Dopo aver girato il mondo con i Vision Divine mietendo consensi di pubblico e critica un po’ ovunque grazie ad un tris di ottimi dischi di power metal moderno, Michele Luppi si ributta nella mischia. Scemato il clamore mediatico di uno split tutt’altro che esente da strascichi polemici, il cantante emiliano inizia la sua nuova avventura con la consueta professionalità, consapevole del suo talento innato e dell’esperienza accumulata in anni di successi. Lo fa in un certo senso tornando alle origini grazie all’aiuto di due vecchie conoscenze come Michele Vioni e Giorgio Terenziani, rispettivamente chitarrista e bassista del progetto Mr. Pig da cui Michele è partito. Un ritorno all’ovile, se vogliamo. E il disco?
Il disco sta esattamente nel mezzo. La lezione dei Vision Divine non è stata archiviata, gli echi della band di Olaf Thorsen sono presentissimi e non poteva essere altrimenti, ma al tempo stesso riaffiorano prepotentemente le influenze di un certo hard rock targato anni ’80, la vera grande passione di Michele.
“Danger Zone” è il pezzo che meglio sintetizza le due anime del disco, continuamente inframezzate da improvvisi stacchi pianistici (memorabili a tal proposito gli otto minuti di “Still Walking”!) e dai consueti vocalizzi di Michele. Degne di nota anche l’iniziale “The Touch”, un vero e proprio pugno in faccia, granitico heavy metal a ventiquattro carati, e l’anthemica “Mimicking Death”, un midtempo che calza a pennello per un sanissimo headbanging. Si sfiora persino il prog dei Dream Theater con la toccante “Walls Of Simpathy” ma è difficile lasciare fuori un solo brano di questa raccolta; tutti i pezzi brillano di luce propria senza la necessità di ricorrere a riempitivi o facili soluzioni di maniera. Tuttavia una parola deve essere spesa per un pezzo come “Justify” in cui Michele sale in cattedra e ci regala forse una delle sue migliori interpretazioni.
“One Of a Kind” è un disco ricco di idee, lungo, suonato come Dio comanda (e chi ne dubitava?) ma sopratutto fresco, a dimostrazione che quando la tecnica è unita all’ispirazione possono nascere grandi cose anche in un genere estremamente definito come il power metal.
Queste sono tracce che in sede live fanno sfracelli, come ho potuto personalmente constatare. Putroppo la produzione comprime in maniera forse eccessiva un prodotto che avrebbe potuto persino essere superiore. Si tratta comunque di una sfumatura, un dettaglio che coglierete solo dopo aver visto all’opera Michele Luppi e i suoi Killing Touch, una realtà fra le più promettenti del circuito italico. Il tour è già partito da un po’ e il mio spassionato consiglio non può che essere che quello di andarli a vedere, ma non prima di avere ascoltato questo piccolo, inaspettato gioiello.

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