Una piacevole sorpresa. E’ così che mi sono rivolto a “Sounds Of The Infected” in fase di recensione grazie alle enormi potenzialità che i cinque ragazzi salentini sono riusciti a mostrare nel loro debutto di Heavy-Metal.it ha parlato, insieme a tanto altro, nella seguente intervista. Buona lettura!

Ciao ragazzi, complimenti per “Sounds Of The Infected” e benvenuti su H-M.it!
Max: Ciao Domenico, grazie per le tue lodi in sede di recensione al nostro cd. Un caloroso saluto a tutti gli amici di H-M.it

Gli Shank sono attivi dal lontano 1998 e con non poche difficoltà. Cosa vi ha spinto a cominciare e, soprattutto, cosa vi ha dato la forza per continuare?
Andrea: La voglia di suonare e la consapevolezza di poter tirare fuori qualcosa di buono da questo gruppo di cinque teste di c***o! All’epoca ognuno di noi (ricordiamo che all’inizio eravamo Andrea/chitarra, Enrico/voce, Simone/basso e Max/batteria) era impegnato con altri progetti o veniva da altre esperienze appena concluse… il minimo comun denominatore fu mettersi a suonare insieme per creare qualcosa di diverso dalle nostre band passate (pur serbandone il ricordo come tappe della nostra crescita musicale) e da quello che si sentiva in giro all’epoca dalle nostre parti e in genere in Italia nel campo della musica “coi chitarroni” (non so come altro definirla senza infilarmi nel vicolo cieco del “???-metal” o “???-core”…).
Nonostante periodi di crisi e cambi di line-up (ora siamo Andrea, Enrico, Max e i nuovi arrivati Gianni/chitarra e Luigi/basso) abbiamo avuto la fortuna e la forza di continuare a credere in questa band, e l’uscita di “Sounds…” rappresenta di certo un punto d’arrivo importante ma soprattutto un nuovo inizio.

Quali erano le vostre aspettative mentre componevate i brani di “Sounds Of The Infected” ed ora che è uscito siete soddisfatti delle reazioni che ha provocato?
Andrea: Mentre componevamo i brani non sapevamo ancora che ci sarebbe stato un disco chiamato “Sounds Of The Infected”! I brani del CD coprono un arco di tempo che va dalla nascita della band (“No Cure” e “Infected”, pur se in versioni mooolto diverse dalle attuali) al 2003 (“In A Cold Night”), anno in cui abbiamo iniziato a concepire il disco, quindi i pezzi non sono stati composti secondo una qualche visione d’insieme. Mi piace il fatto che da un lato i pezzi sono diversi l’uno dall’altro e abbiano ognuno il proprio “carattere”; dall’altro però, riesco a scorgere tra di loro una certa omogeneità, segno della loro origine comune (le nostre teste di… di cui parlavo prima!).
Le reazioni della critica finora sono piuttosto unanimi e positive, poi è chiaro che i gusti personali del recensore di turno fanno la differenza, e quindi se a qualcuno ad esempio non piace la voce perché Enrico non fa i growls, per qualcun altro (tipo te!) le sue linee melodiche sono il nostro punto di forza, o se qualcuno trova le chitarre influenzate dal grunge (?!?, mah…) per altri si sentono le mie influenze metal…

In fase di recensione, sottolineando la grossolanità dell’affermazione, ho “etichettato” il vostro genere come una miscela di metal moderno, hardcore e post rock. In realtà il vostro sound è molto variegato e difficile da descrivere ma quali sono le coordinate sulle quali siete sicuri di fare affidamento in fase di composizione?
Andrea: Mah, non sei poi tanto lontano dalla Verità figliolo! (ride ndr) Il nostro processo creativo è basato sia su gesti consapevoli tipo “Beh, ora qui ci mettiamo un bel riffone mosh e poi un arpeggio…”, sia su automatismi più inconsci e istintivi che spesso danno la spinta decisiva per rifinire e condurre in porto un pezzo nato senza capo ne coda.
Il bello è che negli ultimi tempi succedono cose che magari fino a un paio d’anni fa sarebbero state impensabili, tipo Max che mette un blast-beat senza essere costretto da me, o io che inserisco parti pulite al posto di cacofonie ultradistorte…
Enrico: Io non sono sicuro di fare affidamento su nulla…le cose che delineano maggiormente le mie composizioni liriche sono gli stati d’animo e le mie forti influenze anni 80.
Gianni:Effettivamente ci rendiamo conto che il genere essendo così eclettico non è di facile ascolto, o per lo meno “non entra subito in testa”!!! Durante la composizione ognuno di noi fa affidamento alle proprie potenzialità e alle proprie pazzie!!!!

Una cosa che mi ha molto incuriosito è il titolo del vostro lavoro, “Sounds Of The Infected”. Da cosa siete “infettati” a livello ispirativo?
Andrea: L’infezione si diffonde attraverso l’abbattimento delle barriere stilistiche e le mutazioni genetiche date dalla contaminazione tra generi (eh???). Parlo come mangio: ci sono pietre miliari su cui si fonda il nostro terreno stilistico comune (nomi storici come Deftones, Pantera, Refused, Snapcase, Helmet, Faith No More, Prong…) e altre cose che ci influenzano individualmente. Per quanto mi riguarda: thrash/death/brutal/grind, hardcore e derivati (dai Turmoil ai Converge agli indimenticati Suburban Noise…), e davvero poco altro!
Max: Personalmente oltre alla musica potrei dirti i film di Kitano, Stone, Kubrick, Tarantino, Cronemberg, Scorsese, ecc…., come le letture di Fante, Hornby, Lansdale, Elmore Leonard, Aldo Nove, e via dicendo.
Enrico: Singolarmente siamo delle persone molto diverse anche se molte cose ci accomunano ( a me e Luigi , il bassista, non piace la pelliccia…haaajhaahajjajh) Siamo infettati dai nostri diversi backgrounds musicali e inevitabilmente abbiamo infettato le sonorita’ della band.

Da cosa è nata l’idea di remixare, discostandovi da quello che è il vostro marchio di fabbrica, un brano come “Ending move(555)”? E com’è nata la collaborazione con Populous?
Max: Per “Sounds of the infected” è stato fondamentale “infettare” il nostro suono con i generi più imprevedibili: l’elettronica, nella sua componente drum’n’bass e dub, è uno di questi. Populous, che tutti noi del gruppo conosciamo da una vita, è stato perfetto nell’entrare con discrezione nei nostri pezzi. Ricordo che oltre alla versione normale e al remix di “Ending Move 555” ha smanettato rumori anche su “That’s my way”.
Lui non è stato comunque il solo a collaborare alle registrazioni: sono della partita anche DJ Noerz della Centrum Funk Posse, Tonio chitarrista dei posthardcorers Non Toccate Miranda e la splendida voce bossa di Valentina Grande, vocalist di Science Force e SoulBossa quintet.

Come va interpretato l’artwork del disco? Ci sono corrispondenze con i contenuti lirici del disco?
Enrico: La foto di copertina e’ stata realizzata da Simone Melissano, un fotografo nonche’ ex membro della band. I nostri testi , a seconda di chi li scrive, parlano di esperienze personali ricordate un po’ in modo malinconico, sensazioni anomale condite con una buona dose di “PULP”.
La Foto in questione ci e’ piaciuta molto, rispecchia la morbosita’ che stagna dentro noi 5 ormai da tempo.

Ho notato che fate di tutto per mantenere un’intensa attività live condividendo anche il palco con band importanti. Quanto sono importanti per voi i concerti e che importanza riveste nell’ordine di idee degli Shank l’attività dal vivo?
Max: Oserei dire che viviamo esclusivamente per suonare live. In questi anni abbiamo suonato tantissimo dalle nostre parti dividendo il palco con bands italiane e internazionali di grande effetto.
Andrea: Quando fai un solo disco in sei anni il minimo che puoi fare è suonare dal vivo pure nelle osterie davanti a vecchi e bambini oppure nel cesso di casa di tua zia! (la prima è successa veramente, la seconda no… beh, non ancora almeno…) Finora l’attività live ci ha dato molte soddisfazioni ed è stata la nostra occupazione principale come band, spesso, devo ammettere, anche a scapito delle releases discografiche e della composizione di nuovi pezzi. Ultimamente comunque le cose stanno un po’ cambiando, sia perché abbiamo deciso di darci una mossa a livello di songwriting (infatti avremmo già pezzi più che sufficienti per un nuovo CD), sia perché l’attività live quest’anno è stata meno intensa che negli anni scorsi. C’è aria di crisi sia nei locali sia soprattutto a livello di situazioni autogestite e di organizzazione di grossi eventi. Negli anni scorsi siamo riusciti a suonare con nomi del calibro di Sepultura, Propagandhi, Linea 77, Addiction, One Dimensional Man, Folder, Extrema, The Queers, Shelter, eccetera (soprattutto grazie ai ragazzi di Sonoria promotion e di Coolclub.it), mentre ora nessuno si sognerebbe di organizzare un concerto metal, hardcore o che comunque non sia reggae o pizzica o tutt’al più indie rock, pena l’affossamento economico.
Enrico: Quando ero piccolo ero un fan ultrasfegatato dei Sepultura. Da “grande” , condividere il palco con loro e’ stata una sensazione veramente strana.

Avete affidato la promozione del vostro lavoro alla Kick Promotion Agency mettendovi, a mio modesto parere, in mani sapienti e competenti. Come è nata questa collaborazione e come vi trovate a lavorare con loro?
Max: Enrico, Manlio, Brizio & co. stanno facendo per noi un lavoro eccellente. Credono fermamente nella nostra “stramba” musica….
Andrea: La Kick sta facendo un ottimo lavoro! Tra l’altro ci avevano pure inserito nella data romana dei grandi Dillinger Escape Plan, che però purtroppo è momentaneamente saltata ma speriamo si possa recuperare. Con Enrico ci conosciamo già da un bel po’, mi sono gustato gli Undertakers dal vivo un sacco di volte, e gli ho organizzato anche un paio di date dalle nostre parti. Inoltre il loro batterista Antonio, che è salentino verace, suona con me nei Traitor (www.traitorgrind.tk), brutalgrind band da cui proviene anche Luigi. È un vero peccato che non suonino in giro tanto spesso, e i loro pezzi nuovi sono tra le cose migliori mai sentite in Italia nel genere.
Conoscendo l’attività di Enrico con la Kick, e siccome eravamo tutti d’accordo che con l’uscita di “Sounds…” dovevamo fare un salto di qualità nella promozione della band, affidarci a loro è stato un passo naturale.

Ancora sulla Kick Promotion. Il fondatore e manager è il grandissimo Enrico Giannone, avete avuto modo di conoscerlo e vederlo dal vivo con le sue band? Se sì, cosa ne pensi di lui come personaggio ma, soprattutto, come musicista?
Max: Ho conosciuto il Sig. Enrico Giannone tanti anni fa, indirettamente, stampandogli delle maglie per i suoi Undertakers….Abbiamo anche diviso il palco del “Salento Summer Festival” con i Ciaff. Cosa dire: un vero è proprio animale da palco, un gran bravo guaglione.
Enrico: Ad un concerto mi sparo’ con una pistola ad acqua…non ho mai saputo se fosse veramente acqua o liquido organico. Musicalmente e’…….piacevomente estremo.

Sono anche io del sud e sono a conoscenza delle difficoltà che ha una band emergente a districarsi nell’underground locale tra mille difficoltà. Come reputi la scena meridionale sia a livello di qualità che di quantità? C’è qualche band che ti piace o che ti ha impressionato favorevolmente?
Andrea: Credo che i problemi della “scena” meridionale siano la versione amplificata di quelli che si riscontrano a livello nazionale: pochi spazi, scarsa attenzione verso il genere da parte dei gestori di locali (leggi: “ti tratto male e se vuoi o suoni quasi-gratis, o non ci suoni proprio”), guerre tra poveri, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera… A livello di band non credo che siamo inferiori a nessuno, già solo in Puglia mi vengono in mente Natron e Ossian a Bari, i salentini Nitrojuice, Belintesta e Nontoccatemiranda, a Taranto Hobophobic nell’hardcore e Cosmic Heresy, Nasty Suicide o Phobic nel metal, a Brindisi i Necrotorture e così via… Di sicuro ci sono molte band validissime in Calabria (Glacial Fear…), Campania eccetera, poi non dimentichiamo che uno dei festival metal più longevi e rispettati, l’Agglutination, si tiene vicino Potenza.
Enrico: Il livello qualitativo delle band del sud e’ ottimo perche’ la “terra” e’ arida. Se maltratti una pianta di canapa , questa ad un certo punto inizia a proteggersi da sola aumentando la produzione di “sostanze”. Per le band del sud e’ uguale. Crescere in un ambiente per cosi’ dire “ostile” significa portare avanti il discorso band con il cuore e con i denti, e le cose fatte con il cuore sono sempre le migliori. Pero’ non tutte le “piantine” sono cosi’ forti da proteggersi e quindi muoiono…Molte bands validissime si sono perse per strada.
Gianni: La realtà qui al Sud non è delle migliori. Con il passare degli anni le cose sono peggiorate e per un genere come quello che facciamo noi non è semplice trovare posti per suonare. Adesso ci sono i locali che propongono tra i vari Karaoke e messaggerie, anche serate di musica estrema!!!…come i vecchiarelli dico che “forse era meglio prima” dove esistevano realtà autogestite in cui la gente metteva più passione nel sentire un gruppo dal vivo.

Siete già al lavoro sul successore di “Sounds Of The Infected” o avete già idee sul sound di intraprendere nel futuro? Se sì cosa dovrà aspettarsi chi ha apprezzato gli Shank in questo primo episodio?
Andrea: Come dicevo prima abbiamo già pronti sette o otto pezzi nuovi, più altri in fase avanzata di composizione. Ti posso dire che i pezzi nuovi si distaccano non poco da quelli di “Sounds…”, anche se mantengono inalterato il loro tasso di contaminazione. Di sicuro siamo migliorati molto come musicisti in questi ultimi tempi, soprattutto in fase di arrangiamento, e i nuovi pezzi ne hanno risentito in maniera positiva. I cambi di line up hanno avuto un ruolo molto importante, infatti nei pezzi del CD si sente la vena più classicamente “crossover” del nostro primo bassista Simone (fan sfegatato dei Primus e dei RATM), mentre nei nuovi pezzi, composti in parte anche con Gigio, che è stato il nostro bassista dal 2002 fino a gennaio scorso e ha suonato sul CD, sono venute più fuori le mie fissazioni per l’HC e il metal più “moderni”, mitigate dal buon senso di Enrico e Max…
Enrico: abbiamo gia’ un bel po’ di nuovi pezzi che relativamente si discostano dalle nostre prime produzioni. Sono piu’ immediati….da perizoma lanciato sul palco…jhajajhajhajhajhajha…
Gianni: Abbiamo già diversi pezzi nuovi che sicuramente faranno parte del nuovo lavoro, in questi c’è più spazio all’eclettismo e a soluzioni armoniche più variegate.

Ora un paio di curiosità e domande “classiche” secche. Cominciamo: quali band ascoltate durante il vostro tempo libero?
Max: I miei ascolti vanno dal funk/jazz all’elettronica, passando per la musica brasiliana d’autore e colonne sonore a go-go. Insomma tutto quello che riguarda il groove, quello vero! Un tempo comunque anch’io ho ascoltato i miei bei quintali di vinili metal, hardcore/punk, new wave, noise. Ora sono diventato troppo vecchio.
Andrea: I miei dischi preferiti quest’anno sono stati “Dissent” dei Misery Index, “Miss Machine” dei Dillinger Escape Plan, e “The War Within” degli Shadows Fall. In più ultimamente girano nel mio stereo The Red Chord, Between The Buried And Me, Glass Casket, Hobophobic, Shank (hehe), Traitor (hehe), Elio E Le Storie Tese, Poison The Well, Aborted, Faith No More, Napalm Death…
Enrico: Che domanda!!!! Ultimamente ascolto molto emocore (dead poetic, jimmy eat world, ecc) , musica etnica dell’est europa e Ragga…e non riesco a smettere di ascoltare Gianfranco Marziano, che qualcuno di voi forse conoscera’.
Gianni: Ascolto di tutto, qualunque cosa a meno che non sia banale e commerciale. Ogni genere di musica ha un qualcosa di interessante!!!!

Qual è la band con cui sogni, in futuro, di poter condividere il palco?
Max: Speriamo a settembre/ottobre di riprendere la data di supporto romana ai Dillinger Escape Plan. Mi piacerebbe anche una live-reunion dei Faith No More, magari per l’occasione (esagero….)
Andrea: Slayer.
Enrico: Gianfranco Marziano.
Gianni: Sono entrato da poco nel gruppo, ma gli Shank prima di me hanno avuto le loro soddisfazioni, hanno suonato con band di ottimo livello!!! Il sogno del momento è quello di suonare con i Dilliger Escape Plan, poi gli altri sogni sono quelli di suonare con i gruppi storici!!!!

Chi sono gli Shank fuori dal palco e senza i propri strumenti?
Max: Io da 10 anni gestisco un piccolo negozio di dischi nel mio paese. Con il “Crash” cerco di sviluppare nel nostro Salento un discorso di qualità, alternativo alle pizziche e al reggae che imperversano giù da noi.
Andrea: Cinque cazzoni! Seriamente: io studio lingue, ho una ragazza magnifica e vorrei fare il fonico.
Enrico: Io sono una specie di Ace Ventura…ho anche la stessa macchina con la marmitta che scarica nell’abitacolo…sono odontotecnico…dipingo…scolpisco…amministro un sito porno amatoriale statunitense (nn scherzo).
Gianni: Pirandello direbbe….”non sei ma,cinque personaggi in cerca d’autore”!!!!

Siamo giunti al termine, vi ringrazio del tempo concessoci e spero che le domande siano state di vostro gradimento. Concludete pure come preferite!
Max: Domenico gli Shank ti ringraziano di cuore per quest’intervista. Per noi è importantissimo poter usufruire di realtà come la vostra per poter far conoscere a più gente possibile il nostro gruppo. Un grazie speciale a tutta la redazione di www.heavy-metal.it
Andrea: Grazie a te! Visitate il nostro sito www.shank.it, scaricate i nostri mp3 e venite a vederci suonare, sudare e puzzare appena passeremo dalle vostre parti!

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