Non si esce vivi dagli anni ’80, cantavano gli Afterhours. Mai esclamazione fu più indicata per una band come i Desaster, alfiera da quindici anni di un idea musicale coerentemente radicata nella decade che fu del Metal.
I Nostri ci spaccano i timpani per poco più di mezz’ora con una serie di brani trash, vagamente venati di black, tanto cazzoni, quanto cazzuti.
Il loro sound, anche grazie ad un’azzeccata e grezza produzione(quella lacerante e lacerata del trash vecchia scuola), è influenzato da Celtic Frost e primi Slayer.
La loro musica viaggia spesso su ritmi veloci, raramente si concedono un attimo per meditare su che diavolo stanno suonando.
Interessanti sono gli inserti di guest piuttosto note come Proscriptor(ABSU), Nemtheanga(Primordial) e Ashmedi(Melechesh).
I testi poi sono un vero inno al trash ed al black che fù. Improbabili associazioni sindacali sataniste, che tutelino i diritti di chi lavora, di chi serve, di chi serve satana!
Un’attitudine insomma decisamente oltranzista e sicuramente molto ironica, anche se i Desaster non lo danno a vedere, ma loro si sentono sicuramente più grandi fan del Metal, che non Rock Stars.
Il risultato è che non possono starci antipatici, le loro sfuriate trash non possono far altro che farci scapocciare all’impazzata, sognando giovani donne e fiumi di birra.
Qualcuno, ancora oggi, nel 2008, copia il vecchio metal, e cerca di nasconderlo. I Desaster “sono” vecchio metal e lo suonano con orgoglio.

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