Ho sempre avuto un rapporto particolare con gli Anathema e con la loro musica. Ho letteralmente adorato i loro dischi, soprattutto “Alternative 4”, e in qualche modo si sono legati ad un periodo particolare della mia vita. Poi il tempo passa, si cresce e si cambia. E’ successo a me e, credo, anche a loro. Sette anni dopo “A Natural Disaster” esce finalmente “We’re Here Because We’re Here” (un paio d’anni fa è uscita una raccolta di riletture acustiche di vecchi classici, ma è scivolata via senza traccia). L’attesa è stata lunga, molti brani erano pronti da anni e delle versioni demo erano state messe a disposizione, si sapeva che c’era stata una “svolta positiva”. I fratelli Cavanagh e compagni adesso sono felici. Il nuovo album vuole essere un inno alla vita, la negatività dei tempi andati non li accompagna più. Si sente che sono ancora loro, tuttavia in passato non avevano mai pubblicato niente di così positivo (sebbene anche nei lavori più disperati ci fosse un barlume di speranza). Li capisco, perché anche io ho vissuto un percorso simile, tuttavia (e l’ho provato su me stesso), probabilmente stando meglio la vena artistica ne risente. E’ più facile essere ispirati dal disagio, quando si è in cammino e si è irrequieti, che da una situazione di felicità, in cui si vive meglio, ma si è più “statici”, in qualche modo si è arrivati.
“We’re Here Because We’re Here” suona proprio così. Prosegue il discorso di “A Fine Day To Exit” e “A Natural Disaster”, è musica influenzata dal post rock, dai Radiohead e dai Porcupine Tree (sì, la presenza di Steven Wilson, come era prevedibile, si è fatta sentire), è radiofonico e potrebbe tranquillamente lanciare dei singoli di successo, tuttavia è molto meglio di quello che mi aspettavo. Dopo anni di attesa, dopo i brani rilasciati in anticipo che non mi avevano convinto, dopo le dichiarazioni della band, ero assolutamente maldisposto, benchè curioso, nei confronti di quest’album. Mi sono ricreduto, non è per niente un brutto lavoro, tuttavia non merita i sette anni di attesa. In parte l’aspettativa non poteva venire soddisfatta, in parte alcuni brani mi sono sembrati sottotono (soprattutto nella seconda metà), in parte ho dei dubbi sulla longevità. Soprattutto mi chiedo, se non fossero stati loro, cosa avrei pensato?

Non lo so. Una cosa però è certa: se li conoscete, se li amate o li avete amati, dovete ascoltare “We’re Here Because We’re Here”. Perché in qualche modo sono ancora capaci di toccare nel profondo, o almeno lo fanno con me (forse perché sono cresciuto con loro), che da molto tempo non scrivevo una recensione sentita, vissuta, come questa.

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