Ed eccomi qui, anche se un po’ in ritardo, a pubblicare quest’intervista a Luca Turilli, chitarrista dei nostri Rhapsody. E’ da poco uscito il nuovo album solista di Luca, parallelamente al progetto Dreamquest, e quindi quale scusa migliore per scambiare quattro parole con questo simpaticissimo artista? La chiacchierata è stata più lunga del previsto e dopo un’ora circa di telefonica mi ritrovo con un bel po’ di materiale in mano. Armatevi dunque di pop corn e coca cola perché c’è davvero molto da leggere in quest’interessantissima intervista a Luca Turilli. Buona lettura!

Ciao Luca, un caloroso benvenuto sul nostro portale!
Ciao Daniele, è un piacere essere ospite di Heavy-Metal.it ! Questa è l’ultima intervista che ho in scaletta per oggi quindi abbiamo tutto il tempo che vuoi per parlare!

Bene, allora iniziamo partendo subito dal tuo nuovo disco come solista: come mai abbiamo dovuto aspettare quattro anni per vedere la fine della trilogia?
Me lo domando anche io! Questo album era, infatti, già pronto da molto tempo. Doveva essere pubblicato subito dopo la release di “Power of the Dragonflame” e sempre nello stesso periodo avevo già registrato il demo per Dreamquest. Purtroppo sono sorti dei problemi legali che ci hanno tenuto fermi per lungo periodo di tempo, sia con i Rhapsody sia con i miei progetti paralleli. Infatti “SOEL II” doveva uscire molto tempo prima e non un anno e mezzo fa. In sostanza abbiamo avuto problemi legali che sembravano volerci tenere lontani dal mercato musicale per sei mesi e alla fine siamo arrivati a ben tre anni e mezzo a causa di questioni contrattuali che sono sorte tra le nostre due attuali label, in altre parole la SPV per l’Europa e la Magic Circle Music di Joey De Maio per America e quella di Limb che era appunto la nostra precedente etichetta.
Tutto questo tempo perso è stato per me molto stressante: mi reputo, infatti, più compositore che musicista e in questo lasso di tempo ho composto un numero impressionante di canzoni e averne così tante a disposizione nel portatile e non poterle rilasciare è stata una cosa tremenda tanto che per un periodo sono stato anche ricoverato per stress. È stato tremendo. Ho sofferto molto durante questi anni. Questo è stato uno dei motivi che mi ha fatto uscire con due release contemporaneamente e al momento sto già lavorando sul secondo Dreamquest. Non ce la faccio proprio a stare fermo…

Quindi hai già dei nuovi pezzi pronti? Sia per l’album solista che per Dreamquest?
Si si, assolutamente…hai voglia! (ride n.d.a.) Fortunatamente possiedo questo carattere e non riesco proprio a stare fermo! Mi sento addirittura in pace con la coscienza in quanto so di avere già un buon numero di pezzi pronti per l’album successivo e ultimamente abbiamo questa politica anche con i Rhapsody.

Quali sono, secondo te, gli elementi cardine di Dreamquest e del tuo nuovo album solista?
Ma guarda, ricordo che Sascha, durante la produzione, mi diceva: ” Luca tu non sai cosa stai rischiando”. Infatti in Dreamquest, ad esempio, mancano alcuni elementi cardine della mia produzione passata come la doppia cassa. Questo album solista è per me molto particolare soprattutto perché usciva dopo quattro cinque anni dopo “Prophet of the Last Eclipse”; in questi anni ho deciso di cambiare totalmente concept rispetto a quello che avevo realizzato nel demo e pensavo che sarebbe stato bello dedicare questo album a Madre Natura. Volevo parlare del presente, però non riuscivo a trovare un concept che mi piacesse e quindi ho pensato di parlare del mio amore per Madre Natura, che ha condizionato fino ad ora tutto il mio comporre anche con i Rhapsody, e di tutti quei misteri legati a Madre Terra come per esempio la connessione tra lei e il Cosmo.
Per tali ragioni quindi in quest’album proprio non ci stava la doppia cassa o quel tipo d’enfasi power metal tipica degli anni novanta. Inoltre in questi quattro/cinque anni ho cambiato moltissimo i miei gusti musicali e questo è stato anche motivo di discussione con Alex Staropoli dopo il mio primo disco solista: infatti a lui non andava tanto giù il fatto che “King of the Nordic Twilight” suonasse un po’ troppo simile ad un album dei Rhapsody e allora abbiamo preso una decisione a livello d’album solisti ovvero di cercare di fare qualcosa di veramente alternativo alla nostra band madre. E’ stata quindi una scelta di base e per me è stato in ogni modo facile riuscire a comporre qualcosa di diverso anche perché in questo momento sto ascoltando di tutto dai Rammstein ai Nightwish che sono la mia band preferita…ascolto veramente di tutto e mi piace implementare le mie conoscenze musicali e il mio songwriting.

Che cosa si devono aspettare i fans da questi due album?
Penso che i fans si possano aspettare da me sempre qualcosa di diverso, album dopo album forse perché in questi tre/quattro anni sono invecchiato molto e ho voglia di dare il tutto per tutto in questi ultimi anni di vita rimasti!! (risate generali n.d.a.) Diciamo anche che molti cantanti italiani del passato come Al Bano, Celentano, Battisti e Branduardi hanno influenzato moltissimo la musica presente all’interno dei Rhapsody solo che ovviamente non possiamo mostrare così esplicitamente questo tipo di sonorità all’interno dei Rhapsody; cerchiamo quindi, specialmente attraverso i solisti e sopratutto io che ho in ogni caso realizzato diversi solisti fino ad ora, di andare avanti in questa direzione. Ovviamente adesso ho fatto l’esempio più estremo nel senso che ci sono altri gruppi quali Nightwish e Within Temptation che da sempre m’ispirano a livello compositivo. Ad esempio parlando di Dreamquest ti posso citare l’amore per le colonne sonore come Matrix dove l’elemento sinfonico si sposa con l’elemento elettronico. Adoro le colonne sonore che stanno uscendo in questi anni come per esempio quella di Underworld Evolution oppure di Resident Evil. Adoro veramente questo nuovo tipo di sonorità e assieme ai Nightwish questa è stata l’influenza principale per Dreamquest. Inoltre non volevamo promuovere Dreamquest in un mercato tipicamente riservato ai fans tradizionali perché sarebbe stato troppo restrittivo poiché ci sono così tanti generi diversi mischiati insieme che era un peccato non promuoverlo su altri mercati. Durante la produzione, infatti, Sascha era molto preoccupato e mi diceva spesso se ero sicuro di questa mia scelta e il risultato è stato fantastico in quanto quest’album ha ricevuto i voti più alti in tutti questi anni che ho prodotto dischi solisti. Ed è stata una cosa incredibile. Per “The Infinite Wonder of Creations” la critica è stata davvero mirabolante forse perché ho anche implementato questa sonorità più moderna che magari i giornalisti che di solito danno contro ai Rhapsody hanno notato qualche elemento che poteva loro piacere. Forse sono riuscito a mettere d’accordo la parte dei vecchi fans con una parte della stampa che predilige un sound più moderno. È stata veramente una cosa che non mi aspettavo perché quest’album era molto personale e intimista, una sorta di dichiarazione spontanea a Madre Natura niente di più. Questo album non mi serviva a livello economico, dovevo chiudere la saga, non sapevo di che cosa parlare e alla fine ho deciso di parlare di questo argomento infischiandomene della possibilità di vendita e inaspettatamente è stato recensito in questo modo positivissimo.

Quali saranno i prossimi argomenti che tratterai nei tuoi album?
Ahahaha (risata da parte di Luca n.d.a.) Incredibile per me è stato finire questa saga, non vedevo infatti l’ora di finirla proprio perché ho talmente tanti argomenti per la testa che adesso per me si tratta solo di pianificare quando rilasciare il prossimo Luca Turilli. Ovviamente sto già lavorando sul secondo Dreamquest che suonerà già diverso dal primo. Mi sento infatti in grado di evolvere album dopo album e penso che questa condizione sia dovuta proprio a quei tre quattro anni che ero bloccato. Ora che questa situazione contrattuale è stata sbloccata e posso rilasciare cosa voglio mi viene da rilasciare di tutto di più anche se il mio management non è molto d’accordo…(risate n.d.a.) A proposito di nuovi argomenti ho già parlato con il management è stiamo valutando la possibilità di creare un concept apocalittico…in ogni modo vedremo, sicuramente andrò avanti con l’idea del duetto che ha preso vita in questo nuovo lavoro solista.

Parlando di duetti, come mai l’idea di aggiungere una seconda voce a quella di Olaf Hayer?
Questa è stata una della critiche che sono state mosse al mio album solista assieme a quella della doppia cassa. Ti dirò subito che Olaf Hayer doveva cantare tutto l’album (mentre Dreamquest era invece nato per essere cantato da una donna). Tuttavia dopo una settimana di produzione dell’album Olaf si è ritrovato senza voce! A quel punto non ci siamo preoccupati più di tanto e siamo andati avanti con il resto della produzione. Sai, penso che sia una cosa comune a tutti i cantanti…il fatto di non aver voce…hanno sempre bisogno di rodare un po’ prima di avvicinarsi al microfono (risate generali n.d.a.). Fatto sta che gli diamo ancora circa tre settimane ma niente, la voce non c’era ancora e in quel momento mi sono ritrovato di fronte a un bivio dove non sapevo veramente che cosa fare.
Ho pensato che fosse finito davvero tutto, ho pensato ad altri tre o quattro anni di sofferenza, pensavo che fosse il distino ed ero pronto ormai a tutto. Alla fine mi è venuta l’idea di chiamare Bridget Fogle che era stata già la corista di “Prophet of the Last Eclipse” e dopo averle fatto un piccolo test con l’opener del disco, Mother Nature, (pezzo tra l’altro su cui Olaf non riusciva proprio a cantare…) il risultato è stato così grandioso che abbiamo deciso di andare avanti con quest’idea e alla fine Bridget ha cantato tutte le parti in cui Olaf non riusciva a dare il meglio di sé facendo quindi nascere questa sorta di duetto. Alla fine anche Olaf ha dovuto accettare questa decisione anche se era molto dispiaciuto per questo suo calo di voce tanto che dopo ho saputo che aveva avuto dei problemi anche nel registrare il nuovo album della sua band madre i Dyonisus. Ora mi assicura che la sua voce è molto migliorata…personalmente ho avuto una paura tremenda di perdere Olaf per sempre e questo è stato un momento terribile per l’intera produzione. Però alla fine da questo problema è nata l’idea del duetto che a livello di recensioni è stata vincente. Inoltre dovendo parlare in quest’album di Madre Natura, di paesaggi e cose simili la voce di una donna si presta molto bene allo scopo .

A livello di artwork, mi puoi spiegare il significato della copertina del tuo nuovo disco solista? È poco fantasy se paragonata con le altre due precedenti…puoi dirmi qualcosa riguardo anche a quella di Dreamquest?
Anche le copertine rappresentano un parte del sodalizio deciso con i Rhapsody di cui ti dicevo prima. Quindi oltre la musica era necessario non avere troppa contingenza anche a livello artistico in modo tale da non avere copertine dello stesso tipo. Avevo già deciso di prendere questa strada e volevo proprio delle copertine che fossero più moderne visto che le liriche e il concept di questi album sono comunque più moderni. Volevo quindi avere la possibilità oltre che musicalmente anche visivamente di esprimermi in maniera diversa rispetto ai Rhapsody. Il Luca Turilli si trova a metà strada con questa grafica un po’ particolare mentre Dreamquest è proprio rivolto verso un altro mercato oltre a quello prettamente metal rappresentando un altro tipo di copertina, molto “sintetica”.

Mi sai dire come il pubblico sta aspettando Dreamquest? C’è già molta richiesta?
I preordini negli Stati Uniti sono stati incredibili, non era mai successo prima d’ora per un Luca Turilli o per un album dei Rhapsody. Ora in Germania sta partendo una campagna promozionale radiofonica per Virus, mentre in Francia Dreamquest è stato più preordinato su amazon.com rispetto al Luca Turilli. Stanno accadendo delle sorprese incredibili e non si capisce bene dove va un album e dove va un altro. È una cosa veramente inaspettata e sono contentissimo perché non avrei mai pensato che in un mercato così intasato questi due album potessero trovare una loro identità.

Cambiando argomento, ti va di sciogliere l’alone di mistero che si cela dietro al progetto Dreamquest? Che ne dici di parlarci un po’ di questo nuovo gruppo?
Volevamo comunicare notizie settimana dopo settimana prima della release dell’album e voglio ancora adesso mantenere il segreto sulla cantante in quanto avendo già finito di comporre il secondo Dreamquest sto pensando a un modo particolare di presentare definitivamente la band. Questo primo Dreamquest non doveva infatti uscire anche se alla fine abbiamo pensato lo stesso di metterlo in commercio proprio per evitare la paura di passare altri due anni senza far uscire nulla. Abbiamo quindi pensato di registrarlo con Sascha Paeth al basso, Robert Hunecke-Rizzo alla batteria, il sottoscritto alle tastiere e Dominique Leurquin, chitarrista francese che supporta i Rhapsody dal vivo e che è dieci volte più bravo di me, capace di creare assoli emozionali molto personali ed intimisti, alla chitarra e infine alla voce questa ragazza che abbiamo soprannominato Misty, come mistero. Quando uscirà il secondo album dei Dreamquest presenterò definitivamente la band e penso anche di portarla sul palco dopo i prossimi festival estivi del 2007 suonando oltre che i brani di Dreamquest anche alcune canzoni di Luca Turilli.

Quali sono i temi principali principali affrontati nelle liriche dei Dreamquest e di Luca Turilli?
Sono testi molto personali e molto spirituali basati anche su notizie quotidiane che possono influenzarmi ed emozionarmi in maniera positiva. Tutto ciò accade per esempio su “Dolphin’s heart” che parla della storia quasi miracolosa di questo delfino, accaduta proprio qui in Italia e della sua successiva adozione con tanto di nome fino ad arrivare alla sua tragica fine. In quel momento questa notizia mi aveva talmente preso che ho deciso di farne una canzone. Poi ci sono altre canzoni tipo “Virus” che rappresentano un po’ il “symphonic elettro metal” che sta alla base di Dreamquest e di come questa evoluzione tecnologica spesso non corrisponda ad una evoluzione interiore e spirituale dell’individuo. Anche “Lost horizons” deve essere vista da questo punto di vista è si rifà all’angelo sintetico in copertina che è cieco e non può più vedere la metropoli notturna che si trova sullo sfondo della copertina e che in qualche modo ha corrotto il suo spirito non permettendogli più di volare verso i cieli. Siccome con i Rhapsody abbiamo sempre parlato di saghe incredibili ispirate alla visione tolkieniana di “Lord of the Rings” ho anche piacere di trattare di temi minimalisti che però alla fine sono veramente universali perché anche in una piccola emozione puoi trovare eco di un’emozione universale. Questo accade in “Too late”, dove parlo di questa ragazza che non si era mai curata della madre finché essa era in vita, però dopo la sua morte nasce nel suo animo questo senso di colpa e di angoscia per non esserle mai stata vicina durante la vita. Anche in una piccola situazione emozionale c’è un eco di cosmica tragedia .

Quando potremo vedere i Rhapsody in Italia?
C’è sempre un motivo che ci impedisce di venire a suonare in Italia! I problemi legali, il ritardo della release di “SOEL II” che era pronto già da molto tempo, l’incidente in moto di Karl Logan che ha fatto slittare la seconda parte del tour con i Manowar di sei mesi, sono tutti motivi che hanno fatto allontanare il tour da headliner, previsto per la fine di quest’anno, a primavera del 2007. Inizierà penso intorno a marzo/aprile e finirà con i festival estivi con l’aggiunta quindi di tantissime date in Italia. Ovviamente i fans italiani dovranno pazientare fino a quel momento però la notizia bella è che sentiranno anche alcune canzoni del nuovo album che dovrebbe uscire proprio in autunno, al novanta per cento proprio a settembre/ottobre 2006

Qualche anticipazione sui progetti futuri dei Rhapsody e sul loro nuovo album?
Che ti posso dì? Che ti posso rivelà?? (Risate n.d.a.) In questo momento è in fase di masterizzazione. Abbiamo appena finito l’ultima fase del mix tramite internet perché sono venuto via dalla Germania a causa della promozione di Dreamquest e Luca Turilli . Ora stiamo aspettando il master e ti posso dire che come di solito i Rhapsody cambiano di album in album il proprio stile compositivo e anche in questo nuovo album ci sarà una sorta di evoluzione. “SOEL II” era più descrittivo in quanto introduceva la nuova saga mentre in questo nuovo album ci sarà più azione. Ci sarà la stessa tipologia di contrasto compositivo che c’era stata ad esempio tra “SOEL I” e “Dawn of Victory”. Ovviamente sarà realizzata una canzone manifesto del “film score metal” perché non potremmo ovviamente rinunciare al nostro trademark che ci ha reso importanti nella scena però ci saranno anche delle canzoni più immediate. Aspettatevi dunque due diverse tipologie di canzoni: una che rappresenta il film score metal e un’altra più diretta, più prettamente metal. E comunque sarà sempre un album di titaniche proporzioni a livello di lunghezza!!! (risate n.d.a.)

Bene Luca, ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso, abbiamo finito. Ti lascio lo spazio per dire quello che vuoi ai tuoi fans qui in Italia…
Siamo troppo ansiosi di venire in Italia a suonare. È’ stato terribile per noi non poter suonare nel nostro paese in tutti questi anni perché è uno dei nostri mercati più importanti e siamo davvero orgogliosi di essere stati per così tanto tempo in classifica con un album così particolare come “The Magic of the Wizard Dreams”. Questo dimostra l’amore che i nostri fans hanno per i Rhapsody e quindi non vediamo l’ora di tornare in Italia nella primavera del 2007. Pensiamo di poter offrire un grande spettacolo in nome del “film score metal” e di regalare una grande nottata di musica!

Ciao e grazie a tutti!!

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