Ascoltando “Nightlife”, terzo disco per gli americani Widow, sembra di essere catapultati negli anni ottanta grazie ad una sana ed esplosiva miscela di hard rock e heavy classico che molto deve al sound di quegli anni il tutto ovviamente riportato in chiave moderna e con un uso di un riffing parecchio aggressivo e preso in prestito dal death melodico oltre che all’alternarsi di voci pulite e growls più o meno riusciti che cercano di “mascherare” l’uscita dalla formazione dell’ex vocalist Lili.

Il risultato alla fine non è poi così innovativo o eccezionale come sembrerebbe in realtà essere e le composizioni dei Widow non si rivelano così strepitosi. La band muove i propri passi su ritmiche e riff standard già sentiti più e più volte e anche le canzoni non riescono a destare un interesse sopra la norma. Qualche buono spunto ce l’abbiamo con “We will meet again”, “Beware the night” o ancora “I’ll make you a star” ma ascoltandole bene ci si rende poi conto della loro anonimità e staticità. Spiccano invece l’opener “First Blood” caratterizzata da un buon riffing e da un chorus invadibile, “Cult Of life” e “Beauty Queen” che punta tutto, ancora una volta, su ottimi cori e sulla grinta.

Insomma, un disco che sicuramente non lascerà il segno. “Nightlife” è un mix di diverse influenze ma che in realtà riesce solo a creare un’accozzaglia di generi e stili. Qualche episodio ben fatto esiste ma in generale l’album si muove su territori e soluzioni medio-basse. Rimandati.

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