Veramente difficile trovare informazioni e materiale su questa band francese, il destino di molti gruppi black metal non scandinavi è quello di rimanere totalmente underground anche quando la qualità della proposta è notevole… il destino di gruppi come gli Ancalagon è quello di rimanere diletto per pochi pur avendo le possibilità di accontentare un pubblico molto, ma molto vasto. Infatti questo cd, partorito nel 2001, solo ultimamente sembra aver ottenuto un minimo di notorietà e distribuzione.
La proposta degli Ancalagon che per i titoli delle canzoni potrebbe sembrare appartenere alla corrente pagan black metal è in verità quasi del tutto accostabile a quella degli svedesi Dawn che col pagan non c’entrano poi tanto.
Per farvi un idea di come suona questo First Age potrei citarvi proprio Slaughtersun, masterpiece dei Dawn; i lunghi riff, lo screaming, le atmosfere maestose ed epiche accomunano questi due lavori. Sia chiaro che non ci troviamo di fronte all’epicità di gruppi come i Thyrfing; la proposta dei francesi risulta molto più intimistica e condita di tinte malinconiche. Il riffing sempre molto oscuro, intenso e, cosa più importante, ispirato è la base del sound dei francesi, le tastiere vengono utilizzate per rendere il tutto ancora più maestoso e i risultati sono molto apprezzabili.
Il disco si apre, dopo un suggestivo intro, con “Fara i vikingu” che racchiude tutti gli elementi del sound degli Ancalagon e che pertanto funge ottimamente da opener, peccato sia appesantita da qualche stacco di troppo (è la canzone più breve del cd).
La canzone successiva “Sacrifice” è già più compatta nel suo incedere pur risultando alla fine più varia. La quarta traccia “The walkyries” colpisce per la bellezza del riffing, dell’arpeggio (prima di metà canzone) e per il particolare cantato, praticamente urlato. Dopo un breve intermezzo si passa alla sesta “Betrayed glory“ che mostra il lato più epico del sound della band! Tutti i pezzi sono di alto livello, ma il capolavoro giunge con la terminale “The reason why” la canzone col mood più triste, malinconico e disperato dell’intero album; non per niente anche la più lunga.
Ad eccezione di intro e intermezzo abbiamo cinque canzoni lunghe e ben fatte (forse in alcuni momenti un pelino monotone) per un gioiellino da tenere assolutamente in considerazione per chi ama le sonorità di gruppi come Dawn, Unanimated ed anche Primordial.
Dopo aver ascoltato questo album gli Ancalagon sono diventati il mio gruppo francese preferito, speriamo si facciano risentire presto.

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