Ancora una piacevole, pseudo-personale interpretazione della lezione elettronica impartita dai maestri Kovenant. E’ così che può, senza abusi di retorica, sintesi o convenienza, essere ribattezzato questo “Termination Bliss”, seconda fatica discografica degli svedesi Deathstars.

Affinando qualche idea a vantaggio della fluibilità ma lasciando pressochè immutato il tronco centrale della proposta, la band del chitarrista Emil Nödtveidt (fratello del celeberrimo Jon) offre un disco che, nella sua sufficienza di idee, leggero riciclo di melodie e semplicità, è testimone di grande padronanza ed uso ragionato del sintetico. Lo stile del lavoro in questione è in gran parte accostabile a quello del singolo “Cyanide” e, dunque, ad un industrial (nell’accezione più moderna ed azzardata del termine) farcito da venature gotiche da ricercare soprattutto nell’utilizzo delle atmosfere dei synth. Niente di nuovo, nè di stupefacente: materiale che all’ascolto porta alla mente non pochi paragoni che passano dai già citati Kovenant a Project Pichfort, passando per scomodi tributi al Manson di “Antichrist Superstar” e rimandi vocali a Till Lindemann ed i suoi Rammstein.
Tra synth liquidi talvolta prettamente atmosferici e, più spesso, portanti per le onnipresenti melodie, riff corposi proposti in stile ultra-abusato, e vocalizzi che variano tra un teatrale parlato, screaming telecomandati ed un cantato profondo e ben eseguito il disco scorre via veloce. Un prodotto non piatto ma liscio, senza tonfi tediosi nè l’ombra di un picco che impressioni o che lo renda particolarmente prezioso agli occhi di un potenziale acquirente indeciso.

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