Pubblicato nel 2004
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Ancora una compilation… sinceramente questo tipo di uscite trovano sempre meno senso, soprattutto con questo tipo di struttura, ci sono si tre brani inediti (di cui uno e’ una cover) ma il resto e’ tutto edito nei precedenti dischi del chitarrista A.R. Pell. I brani sono piacevoli e scorrono bene, la prima canzone “Don’t say goodbye” e’ un buon lento cosi come la seconda “Forever angel”, diverse per impostazione (piu’ soft la seconda, power ballad la prima). Il terzo brano inedito e’ la cover della spettacolare “The temple of the king” tratta dal primo, storico, disco dei Rainbow di sua maesta’ Ritchie Blackmore e merita un discorso a se stante. Un po’ tutto il movimento power metal (quindi in buona parte anche il nostro chitarrista Pell) deve qualcosa ai Rainbow del duo Blackmore/Dio, una cover in questo senso e’ comprensibile cosi come e’ facile aspettarsela dei brani piu’ tirati dello storico gruppo con l’arcobaleno. Meno facile e’ trovare cover delle canzoni piu’ lente o cadenzate visto che e’ piu’ difficile catturarne lo spirito melodico ed emozionale. Detto questo quella di Pell e’ una cover difficile da giudicare sotto l’aspetto musicale, non riesce ad essere completamente appetibile a causa di un impianto ritmico decisamente deficitario a mio avviso con la batteria di Terrana insolitamente fastidiosa, non si salva troppo neppure lo stesso Pell in alcuni passaggi fin troppo “laccato” e privo di feeling, elemento questo insostituibile in questa canzone. Tuttavia la seconda parte dell’assolo riporta un po’ le cose in piano, aumentando il valore del brano, discreto Gioeli (ma il confronto con Dio e’ improponibile), insomma una cover carina ma fredda e poco personale con alcuni passaggi che ne migliorano il giudizio complessivo.
Il disco prosegue decisamente meglio con altri brani presi dai precedenti lavori, bella “Heartbreaker” forse una delle sue migliori, cosi come “Sea of evil”. Insomma le canzoni sono tutte piu’ o meno belle, scorrono tutte facilmente ma alla lunga il disco e’, ovviamente, noioso visto che l’attenzione e’ centrato solo su ballate.

In definitiva un lavoro “inutile” visto che aggiunge poco a quanto sentito finora a firma Axel Rudi Pell, i tre brani inediti saranno il motivo per i fan del chitarrista per acquistare anche questa raccolta, per tutti gli altri il consueto consiglio, fate bene i vostri calcoli, c’e’ altro in giro che merita attenzione, pero’ un ascolto, se potete, concedeteglielo soprattutto se amate questo genere di composizioni, in tal caso (magari non possendendo i precedenti dischi di Pell) vi troverete con undici ballate piacevoli.

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