Ciao Eduardo. Vorrei subito porti una domanda personale, forse un po’ alla Marzullo, ma almeno serve per conoscerci un po’ di più : Eduardo secondo se stesso chi è, cosa fa, ma soprattutto cosa gli piace veramente fare per i suoi lettori?

Ciao e grazie mille per l’opportunità che mi stai dando. Eduardo secondo se stesso è un’instancabile cercatore e archeologo dell’underground anni ’80 e ’90 (fanzine, flyer, demo tape, sette pollici, foto etc), un lettore onnivoro con una particolare predisposizione per l’Horror, un collezionista compulsivo (dalle armi medievali ai fumetti, dai libri alle riviste del passato) e soprattutto un’amante delle coincidenze, degli accostamenti arditi, delle teorie astruse ma verificabili, del mistero in ogni sua forma. Eduardo per i suoi lettori è prima di tutto l’autore emergente di alcuni saggi dove ha cercato di incanalare la sua smisurata passione per la musica e la cultura in genere, non lesinando un approccio personale, diverso dal solito. Per ora sta funzionando. In aggiunta a questo mi occupo da oltre tre anni della versione radio delle mie ossessioni personali attraverso un format denominato Moshpit in onda ogni Giovedì sera dalle 21 su Radio Base, ascoltabile in streaming.

Da quello che so sei una persona con una doppia sfaccettatura musicale. Passi da un metal estremo e duro a melodie più dolci e sognanti. Questo mi fa pensare a una personalità bidirezionale, quindi direi completa e compensativa. Quali sono state le tue colonne sonore preferite nel comporre questo viaggio nell’Ade italiano?

Ti ringrazio vivamente per le belle parole spese per il sottoscritto, ma penso di essere maggiormente una personalità iperattiva e curiosa, assetata di conoscenza e allo stesso tempo timorosa di poter perdere qualcosa di esaltante o di emozionante, sia esso un libro, un disco, una mostra d’arte, un fumetto, un concerto etc.

La colonna sonora di Sub Terra è stata molto varia, del resto è stato un viaggio che è durato quasi un anno. Oltre a tutti i gruppi che puoi trovare nel saggio ti cito alcuni dischi extra che mi hanno tenuto compagnia sia nella fase di scrittura che in quella di ricerca:

Death in June – Kapò

Lento – Icon

Ufomammut – Eve

Bix Beiderbecke – The B.B. Story

The Nitty Gritty Dirt Band – Will The Circle be Unbroken

Ramones – It’s alive

Arcana – Dark Age Of Reason

Stille Volk – Hantaoma

Ved Buense Ende – Written in waters

John Zorn – Magick

Popul Vuh – Nosferatu

Alice in Chains – Dirt

Mindfunk – Dropped

Red House Painters- II

Fields Of Nephilim . Downrazor

Depeche Mode – Greatest Hits

Led Zeppelin – Presence

Rush – 2112

Litfiba – El Diablo

Pink Floyd – The Division Bell

Varie colonne sonore di film, dischi funk di un mio amico e musica classica quando le orecchie stavano per scoppiarmi (su tutti Chopin e Vivaldi).

Di sicuro ne sto scordando ancora parecchi. Abbi pazienza…

( Praticamente ha citato i miei album preferiti, ma anche i Red House Painters che al pubblico italiano non è che siano a parer mio conosciutissimi, quindi il mio gradimento nei confronti di questo scrittore va molto in alto, solo che per aver letto ciò che ha ascoltato..te credo che ha fatto un libro così bello!! )

Si potrebbe ritornare a quella cultura di “sbattimento” come dice Berchi (Grind Zone) che esisteva nel boom di ‘zine di un tempo? Più succintamente, sei della corrente di pensiero che internet abbia rovinato il valore originale del termine underground, oppure sei dell’idea opposta?

Come già detto in un’altra intervista io sono nel mezzo tra le due fazioni. Sono assolutamente convinto, avendole vissute in prima persona, che alcune manifestazioni dell’underground degli anni ’80 e ’90 (tape trading, fanzine ciclostilate, massiccia presenza del vinile in vari formati, lettere, francobolli riciclati, pacchetti e certo idealismo) fossero affascinanti e romantiche, ma che non abbiano più senso nel 2012. La tecnologia è progredita di molto e allo stesso tempo sono progrediti i metodi di promozione e diffusione della scena underground. Il web ha dato grandi opportunità ai nuovi gruppi per farsi conoscere a un pubblico vastissimo (molto più vasto che in passato) e allo stesso tempo ha dato modo ai vecchi gruppi di avere un contatto più diretto col proprio pubblico. Sembra un paradiso ma non lo è: c’è una bulimia di uscite discografiche, di fanzine on line, di forum, di etichette, di blog più o meno seri, di occasioni per poter mettere in evidenza il proprio lavoro. Da una parte questa informazione pluralista si ispira alla tanto decantata “libertà d’espressione” di cui il web è fiero sostenitore. Dall’altra, a mio avviso, ha portato come conseguenza primaria che il semplice appassionato deve scontarsi tutti i giorni con la presenza di troppe informazioni che a lungo andare possono sortire anche il risultato opposto: confusione, indecisione, scoraggiamento, disinteresse, superficialità. Un rimedio sarebbe quello di applicare l’etica del “passato” con la tecnologia del presente. Possibile? Più facile o dirsi che a farsi…Per ora è un bel casino da sbrogliare, ma sono ottimista per il futuro. Potrebbe nascere qualcosa di nuovo e quindi di appassionante. Spero di vederlo prima della fine dei miei giorni su questa terra.

Ho notato la tua umiltà nell’esserti scusato di non aver citato tutto e tutti relativamente a quel periodo. Infatti non hai toccato tutte le regioni; questo per mancanza di materiale o lo farai in un secondo momento?

Parlavamo prima di etica e da quando scrivo libri mi sono sempre posto in maniera chiara e sincera con i miei lettori. Sfrutto le introduzioni per dare già un quadro chiaro di cosa c’è scritto: presenze e assenze, temi e concetti, argomenti e discussioni. Non mi nascondo dietro alla pubblicazione di un libro. Mi assumo la totale responsabilità da subito perché viviamo un periodo difficile e se un ragazzo deve spendere i suoi soldi per un mio libro, deve farlo convinto al 100%. Fortunatamente nessuno finora mi ha scritto una mail d’insulti, dicendomi di aver gettato via i suoi soldi.

I futuri lettori devono capire che nei miei libri troveranno una narrazione in prima persona dei temi e dei fatti, con uno stile quantomeno personale, ricco di passione e di citazioni e accostamenti arditi. Se sono capaci di superare questo e apprezzare il mio sforzo, allora saremo ottimi amici.

Infine, per quanto riguarda Sub Terra, credo di aver tirato fuori il meglio di quel periodo e di averlo posto in un contesto territoriale, culturale, sociale degno di essere narrato. Di sicuro ci sono altri gruppi e scene che potrebbero essere raccontate in una ipotetica “parte II”. Se fosse possibile mi piacerebbe mischiare le carte in tavola e azzardare ancora qualcosa di diverso…Vedremo se in futuro la cosa sia fattibile.

Cosa ti ha emozionato di più relativamente a quel periodo?

Raccontando la mia esperienza personale, l’arrivo del postino ogni mattina. Riuscivo a sentire il motore della sua lambretta anche con le finestre chiuse. Se poi urlava il mio cognome a squarciagola era fatta! Aveva nella borsa un pacchetto per il sottoscritto con all’interno demo, fanzine, cd, flyer e lettere di appassionati e musicisti italiani e stranieri. Era sempre un’emozione unica ricevere posta da questi alfieri dell’underground estremo. Era tutto più “umano” e tangibile, ma soprattutto era un coinvolgimento totale, dove avvertivi sul serio di far parte di “qualcosa”, incomprensibile, allora come ora, per una persona comune. Purtroppo non avverto la stessa emozione quando ricevo una mail al giorno d’oggi e credimi ne ricevo tantissime, tutti i giorni. Forse siamo troppo assuefatti alla comunicazione virtuale.

Quali regioni ti hanno colpito di più dal punto di vista underground e a quali gruppi di quella nicchia underground ti sei appassionato di più e perché?

Tutte le “scene” e tutte le regioni sviluppate in Sub Terra hanno, a mia avviso, peculiarità e fattori appassionanti. Di sicuro la Sicilia è quella che mi ha più sorpreso in positivo non solo per la qualità della musica, davvero alta per i tempi, ma anche e soprattutto per aver saputo sfruttare e decodificare sentimenti ed esperienze comuni legate al vissuto quotidiano, al folclore, alla storia e alla religione. Di sicuro la “Mediterranean Scene” di Inchiuvatu, Lamentu, Astimi e molti altri è un fenomeno unico nel genere sia in Italia che all’estero e non può essere replicata in alcuno modo visto che si nutriva (e si nutre) di suggestioni territoriali e spirituali che solo loro possono avvertire.

Oggi come interpreteresti il termine maschera? Ci sono ancora “maschere” come quelle dei Death SS secondo te, magari nascoste in qualche sotterraneo e non ancora uscite a farsi “like-are” su internet (provocazione, non me ne vogliano certi gruppi…)?

Ogni giorno potrebbe essere trovato sul nostro territorio, ricco di storia e di arte, un “Guerriero di Capestrano”, una maschera funeraria, un affresco, un reperto archeologico capace di ispirare e “inebriare” l’artista (o in tal caso il musicista), spingendolo a creare un messaggio (sonoro, visivo, letterario) unico nel genere. La maschera è un “idolo” e in quanto tale ha sempre bisogno dell’uomo per essere venerato, ammirato, studiato e interpretato. È sempre l’uomo il medium del tutto. Jung lo sapeva e non a caso ha parlato di “archetipi universali”, che preesistono nella nostra coscienza dall’alba dei tempi e che “infestano” la percezione comune. Da “junghiano” convinto ti dico allora che “sub terra” si agitano ancora forze primordiali e potenti che in qualsiasi momento possono invasare l’uomo comune spingendolo a creare la sua verità. Quindi le maschere esisteranno sempre: è la sensibilità dell’uomo moderno (a volte succube del progresso) che si sta indebolendo e questo non va bene. Se leggi la biografia di Steve Sylvester troverai un riscontro a quello che dico.

Paul Chain o Steve Sylvester?(..mmm che domanda cattivella.. )

Entrambi. Anche se loro strade si sono separate da lungo tempo si avverte ancora un legame forte che, sorvolando concetti elementari come male e bene, si insinua nell’immaginario comune e spinge anche una scaltra giornalista come te a chiedersi se si può ancora parlare di questo controverso (ma fulgido, seppur ombroso) connubio tra artisti al confine. Auspico un ritorno in grande stile. Era già successo negli anni ’90. Magari succederà ancora.

Domanda finale : cosa ne pensa veramente Eduardo dell’underground di oggi?

È un underground vivo e vegeto, ricco di ottimi gruppi e di tanti dischi imperdibili. Da autore radiofonico lo dico con cognizione di causa, visto che nel mio format ne mando “on air” tantissimi e di ogni genere. Il fattore negativo è che si tratta di tanti isolotti (per carità graziosi e vivibili) sparsi in quel “mare magnum” chiamato web. Nelle mie continue ricerche non mi imbatto mai in un “arcipelago” di isole. Si tratta sempre di entità slegate dal resto, in lotta ogni giorno per il riconoscimento finale. Nel vecchio underground questo non succedeva. Artisti e addetti ai lavori avevano una maggiore visione d’insieme cosa che manca totalmente al giorno d’oggi. Non a caso le ultime scene musicali più importanti sono nate e si sono sviluppate nell’era pre web. Oggi il concetto di “scena” (territoriale, sociale, musicale, culturale) è morto. Siamo tutti figli del mondo, e a me sta bene, ma inizio ad avere nostalgia di certi sentimenti e aspirazioni del passato. Spero che un giorno ci sia un “parziale” ritorno verso aspetti di vita meno virtuali e più tangibili com’ è stato il vecchio underground degli anni ‘90. Sono un sognatore? Forse…

(Concordo pienamente con quest’uomo, ma quanto concordo..!!)

Che dire dopo ciò? Ringraziamo Eduardo per la sua disponibilità e per le ricche e complete risposte alle mie domande, centrando tutti i punti che mi interessavano!! Non resta altro che attendere la seconda parte di questo “SUB –TERRA”, o aspettarci un’altra sua opera di pari calibro!

 

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