Pubblicato nel 2009
www.aliceinchains.com

Era passato troppo tempo dall’ultima grazia che ci avevano regalato gli Alice In Chains, tempi ormai veramente lontani. Era il 1996 l’anno che vedeva alla luce uno dei migliori, se non il migliore, unplugged mai ascoltato, quello della consacrazione di un grande gruppo grunge. Alla voce pero’ rispetto oggi c’era colui che poco tempo dopo distruggeva la sua vita portando via con sé, almeno temporaneamente la storia degli Alice In Chains.
A volte pero’ le storie, e la vita in generale, ci insegnano a capire che non bisogna mai dare tutto per perso, ma basta trovare la forza e avere l’opportunita’ di rimettersi in gioco perchè tutto possa ricominciare a vivere. La morte del grande Layne Staley fu un duro colpo, la sua voce, il suo modo di essere colonna portante del gruppo non tornera’ piu’, ma gli Alice In Chains invece si sono rialzati e lo hanno fatto alla loro maniera dopo quasi 13 anni di attesa. ”Black Gives Way To Blue” ne è la prova.
La formazione è rimasta invariata per ¾ con Cantrell alla chitarra, Inez al basso e Canney alla batteria, mentre alla voce il nuovo William DuVall, dall’aspetto molto particolare, che molti di voi accosteranno al gia’ popolare Lenny Kravitz. Tutt’ altra cosa rispetto al rimpianto Staley, offrendo comunque una grande prova.
Registrato nello studio 606 di Northridge, California, l’album si presenta ben strutturato, e gia’ dal primo ascolto, finalmente si risente quella musicalita’ che era mancata da troppo tempo: quelle atmosfere cupe, quel metal sporco, quella frenesia nel suono, quel dolore nei testi. Tutte queste caratteristiche egregiamente miscelate hanno fatto la fortuna del gruppo rendendoli tra i capostipiti del grunge.
“All Secret Now” ripercorre quello che il gruppo aveva lasciato con l’ultimo studio album omonimo “Alice In Chains”, dove i suoni sono molto rallentati e tristi, introducendo pian piano, come in punta di piedi, la voce di DuVall, supportato dal sempre onnipresente Cantrell. “Check My Brain” alza i toni dell’ album con un ottimo ritornello da contorno ad un suond particolarissimo fatto da chitarre metalliche e melodie vocali alienanti, un bellissimo pezzo. Con “Last Of My Kind” esplode da subito il grunge piu’ quadrato del gruppo, e finalmente la voce trova il suo giusto percorso ed il pezzo risulta molto aggressivo, tanto da poter permettersi di essere accostato (sempre con le dovute distanze) a “Grind”. “Your Decision” è una bellissima song introdotta dalla splendida voce pulita, dove l’anima melodica del gruppo, si percepisce per tutta l’intera durata del pezzo (vi ricordate Brother ?). “A Looking In View” fa capire come i tanti dichiarati cloni, come ad esempio Godsmack e Creed, avrebbero pagato oro per una composizione come questa, classica song rocker che testa l’ottimo stato di salute del gruppo e sancisce che certe sonorita’ appartengano a loro, e rimarranno per sempre il loro marchio esclusivo di fabbrica, tra le piu’ belle. “When The Sun Rose Again” mostra il lato piu’ calmo è dolce del gruppo, e la canzone non è altro che un insieme di suoni e ritmi che possono ricordare le vecchie “Angry Chair”, magari in versione piu’ pacata, e “No Excuses” in un viaggio di 4 brevi ma intensi minuti. ”Acid Bubble” per certi versi è la novita’ dell’album, i ritmi variano, le chitarre vibrano intervallati da riff pesanti, la voce gioca il bello e il cattivo tempo. DuVall si scopre come un ottimo singer .”Lesson Learned” e “Take Her Out” non perdono mai di vista quelle che sono le sonorita’ a cui ci hanno abituato da sempre, risultando forse per questo un po’ ripetitive anche se pur sempre fresche. ”Private Hell” ricorda “I Stay Away” e si ritorna a quelle atmosfere piu’ cupe, magari tristi ma emozionanti. ”Black Gives Way To Blue” invece ha proprio l’aria di essere la canzone migliore dell’album, una ballad-song in stile acustica con la eccezionale partecipazione al pianoforte di Sir. Elton John, che riempe il cuore, a tutti coloro che la ascolteranno, di un’emozione pura, che difficilmente si riesce a trovare nelle altre. Un tributo, una dedica all’amico, compagno e artista ormai scomparso.
Tirando le somme, di meglio non potevamo sentire, le canzoni non sono altro che una degna e riuscita continuazione di quello che hanno saputo fare. Manchera’ per sempre parte di quello che furono, ma siate certi che non ci deluderanno per nessun motivo, e in attesa di vederli dal vivo, che dire, “lunga vita agli Alice In Chains!!!”. Finalmente sono di nuovo fra di noi.

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