C’era una volta un vecchio adagio solito recitare “Meglio tardi che mai”. Uno di quei proverbi tanto abusati da non considerarli nemmeno più per il significato che hanno, ma solo come modi di dire puri e semplici.
E invece in questo caso ha assunto un significato assolutamente reale, perchè questi Green Carnation li ho scoperti in ritardo, anche se di soli sei mesi, impedendomi così di poter elevare la loro opera a disco dell’anno per il passato 2001.

Ringrazio da subito Antonio Conoscitore per il suo post su IAMM che ha portato alla mia attenzione questo clamoroso lavoro passato ai più inosservato.
Devo ammettere che anche io ho seguito il suo iter, perchè si sa, i soldi non crescono certo sugli alberi. Ma alla fine posso dire che gli euro necessari all’acquisto del CD originale, se riuscite a trovarlo in giro, sono più che meritatamente spesi.
Vi sto incuriosendo? Ora proverò a farlo ancora di più. Per farvi un idea dei Green Carnation prendete una base di doom metal, con riffoni pesanti e oscuri, aggiungeteci atmosfere alla My Dying Bride, partenze e accelerate finemente black alla Arcturus, e su tutto gettate un flavour progressivo alla Fates Warning.
Shakerate tutto con con personalità tale per cui si sentano gli ottimi ingredienti, ma il gusto finale sia assolutamente unico e particolare e… ta-dah! Eccovi Light of Day, Day of Darkness.
Inoltre come ulteriore guarnizione metteteci pure un testo introspettivo, quasi filosofico, sicuramente mai banale.
Tutta questa montagna di idee è stata concepita e formata dalla, ormai posso dirlo, geniale mente di Tchort. Infatti i Green Carnation alla fin fine sono solamente lui, in quanto gli altri componenti sono poco più che guest, e non sono gli stessi del primo album.
Primo album che a quanto ho letto in giro non è assolutamente ai livelli di questo lavoro, ma se così fosse stato, sarebbe stata davvero un’assurdità che ancora oggi nel 2002 i Green Carnation siano passati in sordina nella scena metal europea.

Il CD, come avete potuto già leggere, è un’unica, monolitica traccia della durata di un’ora spaccata. Una scelta particolare, quasi azzardata, perchè pesa molto sulla iniziale digeribilità del tutto, ma si rivela alla fine assolutamente azzeccata, geniale e d’atmosfera.
Dentro c’è davvero di tutto. Parti mid-tempo, parti veloci e con doppia cassa tirata, parti lente e melodiche, assoli intricati, parti puramente d’atmosfera, elettronica. Davvero di tutto.
La voce usata è pulita, ma bassa, calda e corposa. Ci sono anche due o tre screaming, ma sono solo passaggi atti ad enfatizzare il momento, e non sono la regola. Inoltre in 5 minuti circa, dal minuto 33 al 38 circa, è presente anche una vocalist femminile. Devo essere sincero, questa è
forse la parte che mi piace meno di tutto il brano: infatti la cantante è, per dirla buona, assolutamente poco aggraziata nei suoi gorgheggi.
Forse, anzi, sicuramente la cosa è voluta e pensata così. Probabilmente sono io che non riesco a capirla e apprezzarla, fatto sta che la trovo quasi irritante in alcuni punti. Comunque è solo una goccia impura in un oceano assolutamente limpido.
Da segnalare anche un ottimo uso delle tastiere, con dei tappeti di hammond sintetico assolutamente deliziosi.

Non ho molto altro da dire, è un’esperienza unica che dovete provare voi stessi per poter capire appieno cosa voglio dire. Piuttosto seguite anche voi il mio percorso, ma vi prego, ascoltatelo!

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