Dopo il buon esordio “Primo Victoria” datato 2005 è ora per i Sabaton di riportarci sui campi di battaglia con un nuovo album che si dimostra ancora più interessante e combattivo del debutto. Personalmente sono rimasto piacevolmente impressionato dall’esibizione che i Sabaton avevano tenuto in quel di Milano durante il tour con gli Edguy ed è quindi con grande interesse e curiosità che mi appresto ad ascoltare “Attero Dominatus” sicuro che la band svedese saprà regalarmi un disco ottimo o perlomeno piacevole. I miei pensieri sono, infatti, esatti. Questo nuovo album dei Sabaton si rivela un disco sincero e fresco: in “Attero Dominatus” i nostri non inventano nulla di nuovo, anzi la loro proposta musicale è tra le più scontate che si possano sentire eppure la presenza di riff d’impatto, veloci e immediati, uniti a cori maschili davvero epici e carichi di grinta riescono a rendere questo album così entusiasmante che difficilmente non si è tentati di ascoltarlo un’altra volta e un’altra ancora.

I Sabaton ci sciorinano quaranta minuti d’ottimo power metal fatto di riff di chitarra trita ossa, cavalcate dirompenti (spettacolare quella di “Rise of evil” – sembra di trovarsi in un campo di battaglia mentre un esercito lo sta attraversando) e ritornelli ruffiani e coinvolgenti; basta pochissimo per rimanere coinvolti dalla splendida opener e titletrack, che fa dei cori il proprio punto di forza, seguita a ruota da una velocissima “Nuclear attack” che non ha nulla d’innovativo, ma proprio nella sua banalità riesce a trovare la sua formula vincente. A rendere ancora più accattivanti i brani di “Attero Dominatus” è inoltre la roca e cupa voce di Joakim Brodén praticamente lontanissima dalle classiche voci power metal ma così incalzante e capace di graffiare nella parti più tirate e massicce dei pezzi ma anche così dannatamente coinvolgente ed epica nei ritornelli che imperversano praticamente in tutto l’album senza mai una sola volta deludere. È quindi il caso di parlare di brani come “In the Name of God” e ancora della successiva “We burn”, quest’ultima una delle migliori canzoni dell’intero disco con una doppia cassa martellante e linee melodiche e vocali che viaggiano a braccetto con i riff serratissimi creati dalla coppia Oskar Montelius e Rikard Sundén alle chitarre; ancora se siete sopravissuti a tutti questi brani troverete pane per i vostri denti con le restanti “Angels calling” (caratterizzata da un riff davvero avvincente e molto maideniano), “Light in the black” e la finale “Metal Crue”, forse un po’ l’inno al metal per eccellenza di tutto questo nuovo album targato Sabaton.

“Attero dominatus” è dunque un sincero album di power metal classico. I Sabaton non inventano nulla di nuovo, si attengono semplicemente agli schemi classici del genere cercando però di aggiungere un pizzico di personalità ed originalità che traspare senza nessun problema dalla note d’ogni pezzo. Consigliato a tutti gli amanti del power, quest’album è pura dinamite.

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