Come già ampiamente anticipato (dal sottoscritto) nella recensione della precedente trovata commerciale “Stormblåst MMV” timbrata dall’accoppiata Dimmu Borgir/Roadrunner, si presenta ora sugli scaffali dei negozi di musica un altro capitolo di una delle accoppiate più fruttifere (se non LA più fruttifera) dell’attuale business musicale mondiale…sto parlando ovviamente di “In Sorte Diaboli”.

Per chi non ricordasse o non avesse letto la critica a “Stormblåst MMV” (http://www.heavy-metal.it/recensioni/album_templ.php?id=1292 – dategli una letta prima di proseguire), si diceva che con il passare del tempo è stata inevitabile la perdita di mordente da parte della band norvegese, in quanto, andando incontro ad un sempre più crescente successo, s’è adagiata ad uno status di icona del male alla quale tutto pensa gli si possa concedere, intaccabile e (soprattutto) forte di un super contratto milionario (sì, milionario…non ho ricercato informazioni a riguardo -e per non stomacarmi non lo farò- ma coesistono tutti gli elementi per trarre tale conclusione).

Proprio a questo si riferiva il preambolo della recensione al predecessore di “In Sorte Diaboli” e, come è logico che sia, è così anche questa volta…in quanto la musica non è cambiata affato; sì, perché visto dagli occhi dei fan dei veri Dimmu Borgir (come ben vedete mi ci colloco in primis tra costoro), il gruppo si è, sonicamente parlando, lasciato ulteriormente andare, fino a toccare, col qui presente cd, il possibile fondo.
Così dopo lo scempio riconoscibile nella ri-registrazione di “Stormblåst”, ossia la prima (potrebbero esservene altre…?) operazione commerciale messa in atto nel 2005, attuata per tappare un buco temporale (e quindi anche di mancanti introiti) che dal 2003 si sarebbe protratto sino al 2007, i Dimmu ci propinano un dischetto tanto atteso quanto triste e deludente.

Avendo perso nel 2004 il pistone che per anni ha spinto il motore del gruppo, sto parlando del fuoriclasse batteristico Nicholas Howard Barker, il combo nordico lo ha prontamente rimpiazzato col mercenario (il più prolifico batterista europeo direi) Hellhammer, ma costui, anziché portare la cosiddetta “ventata di freschezza” tra le fila della band, altro non ha fatto (per sfortunate coincidenze o meno…) che contribuire alla realizzazione dei due peggiori dischi dei Dimmu Borgir.
…esattamente, “peggiori”: ci troviamo questa volta davanti ad un lavoro insipido, lacunoso, ricchissimo di episodi noiosi e scontati. Esaminiamolo: le tastiere, come gli arrangiamenti orchestrali, seppur discretamente evocativi…non sono altro che sufficienti per accompagnare una missione nel famosissimo gioco di ruolo D&D…annoianti, futili e troppo poco d’impatto, violini, viole e quant’altro sono o onnipresenti o troppo assenti, non vengono infatti trovati loro la giusta dimensione; le ritmiche sono sempre meno aggressive e potenti ma sempre più fiacche e ridondanti, scordiamoci le furibonde progressioni di “Puritanical Euphoric Misantropia”.
Passando alle linee vocali suonano molto poco coinvolgenti e fin troppo esasperanti nel loro monotono ed inesorabile ripetersi lungo tutti i 42 minuti di durata del disco (ah, anche la durata è calata se ci fate caso…), inoltre Shagrath sembra preferire effetti e filtri vocali allo screaming crudo che ha caratterizzato i Dimmu sin dagli esordi; manco a dirlo, gli interventi di voce pulita di ICS Vortex sono sporadici ma, fortunatamente, gradevoli (nonostante non sia un suo fan, ne debbo riconoscere i meriti).

Questo è quindi come “In Sorte Diaboli” si presenta ai nostri timpani, alcuni dei quali saranno stufi della solita minestra riscaldata per l’ennesima volta, per questo, non solo mi sento in dovere di criticare aspramente il disco in analisi, ma sento anche il volere di consigliare ai rassegnati (o malinconici), un potenziale rivale dei Dimmu che potrebbe far nascere una passione per una band che suonerà “nuova” per molti (ma attiva sin dal 1993)…si tratta degli Axamenta, il cui disco che consiglio è “Ever-Arch-I-Tech-Ture” (nel quale fa capolino, tra l’altro, un’apparizione di Daniel Gildenlöw dei Pain Of Salvation); non immaginate subito questa band come emule dei titanici Dimmu Borgir, non la è, pensate più che altro ad una bella realtà che può offrirvi perfino qualcosa in più.

In conclusione terrei a dire che i DB sono stati per me una delle migliori formazioni in ambito musicale estremo per molti anni, adesso vederli, o meglio, sentirli precipitare a corpo morto attraverso una spirale di noia e piattume tale fa veramente innervosire, ma una soluzione a questo nervosismo misto a rassegnazione c’è, un assaggio già ve l’ho suggerito poche righe fa…

CIT: “Il mare è pieno di pesci, chi vuol capir capisca…”

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