Puntuale come un orologio svizzero (benché sia tedesco!), ogni due anni torna il buon vecchio Axel Rudi Pell, con un nuovo studio album. Questa è la volta di “Into The Storm”.
La prima vera novità per questo disco, dopo circa 15 anni, un avvicendamento in seno alla line-up della Axel Rudi Pell band: non è più della partita il carismatico batterista Mike Terrana, sostituito più che degnamente da un altro grande del circuito Hard & Heavy, quel Bobby Rondinelli che può sfoggiare nel suo curriculum nomi del calibro di Rainbow, Blue Öyster Cult e Black Sabbath, tanto per citarne alcuni.
Come era lecito e prevedibile aspettarsi, “Into The Storm” offre variazioni al tema pari allo zero. È il solito album di Axel Rudi Pell, con tutti i suoi ingredienti favoriti, con un occhio di riguardo all’hard rock e con qualche puntata al metal più tradizionale.
L’album si apre con una manciata di brani veloci ed immediati, in cui spiccano le melodie e il groove. La bella voce roca di Johnny Gioeli ci guida in queste composizioni che, benché non presentino nulla di innovativo, risultano comunque sufficientemente fresche e in grado di scuotere l’ascoltatore con un ottimo hard rock. Al solito il buon Axel, classicamente efficace con la sua sei-corde.
Non mancano ovviamente le ballad, tra le quali mi sento di menzionare When The Truth Hurts, toccante grazie alla superba e calda voce di Gioeli e al bell’assolo di un ispirato Pell.
Il pezzo probabilmente più interessante del disco è Touching Heaven, brano ricco di umori che riesce a coinvolgere tutti i musicisti. Dopo un’apertura che lascerebbe pensare ad un nuovo lento, il pezzo cambia completamente tiro grazie ad un riffing serrato di Axel Rudi Pell che ci guida fino al coro che presenta aperture decisamente melodiche. Il tutto davvero ben concepito, assolo compreso.
L’album si chiude con la title-track, il pezzo più lungo ed epico del lotto. Into The Storm ha un incedere cadenzato e, a tratti, oscuro, come si potrebbe evincere guardando la bella copertina del disco. Non mi convince tuttavia il giro melodico che fa da portante al brano, che risulta invero un po’ troppo ripetitivo. Il buon Axel ha fatto di meglio in passato, a mio avviso, quando si tratta di comporre pezzi lunghi e articolati.
Questo è quanto. Quando si parla di Axel Rudi Pell sapete cosa aspettarvi, nel bene e nel male. Prendere o lasciare. Io prendo.

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