Un singer – Johnny Marrow (ex-Iron Monkey) – scomparso prematuramente e sostituito dal celebre John Loughlin (Raging Speedhorn) che, coadiuvato da cantante e batterista dei Medulla Nocte, si unisce con Jules McBride (ex-Pulkas) nel 2001 per pubblicare un disco che vede la luce soltanto oggi. Nonostante il debutto discografico, a scorgere la line-up dei Murder One, le prime impressioni sono quelle di travaglio e, molta, esperienza.
Un’esperienza innegabile che, ascoltando gli undici brani di ‘Some Things Are Better Left Unsaid’, trasuda sincera e palese attraverso soluzioni che colpiscono, vanno all’obiettivo, senza perdersi in giri e divagazioni fini a sè stesse. Thrashcore acido e dolorante, a cavallo tra sludge e noise, che si insinua nella mente con l’obiettivo di scavarla, roderla, riuscendoci a pieno. Ritmiche rubate ai soliti Slayer e Pantera che si uniscono con la genuinità dell’hardcore più intransigente e con la fangosità, l’insistenza, le capacità erosive dei generi sopra citati per una miscela che fa convivere, neanche a dirlo, rabbia, dolore e disagio urbano. Il riffing è essenziale, compatto ed organico fino a rasentare, per chi non mastica il genere, ripetitività. Il doppio cantato ben integrato riesce a compiere il proprio lavoro di colpire in contemporanea, come la tradizione HC impone, da prospettive antipodali. John Loughlin, orientato al metal, con un profondo growl ed un urlato aggressivo si scontra con lo stile volutamente strozzato e monocorde di un Paul Catten da noisecore, in una miscela vocale esplosiva. Un episodio senza fronzoli, pensato ed interpretato per coloro che, amando il genere, lo troveranno appetibilissimo; a tutti gli altri non si assicurano particolari gradimenti.

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