Andando a ritroso nel tempo possiamo certamente affermare che la decade precedente a questo “Poison” non fu gratificante quanto Alice Cooper stesso sperava, infatti, l’aura del personaggio carismatico e misterioso (talvolta anche estremo nella sua spettacolarità), aveva lentamente iniziato a perdere la luminosità degli albori ed inevitabilmente, questo non giovò alle sue vendite.
L’idea vincente arrivò però nella prima metà dell’88, quando Alice, unitosi in forze col (all’epoca) produttore discografico dei Bon Jovi Desmond Child, si mise a lavorare su di un album che, stilisticamente, vedeva il suo progressivo allontanamento dai vecchi e cari ceroni cadaverici, incubi e scheletri.
In breve “Trash” prese forma concreta e vide la collaborazione di una dozzina di personaggi eccezionali del calibro di Steven Tyler (Aerosmith), Richie Sambora (Bon Jovi), Steve Lukather (Toto) e Jon Bon Jovi tanto per citarne alcuni.

Curiosità: “Trash” era stato pianificato per essere intitolato “Low Class Reunion”, ma il titolo fu prontamente scansato per ovvi motivi! (Con tutti gli ospiti speciali presenti sarebbe stato una presa per i fondelli di titolo!).

L’album vide la luce nell’estate del 1989 ed immediatamente la polvere che si stava posando sul nome di Alice Cooper svanì in un attimo: “Trash” saltò tra i primi posti delle classifiche americane facendo ri-esplodere massicciamente il fenomeno del suo personaggio, cambiato in termini scenici e musicali, tanto da portarlo ad intraprendere una mega-tournee mondiale affiancato da (citandone giusto un paio) Al Pitrelli (successivamente nei Megadeth, Trans-Siberian Orchestra, etc…), scelto su consiglio di Steve Vai (il quale sarebbe stato la prima scelta di Alice se non fosse già stato impegnato con i Whitesnake) e Derek Sherinian (successivamente nei Dream Theater, Planet X, etc…).
Insomma, uno dei precursori di quel che oggi chiamiamo “Metal” era tornato in forma più che smagliante con un disco eccezionale dal quale furono estratti almeno (se non di più) la metà dei brani per sfornare dei singoli…per quello di “Poison” furono realizzati infatti ben tre videoclip, tanto per rendere l’idea!
Ma perché “Trash” riscosse tale planetario successo? Bè, quantitativamente e qualitativamente le hits Hard Rock presenti erano ad alti livelli, le melodie e le ritmiche semplici ed incalzanti (tipicamente ottantiane) la facevano da padrone, le ballate (e che ballate!) non furono trascurate ed in più i duetti (che parevano più duelli) di vocalizzi tra Cooper e Tyler lasciano ancora a bocca asciutta.
Possiamo quindi dire che quella era la nuova faccia del poliedrico Alice, che si era allontanato da trucco pseudo Kiss-iano, bare, mantelli, incubi e scheletri, per un approccio marcatamene Hard Rock in pieno stile ’80s, comprendente chiodo, jeans strappati, t-shirt sgualcite, capelli cotonati e la classica attitudine abbracciante la filosofia “Sex, Drugs & Rock’n’Roll”…ma con l’aggiunta di “Money & Girls” affermerei!
Un autentico capolavoro immancabile nella discografia di ogni rockettaro e amante della buona musica. Da avere.

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