“Sweatshops” è stato uno dei migliori dischi death del 2002: un disco irruente, potente e soprattutto longevo che, a distanza di anni, si lascia ancora ascoltare con voglia.
Due anni di attesa ed eccoci nel 2004 con un nuovo capitolo della discografia dei Node (il terzo per l’esattezza) dal marxiano titolo “Das Kapital”.
Lasciato per strada il batterista Mario Giannini ed “arruolato” Marco Di Salvia pubblicano questa sorta di concept album incentrato sul ventesimo secolo (e non solo) e tutto ciò che ha portato con se (guerre, politica ecc…), il tutto descritto con un sapiente tono sarcastico e ironico (peccato abbiano tralasciato il nostro “carissimo” presidente del consiglio). Stanchi dei soliti testi riguardanti dragoni, assassini, depravati e vichinghi in mutandoni di pelle? Io si, quindi è già un punto a favore del gruppo!

Ma musicalmente cosa è realmente cambiato in casa Node? Ha giovato il cambio di line-up? La differenza quasi non si percepisce, il nuovo Marco Di Salvia è un ottimo musicista che riesce a districarsi ottimamente fra cambi di tempo, accelerazioni, cambi di tempo e stop n’go. La vera differenza, anche se sottile, sta nella musica: “Das Kapital” è un lavoro più maturo negli arrangiamenti, è più complesso nel songwriting (è meno immediato del suo predecessore e necessita qualche ascolto in più) e strizza maggiormente l’occhio alla scena death svedese di un tempo (direi At The Gates su tutti). Anche il cantato di Daniel è maturato, oggi riesce a saltare fra screaming, growling e cantato pulito con maggiore disinvoltura ottenendo così un impatto migliore e più naturale.
I brani che compongono “Das Kapital” quindi sono più completi e più variegati che in passato, in alcuni casi dei veri e propri assalti death/thrash come nella breva e veloce title-track e in altri casi faranno capolino delle timide tastiere (molto “space-oriented”) come nella bellissima “Outpost”, usate solo per creare brevi spazi atmosferici, creando uno dei migliori brani dell’album (da ascoltare e riascoltare).
Altro brano inusuale è il mid-tempo “The Plot Sickens”, che alterna a ritmiche lente e rocciose momenti rilassati con chitarra acustica e tastiere. Salvo questi momenti “Das Kapital” viaggia sulle tipiche coordinate Node regalandoci brani quali “War Goes On”, “Twenties”, “One Way Media” (cattivissima!!!) davvero devastanti! Dulcis in fundo è presente nel disco (ma non come bonus track) la cover “nodizzata” della ‘rychiana “Empire”, stravolta ma non troppo, che ben si adatta al concept del disco.

“Das Kapital” ha mantenuto tutte le promesse fatte regalandoci anche qualche piacevole sorpresa, è un album maturo e, se permettete, suonato con le palle. Da avere, come ogni capitolo della loro discografia.

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