Dopo quattro anni di concepimento, i Piemontesi Highlord danno alla luce il settimo figlio, il suo nome è THE WARNING AFTER. Seguo la band dai suoi albori, e di acqua sotto i ponti ne è passata, ragazzi. A partire da quando erano 5 powermetallers che, stuprando i propri miti con composta barbarie (Symphony X, Dream Theater and so on) davano una scossa a 100 ampere al genere nostrano, passando attraverso a cambi di line-up sostanziali, fino ad arrivare agli Highlord versione odierna. Scrollatisi di dosso quei clichè e quel sound che ormai apparteneva ad un’epoca passata, hanno cambiato pelle, mostrando un’evoluzione che li ha condotti verso lidi più propriamente hard rock, verso un sound meno fronzoloso che privilegia l’impatto immediato e che non manca di deliziare l’ascoltatore con un discorso melodico più ricercato, ma allo stesso tempo, essenziale e diretto. E’ dal 2009, cioè, dalla pubblicazione di THE DEATH OF THE ARTISTS che l’ensemble Torinese ha assunto questa nuova identità, e mi chiedo come mai, ad oggi, si continui a taggarli come power metal. Mbah!?

Ma dopo questo preambolo, torniamo a noi.

Ecco il secondo capitolo della nuova era Highlord. 10 tracce che si intrecciano l’una con l’altra, annodandosi ben salde al concetto espresso dal titolo dell’opera. Che suona come un sardonico “Te lo avevo detto, rivolto a tutti coloro che verranno a contatto con il ciddì, in un vortice di amarezza, disillusione, sentimenti soffocati e dissolti da una realtà alienante, omologante e depersonificante. Sotteso da più di un’ora di ottima musica, è percepibile un appello a livello sociale, una sorta di tentativo di risvegliare le coscienze sedate da un veleno a lento rilascio, che sta riducendo gran parte dell’umanità all’ombra di sè stessa.

  • Sembra quasi di passeggiare in mezzo alla desolazione di macerie post belliche, tra suoni inquietanti ed atmosfere cupe, quando ascoltando TONIGHTMARE, ti rendi conto che

Your life slipping out of your hands
While you kept on stepping on the same wrong paths“.

Elementi elettronici e la voce di un tenebroso ed ispiratissimo Andrea Marchisio spostano il sipario, mostrando un arido scenario che ben pochi avranno il coraggio di affrontare con lo spirito giusto.

  • Il pathos cresce e tu incespichi tra le rovine di te stesso, guardando a terra e cercando di scorgere dei cocci complementari per ricostruirti. Ma a pezzi in quel modo, come ci sei finito? E il cervello ti dice:

Are these my thoughts that I’m thinking
Or am I merely conforming
To what they want me to think
Getting lost in the GOGGLE MIRROR?”.

Atmosfera da film di fantascienza post nucleare, combinata ad un roccioso hard rock fatto di ritmiche decise e da un prezioso assolo di chitarra.

  • E a quel punto ti chiedi dov’eri quando sei stato colpito e le crepe si sono fatte largo tra le tue carni, fino a dilaniarti. Hai bisogno d’aiuto, e

“Crying though no one cares
While their words choke you to death
Standing with your mask of terror
Please count on me ’cause we’re BROTHERS TO THE END“.

Notevole la varietà di registri stilistici presenti in questo pezzo, assieme al riff di chitarra che prenderà residenza con effetto immediato nel vostro cervello, ed alle tastiere, che nella loro semplicità e ricercatezza donano alla melodia un non so che di epifanico. D’effetto il tetro speech di Marchisio, all’inizio e a metà pezzo, e thumbs up per la sessione ritmica, che sostiene in maniera più che egregia la struttura di un pezzo assolutamente non facile.

  • Quando hai capito che l’unico che può tenderti la mano per rialzarti sei tu stesso, ecco che ti rimetti in marcia, cominci a macinare km su km per  recuperare il tempo perduto, uscendo da INSIDE THE VACUITY CIRCLE. Azzeccatissima la scelta di un pezzo instrumentale, che smorza i toni, e ci flesha con una molteplicità di atmosfere che non immaginereste mai condensate in un minuto e quarantuno di lenght.
  • Queste stesse si prolungano con irruenza nel pezzo successivo, dove finalmente riaffronti le tue sensazioni, improvvisamente tutto ti è più chiaro, e STANDING IN THE RAIN, capisci che la vita va vissuta, dandogli il tuo valore, i tuoi colori; il tuo sguardo diretto verso quest’acquazzone emozionale, e anche se gli occhi ti bruciano e il sapore della pioggia è acido, tu stai li lo stesso

“Hoping it can wash my soul deep within inside of me”.

Qui le sovraincisioni della voce di Marchisio rendono il ritornello incredibilmente prezioso, e il frammezzo in cui sono udibili i rumori della pioggia che cade è semplicemente geniale ed emozionale.

  • Che fatica però, possibile che non ci sia che te stesso a dover sostenere tutte ‘ste fatiche? Nessun aiutino selezionabile? Un eroe che intervenga, ecco! L’accendiamo!? Ehm. Ma com’è che non cambia nulla? E non interviene nessuno in mio aiuto e conforto? Forse è solo un’illusione, perchè

NO MORE HEROES, left in town
I said, no more heroes you can see around
Just human faults and a few cheap tricks
No more heroes, people, gather here!”.

L’intro fischiettante che ricalca il ritornello, accompagnato dai rumori di un sostenuto incedere, che noncurante della propria direzione conduce ad un tête-à-tête con un cofano di un auto, introduce uno dei pezzi più energici di tutto il disco, dove il finora contenuto T-1000 può esprimersi al massimo del proprio talento, e dove il momento centrale dell’assolo di tastiera e di chitarra vi susciteranno emozioni davvero forti.

  • Chiudo gli occhi, e vedo più di prima. Sono

“A wounded angel, falling bleeding to the ground
I’ll turn my water into wine, turn my TEARS INTO RHYME“.

Devo assolutamente liberarmi di quella parte subumana di me. Me lo devo.

“So she left me all alone with a blessing and a curse
Wondering if my ghosts and demons will always be me”.

Questa è la ballad del disco. Ma non solo, questa è una delle ballad più delicate e struggenti che abbia mai sentito negli ultimi anni. Un dolcissimo piano apre il pezzo, e la voce di Marchisio raggiunge picchi evocativi da pelle d’oca. Non ci credete? 

  • Ma in fondo, l’ho sempre saputo cosa stava succedendo, ne ho avute mille e più avvisaglie, mi ci sono solo adagiato mollemente, bevendo dal calice dell’illusione e dell’inconsapevolezza. Ora però sento che

“It’s too late when you realize
Time isn’t on your side anymore
Nothing is forever, except what is unknown
Then THE WARNING AFTER comes”.

L’aspetto più originale di questo pezzo sta nell’assoluta coerenza ed aderenza del tappeto musicale con il testo. Caratteristica che non viene meno per tutto l’album, ma che qui, in particolare modo, assume una valenza ed un impatto incredibili. L’intro, fatto di un riff di chitarra lapidario, e da un motivo di tastiera alla X-files, dà proprio l’idea di un macigno che ti crolla addosso, e gli interessantissimi cambi di registro stilistico rendono il pezzo imprevedibile e molto coinvolgente. Su gli scudi per il botta e risposta assolistico tra Stefano Droetto e Mr. Triton, lo stesso dicasi per i cori sul ritornello.

  • Lo sconforto è ai massimi livelli. Niente ha più senso, tutto rema contro di te e non credi più in niente.

“I just believe in this gun I’m holding in my hand
So I scream out loud, I scream
Hey! Do you think we are ready? [YEAH!]
Do you think we are here to stay?
To claim our place IN THIS WICKED WORLD…”.

Davvero sprintoso questo pezzo, dove i cori sono protagonisti più che mai e donano al pezzo quel quid che altrimenti non avrebbe potuto avere. Marchisio qui la dolcezza e l’evocatività le ha chiuse fuori dalla porta, in luogo di un registro stilistico più incazzato e stizzoso che molto mi ricorda “Every Thrash of Me” del precedente The Death of the Artists. Aguzzate le orecchie e cercate di carpire la delicatezza del motivo di tastiera che sottende questo pezzo. Poi mi ringrazierete.

  • E ora? Sono a un bivio. O soccombo. O mi rialzo. O vivo, o muoio. Il passato non si cancella, devo portare con me qualcosa del mio vecchio io dormiente, qualcosa che mi piace, qualcosa da cui ripartire. Cosa può darmi il calcio d’inizio?

“There is no way I’m gonna lose the game tonight
I’m gonna beat ’em, shoot ’em up till the ending lines

Arcade warriors! Always ready to join the fight
Arcade warriors! Even if the end is nigh
Arcade warriors! Until victory is at hand
Arcade warriors! To the end and further on”.

Siamo alla fine, guys. E gli Highlord hanno pensato bene di chiudere in bellezza sbattendoci in faccia questo pezzo, in cui Mr. Marchisio cede di tanto in tanto la parola a Mr. RALPH SCHEEPERS, che interpreta il pezzo in maniera magistrale imperniandolo di un’energia davvero esplosiva.

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Questo disco è una conferma della crescita stilistica della band, complici le ventate di aria fresca derivate dalle new entries in line-up, e la poliedricità del proprio mastermind, Stefano Droetto.

Dischi di questo genere sono da me sempre accolti a braccia aperte, perchè non viene da etichettarli come figli di chissà quale influenza, modello o corrente metal attuale o trascorsa. THE WARNING AFTER è figlio degli HIGHLORD, e ha HIGHLORD come autentico ed unico possibile marchio di fabbrica.

Chapeau ragazzi.

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