Finalmente un disco di puro black metal! Fra la miriade di scialbi cloni di Cradle of Filth e Dimmu Borgir, c’è chi risalta per innovazione e c’è chi risalta perchè portatore fedele della fiamma nera mantenendola pura, intatta ed incontaminata. I Naer Mataron suonano puro black metal, nulla di originale quindi, ma suonato con la dovuta perizia e con la dovuta cattiveria. Stanchi dalle tonnellate di tastiere dei Cradle of Filth? Stanchi delle sperimentazioni (perchè no?) degli Arcturus? Adorate Marduk, Dark Funeral, Darkthrone e compagnia bella? Bene, allora ascoltando i Naer Mataron avrete pane per i vostri denti!
Provenienti da Atene pubblicano questo “River At Dash Scalding” per la Black Lotus Records (Nightfall, Acheron, On Thorns I Lay, Thou Art Lord, ecc…) abissando i mediocri lavori passati.
Black metal veloce, tirato e marcio come non mai quindi, che attinge tanto dalla scuola norvegese quanto da quella svedese, con riff maligni e taglienti come da tradizione, batteria martellante, voce aspra maligna e tagliente e tonnellate di cattiveria.
Nove composizioni per quasi 55 minuti di puro black metal (forse un po’ troppi a dir la verità), alcune velocissime e di breve durata, come fulmini a ciel sereno (sereno… si fa per dire), altre di lunga durata (alcune toccano i nove minuti) in cui si susseguono alle parti tirate momenti più cadenzati, altri più marziali. Insomma un continuo martellamento cervicale sì, ma vario ed interessante.
Catalogando l’intro come unico momento tranquillo e breve, sin dal primo brano (intitolato “The Continuity Of Land And Blood”) verremo travolti da riff taglienti e veloci (avete presente i Marduk??) di inaudita violenza per poi venire scossi dalla grande (una delle migliori a mio avviso) “The Great Meridian Tide” che ha il pregio di risultare varia grazie ai momenti più cadenzati che si alternano a quelli più “spaccaossa”. Potrei concludere qui la recensione, dato che comunque l’intero disco si muove su queste due coordinate mantenendosi sempre su livelli sufficientemente buoni, tanto da non distogliere dall’ascolto e da non annoiare l’ascoltatore.
Riff sadici e taglienti, batteria a velocità folli, cantato sofferto e lacerante, un urlo selvaggio contro tutto e tutti; questo è il black metal, che vi piaccia o no.

P.S. Da segnalare inoltre il contributo di Nordvargr degli MZ412 su “The Life And Death Of Europa” (una sorta di concept diviso in due atti) e la presenza di “Steppe”, cover dei norvegesi Ved Buens Ende.

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