Dopo sei anni, uno dei nomi più rinomati in assoluto in ambito progressive è tornato; si tratta degli Happy The Man che, dopo l’ultimo capitolo, il bel “Death’s Crown”, si sono ripresentati al loro pubblico con uno splendido lavoro, melodico, trascinante, rilassante, dolce ed intenso quale è “The Muse Awakens”.

Tastiere, flauti, sax e sognanti atmosfere cullano e stimolano la mente dell’ascoltatore con una simmetrica e perfetta alternanza di stacchi marcatamente progressivi ad intermezzi dove le chitarre elettriche trovano riposo per lasciare in primo piano la dolce armonia delle tastiere.

Ogni singola traccia, senza esclusioni, è un piccolo capolavoro, studiato in ogni suo minimo dettaglio, scritto ed arrangiato in maniera minuziosamente impeccabile e sorprendentemente trascinante, senza cedimenti sotto tutti i punti di vista; opera della quale solo il genio musicale che si cela dietro gli Happy The Man è in grado di mettere in atto.

La rarità delle parti cantate (pressappoco assenti) fa si che l’attenzione dei musicisti si focalizzi soprattutto sulle parti strumentali e quest’operazione per ottenere l’effetto sperato, ha bisogno di uno spropositato bisogno di attenzione e cura di ogni singola nota di ogni singolo strumento; ma quando quest’operazione sorbisce l’effetto desiderato, ecco che nascono capolavori quali “The Muse Awakens” dove la melodia, gli arrangiamenti, la forma-canzone e la creatività sono tutto.

Tanto per citare l’unica traccia in cui compare la calda voce del chitarrista Stanley Whitaker, (ossia la nona: “Shadowlites”) vi basti sapere che è un eccezionale mix di crescente tensione e melodie da brividi…verrebbe quasi da dire che è un peccato che il cantato sia così poco presente sull’album, ma d’altra parte è un bene che sia così: non sarebbe nato questo capolavoro altrimenti…

Non vorrei anticiparvi e rivelarvi troppi dettagli su questo “The Muse Awakens”, ma posso certamente aggiungere che è assolutamente un imperdibile toccasana per tutti gli amanti del genere e per chi ha nostalgia del Canterbury (cosa credevate, che non ci fossero rapide e fugaci spruzzate qua e là anche di questo?).

Rimanere (molto) piacevolmente colpiti è il giusto effetto che si subisce ascoltando un tale esempio di sublime maestria musicale.

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