I Bai Bang hanno una sola parola d’ordine: ROCK! Fatto vostro questo semplice assioma, l’ascolto dell’ultima fatica del quartetto svedese riporta la mente a quelle band degli anni ’80 che riempivano le arene di tutto il mondo, Stati Uniti in testa. AOR, hard rock, glam si mischiano per creare una miscela per nulla nuova, ma assai esplosiva che coadiuva influenze provenienti da Bon Jovi, Poison, Guns N’ Roses e Motley Crue, ma anche Journey e Night Ranger.

Mai idolatrati come altri colleghi contemporanei, i Bai Bang hanno sempre viaggiato sulle onde di un successo tutto underground che ha consentito loro di mantenere i piedi per terra e dare alle stampe un lavoro come il presente Livin’ My Dream, ispirato e coeso come pochi altri. Canzoni, ecco cos’hanno dalla loro parte i quattro svedesi. Puntando dritti al nocciolo della questione si potrebbe dire che il quartetto in questione inanella dieci brani uno più ispirato dell’altro con un tiro ed una grinta degni di nomi ben più blasonati.

Insomma, brani semplicissimi e ritornelli da stadio sono alla base di una frivolezza solo apparente in quanto l’umore del disco è certamente positivo, ma le ballad nascondono comunque l’anima tormentata del rocker d’altri tempi.

Un lavoro per gente d’altri tempi, certo, ma anche per chi vuole passare 35 minuti immerso in un miscuglio sonoro che porta spensieratezza e nostalgia di quegli anni ’80 che difficilmente torneranno. Forse, però, è proprio grazie a gruppi come i Bai Bang o i compagni di etichetta Outloud che stiamo riscoprendo quanto è semplice fare del buon rock senza troppe pretese. Serve dire altro?

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