I Magic Kingdom giungono al secondo album con un titolo abbastanza bizzarro: Metallic Tragedy. Che la band metta le mani avanti sui brani che propongono che quindi sono una “tragedia” e da evitare oppure si narra di qualcosa di molto triste?
A mio modesto parere nessuna delle due cose. Infatti il gruppo tecnicamente è preparatissimo e il chitarrista Petrossi (già anche con gli Iron Mask) si esibisce in continui e velocissimi soli. La sezione ritmica martella in maniera molto precisa e il cantante sfoggia una prova non particolarmente entusiasmante ma comunque accettabile.
Forse il titolo aveva il solo scopo di restare subito impresso nella mente e nulla di più. Anche perchè i dieci pezzi proposti pur nella loro esagerata scontatezza non sono poi male, anzi suonano pure piacevoli nonostante certe volte sembra proprio che più che aver scritto dei brani influenzati da altri gruppi abbiano proprio scopiazzato un po’ di qua e un po’ di là.

Infatti brani come “Child Of The Nile”, “The Iron Mask” (un omaggio alla sua altra band?), “Flyng Pyramids”, “Barabas” e “The Fight”, veramente molto interessante, già solo dai titoli possono ricordare alcune canzoni del grande Yngwie Malmsteen, ed infatti i Magic Kingdom pescano a piene mani dal repertorio dello svedese.
Addirittura si riesce a pescare dai nostrani Rhapsody in “Master Of Madness” cantata da Oliver Hartmann, ex At Vance, (così come anche “Flying Pyramids”). E’ invece un semplice sfoggio di velocità solistica, da parte di Petrossi, la strumentale “Black Magic”.
Decisamente carina la lenta “Another Sun” mentre il brano finale è quello che più di tutti ha accolto il mio favore in quanto il gruppo ha cercato di essere un tantino più personale con buoni risultati.
Il brano è decisamente lungo, circa tredici minuti, e vario in cui si alternano un cantato maschile pulito, un cantato growl ed un cantato femminile sia pulito sia più incentrato sullo screaming. Di tanto in tanto vengono inseriti anche del cantato operistico, sia maschile che femminile, e degli inserti simil black. Sicuramente il brano più efficace e personale del lotto, e decisamente il migliore.

Il gruppo dei Magic Kingdom manca completamente di personalità ma, comunque, è riuscito a scrivere dei buoni brani anche se un pezzo come “Metallic Tragedy” dovrebbe suggerirgli la strada da seguire in futuro.
Risulterebbero molto più efficaci e personali.

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