2002. Il ritorno del più grande chitarrista europeo della storia intera del rock. O almeno questo è ciò che lui millanta.
Ok ok, sicuramente all’inizio degli anni ’80 il prode Yngwie è stato di grande importanza nella scena hard rock/heavy metal
dell’epoca, influenzando schiere e schiere di artisti, anzi, chitarristi che negli anni a seguire hanno più e più volte provato ad
imitare il suo stile neoclassico, ricco di fronzoli stilistici e musicali, ridondanze, scale minori a velocità supersonica e tutto il
resto. Ora però siamo nei primi anni del 21esimo secolo, sono passate circa 20 primavere da quei tempi, eppure Malmsteen
non è cambiato di una virgola o quasi nel suo modo di vedere e proporci la musica.
Sicuramente se si ascolta un disco dell’epoca come Rising Force e poi subito dopo l’odierno Attack!! le differenze si
notano eccome… sfortunatamente per il nostro axeman sono quasi tutti peggioramenti. Non parlo volontariamente di rapporti totali ed
assoluti vuoi perchè sono comunque gusti personali ed opinabili (anche se sfido qualcuno a contraddirmi…) e inoltre perchè la
produzione, specialmente rispetto al precedente War to end all Wars un passo avanti lo ha fatto. Come dite? Non stavamo parlando di
War to end all Wars all’inizio di questa frase? Avete ragione, ma non volevo infierire troppo su questo album eheh!
Torndando seri, alcuni pezzi buoni ci sono, come Rise Up con un ritornello molto orecchiabile, o la strumentale Baroque & Roll
che ha sempre nella bella melodia il suo punto di forza, o anche la “rockettarissima” Freedom. A questi però si contrappongono
episodi assolutamente mediocri ed evitabili come Touch the Sky e Valley of Kings che proprio non riescono a prendermi
nemmeno dopo numerosi ascolti.
Discutibile ed allo stesso tempo apprezzabile invece è la traccia finale, Air, variazione sul famoso
tema di Johan Sebastian Bach (l’aria che fa da sigla a Quark per capirci, credo la conosciate tutti), che ancora una volta ci conferma la
passione che Yngwie prova per il compositore tedesco di Bonn.
Il resto si alterna fra questi picchi, senza riuscire quindi ad elevarsi molto in alto. A tutto questo aggiungiamoci uno stile chitarristico che
ormai è trito e ritrito, anche se lui ne è quasi il legittimo detentore (beh, dopo Ritchie Blackmore ovviamente)… e capirete che sono stato fin
gentile con il voto assegnato a questo album.
Spero di non ricevere troppi linciaggi dai fan sfegatati del chitarrista svedese, che sono ancora oggi migliaia… e magari anche qualche ringraziamento
di chi ascolterà da un amico il disco avendo deciso di non comprarlo…

Ah, contagiato dall’egocentrismo di Yngwie J. Malmsteen mi stavo dimenticando di parlarvi degli altri musicisti presenti su questo disco.Dougie White è a mio parere buono ed è sicuramente quello che meglio rende del trio. Sherinian assolutamente sprecato dato che la tastiera, un assolo a parte,
viene usata solo per fare da tappeto. Non che si sentisse la mancanza di virtuosismi in un album di Malmsteen, per carità, però a qualcuno avrebbe
potuto far piacere sentire Derek all’opera. Di Johanson vi offendete troppo se dico solo “normale”? Normale.

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