del gruppo, il cantante Chris Boltendhal, ci propone
un concept basato sull’opera wagneriana de “L’anello Dei Nibelunghi”.
Per l’occasione ha voluto rendere il tutto il più imponente ed epico possibile infarcendo ogni
singola canzone di tastiere e di cori molto imponenti.
Tengo a precisare che il suono tipico della band tedesca non è stato assolutamente snaturato.
Solo che però l’ho trovato un po’ troppo leggerino rispetto al passato.
Il concept si apre con l’onnipresente intro sinfonico a cui fa seguito la veloce titletrack, nella quale
si nota subito il lavoro di ripulitura dei riff dell’alone di mistero e cattiveria tipico del
sound dello scavatore di fosse. I riff dell’ascia Manni Schmidt (Rage) sono comunque sempre affilatissimi
e dimostra tutta la sua bravura nell’esecuzione degli assoli.
Cori maestosi ed epici sono il punto di forza della bellissima e piena di energia “Valhalla” mentre
più simile agli ultimi lavori è la successiva “Giants”; veloce e vagamente più oscura rispetto
ai brani precedenti anche se nella parte centrale è presente uno splendido momento epico sinfonico
molto d’effetto.
La successiva “Maidens Of War” è tanto aggressiva quanto “Sword” è epica con un incedere battagliero da far
da preludio alla guerriera “Dragon” in cui il bellissimo ritornello “Kill the Dragon…” sarà
uno spasso canticchiare.
Dal sicuro effetto è la misteriosa “Murderer” che apre la conclusiva “Twilight Of The Gods”.
Quest’ultimo pezzo è forse il più ambizioso del lotto che vorrebbe, probabilmente, riassumere
tutte le varie sfacettature presentate nelle canzoni precedenti. Purtroppo fallisce il tentativo
anche se c’è una bellissima prova solistica di Schmidt.

Sicuramente questo nuovo lavoro dello scavatore di fosse è il più ambizioso e si rivela un buon
album. Purtroppo non all’altezza dei precedenti. Ma comunque un disco che si fa ascoltare e
riascoltare con molto piacere.

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