Alcune volte è davvero difficile capire cosa passa nella mente dei discografici, perché, se è vero che la scena metal estrema è molto inflazionata da vari gruppi cloni, la colpa è anche loro. Sì perché invece di cercare il gruppo veramente valido e personale, molte volte le case discografiche cercano di andare sul sicuro accaparrandosi band che in molti casi sono la copia esatta di gruppi main stream. Nel caso della Black Lodge e degli Elvira Madigan, il gruppo di riferimento è senza dubbio la band del nano inglese, cioè i Cradle Of Filth. Con “Regent Sie” il polistrumentista Marcus Hammarström si rifà completamente alla band della terra di Albione, ma sinceramente non è che si sentisse il bisogno dell’ennesimo gruppo clone dei Cradle Of Filth, se poi aggiungiamo che la musica in questione, oltre ad essere totalmente derivativa è anche di bassissima qualità, possiamo affermare con certezza che degli Elvira Madigan se ne poteva fare tranquillamente a meno. Ogni nota, ogni singolo riff, ogni vocals, dallo scream acutissimo al growl sono identici a quello che la band inglese fa da ormai quasi vent’anni, se poi ci mettiamo anche una drum machine programmata in maniera approssimativa e suoni saturi e poco comprensibili la frittata è fatta. Un album, questo “Regent Sie”, veramente brutto, noioso e irritante, durissimo d’ascoltare data anche la sua lunghissima durata, oltre un’ora di black metal sinfonico, a tratti gotico e a tratti più dardeggiante, che in più di un’ occasione mi ha dato dolori intensi di pancia e che scommetto nemmeno i fan più incalliti dei Cradle Of Filth riuscirebbero ad apprezzare. Consiglierei agli Elvira Madigan di pensare a fare altro e alla Black Lodge di cercare veramente band che meritano il contratto discografico, perché la band di Marcus Hammarström non ha assolutamente nulla per meritare un contratto.

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