I Biohazard sono stati un gruppo fondamentale per lo sviluppo di un certo tipo di sonorità: una promiscuità parossistica di thrash – core e liriche rappate sommata ad una forte attitudine riottosa.
Da un certo punto di vista possono essere considerati come gli antesignani degli ormai defunti Rage Against The Machine: aggressività e frustrazione che investono con l’intento di smuovere qualche coscienza.
Ora il giocattolo di Zack de La Rocha si è rotto: l’ex agitatore di folle dalla chioma rasta è coinvolto in progetti semi – industrial (si vocifera nulla meno che una collaborazione con Trent Reznor), Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk prendono per mano le angosce del tormentato Chris Cornell.
A sbraitare con poca educazione sul mondo cupo della periferia di Brooklin restano i Biohazard.
Il magma che sprigionano si è completamente distaccato dall’ondata crossover: nessun tipo di sperimentazione, se un tempo i Nostri potevano essere considerati innovativi ora li si potrebbe definire involuti. La produzione scintillante di “Uncivilization” sembra il riflesso di qualche incubo in dissolvenza.
“Kill Or Be Killed” è nichilismo nella forma più essenziale, è crudo, rozzo, tagliente, molto doomy. Evan Seinfield in certi frammenti sembra aver preso lezioni da qualche cantante di death metal. I suoi compagni di lotta lo assecondano in tutto e per tutto, chiudono ogni spiraglio, non lasciano spazio al vuoto, rendono l’atmosfera satura e opprimente.
I Brani sono tutti piuttosto brevi a parte la strisciante chiusura di “Hollowed Ground” (forse l’unico pezzo che tenta di muoversi in direzioni discordanti): “Open Your Eyes”, “Beaten Senseless”, “Never Forgive Never Forget” nascono e muoiono letali come una scarica di grandine. Il resto delle composizioni non è da meno, così monolitico e stordente.
“Kill Or Be Killed” è l’hardcore old – school per eccellenza, con tutti i suoi limiti in termini di intelligenza e musicalità ma con la rabbia e l’aggressività a radere al suolo il terreno.
I Biohazard restano una certezza, dall’alto dalla loro carriera ultradecennale. L’ispirazione degli esordi è comprensibilmente estinta, ma l’istinto irrefrenabile di combattere è più acceso che mai.
L’11/9 è una ferita che brucia e non verrà mai rimarginata. La politica totalitaristica delle corporazioni è il nemico che va sconfitto. La periferia di Brooklin è ancora teatro di violenze inenarrabili.
I Biohazard vogliono raccontarvi di tutto questo e lo fanno con il loro colore truce e incandescente. Voi volete vedere?

Vincenzo “Third Eye” Vaccarella

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