“All that remains” è finalmente il primo album da studio che vede i Fozzy autori di tutti i pezzi contenuti al suo interno. Dico “finalmente” e “il primo album” in quanto la reale discografia della band è composta da altri due cd ovvero “Fozzy” (2000) e “Happenstance” (2002) costituiti più che altro da cover di brani metal ultra famosi. La storiella che accompagna queste due prime releases è piuttosto singolare in quanto narra che in realtà i Fozzy fossero una straordinaria heavy metal band nata nel 1980 e vera autrice dei brani “Where eagles dare”, Freewheel burning”, L.O.V.E. Machine” e molti altri ancora; messi sotto contratto da una megagalattica casa discografica giapponese, in seguito fallita, i nostri si ritrovano appiedati e la paternità di questi pezzi passa a band quali Iron Maiden, Priest, W.A.S.P., Black Sabbath…(che nel frattempo si erano messe in movimento proprio per assicurarsi i diritti su questi pezzi) per diventare, grazie a loro, delle vere e proprie icone della storia del metal. Con questi due dischi quindi i Fozzy ci permettono di ascoltare queste canzoni nella loro “versione originale” prima cioè che venissero modificate dalle succitate e strafamose band. Chiusa dunque questa piccola, quanto strampalata, parentesi storica andiamo ad analizzare nel dettaglio “All that remains” che potrebbe essere riassunto con due sole parole: melodia e potenza. I Fozzy, che vedono alla voce Chris Jericho (attuale lottatore di wrestling della WWE) sono autori di un brillante disco di sano heavy metal che vede al suo interno un continuo susseguirsi di riff spacca sassi e dannatamente coinvolgenti che faranno la gioia dei più accaniti metallari.
La presenza all’interno del gruppo di due ex Stuck Mojo quali Rich Ward alla chitarra e Frank Fontsere alla batteria sposta però leggermente il sound della band verso sonorità più alternative e moderne al limite del crossover. Non preoccupatevi però perché in “All that remains” non troverete assolutamente il rap tipico dei Mojo ma ritmiche aggressive e potenti alternate a soli di chitarra, ritornelli ultra melodici uniti a sfuriate di doppia cassa e tanta tanta potenza. La colonna portante delle canzoni dei Fozzy è dunque l’heavy metal più granitico unito all’hard rock più duro e violento: “Nameless”, in cui la voce roca di Jericho è protagonista assoluta del pezzo, da il via con un riff piuttosto compatto ma orecchiabile a questo nuovo platter per poi lasciare spazio ad “Enemy” che nonostante la partenza tranquilla si dimostra un’autentica mazzata per le orecchie. “Wanderlust” e “Born of anger” sono gli unici brani che si avvicinano alle sonorità tipiche dei Mojo: la prima veloce e diretta, la seconda vede il crossover protagonista assoluto del brano mentre le parti vocali sono quasi tutte urlate; nota di merito per la lenta e melodica title track e l’incredibile “It’s a lie” unica song che vede Jericho impegnato a duettare con il famoso rapper Bonecrusher in una canzone con i botti davvero molto trascinante che sicuramente riuscirà a destare l’attenzione di chi l’ascolterà.
Come se non bastasse aggiungete all’elenco una serie abbastanza prestigiosa di guest star come Zakk Wylde (Black Label Society, Ozzy Osbourne), Marty Friedman (Megadeth), Mark Tremonti (Creed, Altar Bridge) e Myles Kennedy (Altar Bridge) e il gioco è fatto! Insomma “All that remains” è un disco davvero bello con buone melodie e pezzi interessanti. Non lasciatevi condizionare dalla presenza di due ex Stuck Mojo e ascoltate questo disco. Io l’ho fatto e nonostante i mio generi preferiti siano il power e il classic questo cd mi ha rapito fin dal suo primo ascolto. Mi sento tuttavia di consigliare il platter in oggetto a tutti coloro che si sentono maggiormente “open minded” aperti cioè a sonorità più moderne, non ne resterete delusi. Tremate cari amici metallari, i Fozzy sono tornati con un disco da avere assolutamente!

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