“La stanza di cui non parlano” i Sakurai è rappresentata, all’interno dell’artwork del loro esordio, attraverso immagini al contempo criptiche e calde che spiazzano, invitano a farsi osservare senza mai svelarsi completamente e fungendo da perfetto emblema raffigurativo del loro prodotto musicale. La band al servizio della Casket è la classica formazione che sfugge alla facile catalogazione, figlia di una mentalità decisamente aperta ed un bacino di influenze alquanto variegato.

Gli otto brani che caratterizzano questo esordio, sospesi tra rock lisergico e stoner, passando per un crossover impegnativo, scavano a fondo nelle miniere dell’alternativo, ritirandosi con un bottino forse ancora acerbo ma da potenzialmente prezioso con la maturità dettata dal tempo. Quello proposto dai quattro musicisti di Manchester è, infatti, un disco personale, naturale fino all’osso senza il timore di risultare, in alcuni frangenti, ostico o poco fruibile. I tempi, nonostante un certo dinamismo, si mantengono lenti e striscianti, supportati da un’atmosfera globale sofferente e quasi beffarda ben impersonata dalla stridente e difficilmente digeribile voce del singer Darren Moss che, nonostante la sua lodevole espressività, mostra ancora qualche leggera lacuna. Il riffing risulta sempre denso, quasi al limite dello sludge, e si propone decisamente come punto cardine su cui i quattro britannici costruiscono il proprio lavoro a forza di melodie fangose, pesanti e nervose al limite dell’incontrollabile. Influenze di matrice diversa si alternano alla guida dell’ispirazione dei nostri che, pur ricordando spesso e volentieri band come Cave In, Tool più criptici e Down meno pesanti, mostrano una coordinazione d’intenti ed un profilo ben avviato.

Tirando le somme un disco buono, a tratti davvero meritevole ma che, pur non volendo per principio risultare “simpatico”, gioverebbe di qualche smussatura orientata ad una fruibilità ancora insufficiente visti i picchi d’attenzione ricevuti in rapporto alla breve durata. Difetti guaribili solo dagli anni e dall’esperienza ma che, allo stato attuale, non permettono ai Sakurai di meritare applausi di pari portata alle proprie indubbie capacità per ora in grado di soddisfare solo un numero ristretto di palati.

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