In occasione dell’uscita dell’ultimo album “Lipservice” ed alla vigilia del loro primo vero tour in Italia, siamo andati ad intervistare gli svizzeri Gotthard, da anni ormai vere stelle del firmamento hard rock europeo: a rispondere alle nostre domande Marc Lynn e Leo Leoni, tanto bravi sul palco quanto simpatici e alla mano di persona.
Il risultato della chiacchierata è un’intervista decisamente lunga ed anche (spero) interessante: buona lettura quindi!

Marc: Ciao Fabio, è un piacere conoscerti!

Il piacere è mio, vi ringrazio anzi della disponibilità!
Marc: Allora…hai ascoltato il disco? Che te ne pare?

Certo che sì! L’ho ascoltato parecchio e trovo che sia davvero un bel disco, sta diventando uno dei miei preferiti dei Gotthard! A questo proposito ho subito la prima domanda… quando ho inserito il CD per la prima volta, dopo 40 secondi della prima canzone già mi sono ritrovato a muovermi e a battere il piede… (Marc sorride)… non è una specie di magia?
Marc: Perchè no! E’ bello pensarlo! (sorride) La prima canzone dell’album è abbastanza tirata ma semplice, e ti entra dentro il sangue… specialmente il ritornello, trovo sia uno di quei ritornelli rock che impari presto e che ti viene voglia di cantare! Per scrivere “All We Are” Leo e Steve si sono trovati con due nostri amici svedesi, Anders Wikström (ex chitarrista dei Treat, ndr) e Fredrik Thomander, ed oltre a questa hanno composto insieme altri tre brani che sono poi finiti tutti sull’album.
In fase di demo, questa canzone in particolare mi aveva affascinato subito, mentre gli altri erano un po’ dubbiosi…io però ho insistito per rifinirla e completarla, perché mi sembrava un pezzo molto buono, e così abbiamo fatto.
In fase di produzione poi, man mano che andava completandosi, è migliorata costantemente, ed alla fine mi hanno dato ragione! (risate)

A proposito di strumenti, nel nuovo album, ovviamente non sempre in primo piano ma si sente parecchio organo Hammond, cosa che ho apprezzato moltissimo essendone un grande fan: trovo che doni a “Lipservice” un suono particolarmente caldo e pieno, quindi volevo chiederti…è stata una scelta progettata o lo avete semplicemente aggiunto “perché ci stava bene”?
Marc: Direi soprattutto perché ci stava bene! Nei primi tre album abbiamo sempre usato l’Hammond, poi successivamente siamo invece andati in direzione un po’ più moderna, di sperimentazione: un giorno però ci siamo accorti che, forse, avevamo un po’ troppe tastiere, sotto forma di strings e via dicendo….i brani erano molto “coperti” sonoramente, riempiti da sottofondi eccetera, e abbiamo pensato che stessero perdendo un po’ in vitalità.
Volevamo fare un disco “vivo”, vitale, e così fin dall’inizio abbiamo detto “Ok, non mettiamo 6 chitarre, 3 bassi e 70 tastiere, mettiamo solo quello che le canzoni richiedono”.
E così, nel nuovo disco c’è l’essenziale, e gli “extra” sono in numero ben dosato: una volta c’è un sequencing sotto il mio basso, due volte c’è il pianoforte, poche tastiere, e tutto il resto è Hammond, suonato da Nicolo’ Fragile, un musicista italiano che abbiamo conosciuto l’anno scorso e…”

Scura se ti interrompo, ma è per caso lo stesso che ho visto con voi sul palco al concerto di Lugano due anni fa, era il tour di “Human Zoo”?
Marc: …ah, no! Ricordi bene che era italiano anch’egli, ma lui si chiamava Paolo: ora non suona più con noi poiché ha ricevuto un’offerta per suonare in un musical come capo musicista, una proposta talmente allettante che noi stessi gli abbiamo raccomandato di non preoccuparsi e cogliere l’occasione al volo! Al suo posto abbiamo quindi trovato Nicolo’, che oltre ad essere produttore da anni suona le tastiere per Eros Ramazzotti e diversi altri cantanti di primissimo piano.
E’ un grande musicista, rispetto a Paolo ha un approccio più “improvvisato” e meno studiato, e questo peraltro si inserisce ottimamente nel contesto del nostro nuovo album. …e poi l’Hammond è uno strumento fantastico!!

Già! Ad esempio in “Dream On”, a metà del ritornello si inserisce quell’hammond che fa “wheewheeewarawaw” (risate)…e ci sta in modo fantastico!
Marc: Ahah! Vero! Giusto! L’hammond è così, riempie il suono ma non disturba, anzi, aggiunge qualcosa!

Tornando al disco nel complesso… in giro si sentono e si leggono numerosi pareri, e diversi parlano di un “ritorno alle sonorità dei primi dischi”… io a dire il vero non sono d’accordo, ascoltandolo infatti trovo che il suono sia sì tornato più “chitarroso” e potente, ma che l’evoluzione soprattutto dal punto di vista melodico avuta negli ultimi 10 anni si senta eccome: trovo perciò più adeguato parlare di passo avanti, piuttosto che di passo indietro, che ne pensi?
Marc: Sono d’accordo. E’ stata una scelta voluta: devi sapere che l’anno scorso sono cambiate moltissime cose per noi, sono scaduti i contratti con la nostra vecchia casa discografica e con il nostro manager, e proprio in quel periodo Mandy (Meyer, chitarra, ndr) ci ha lasciati perché desideroso di intraprendere strade che gli consentissero di essere al centro dell’attenzione, tipo “guitar hero” insomma, cosa che ovviamente nella nostra band non era possibile.
E’ stata una separazione cordiale, come con Paolo, semplicemente se uno non desidera più suonare con noi non c’è problema, si prendono strade separate, senza rancore…

…anche perchè in effetti suonare in un gruppo dove non ci si trova bene difficilmente porta a grandi risultati…
Marc: …proprio così. Insomma, a quel punto ci siamo fermati ed abbiamo riflettuto su tutto ciò che avevamo fatto fino a quel momento, arrivando alla conclusione che ci voleva una specie di nuovo inizio: abbiamo quindi fondato la nostra casa discografica in Svizzera, e per l’estero siamo passati ad una etichetta piu’ piccola, rifiutando le offerte di molte Major dato che in diverse occasioni con la Major BMG non ci eravamo trovati granché bene.
Abbiamo anche un nuovo manager, Uwe Block, ex manager degli Scorpions nonché uno dei piu’ bravi…. insomma volevamo ricominciare da zero e registrare diciamo un “secondo primo disco”!
Con il Best-Of “One Team One Spirit” abbiamo virtualmente chiuso un’era, ed ora inizia la seconda parte della carriera dei Gotthard. Così come siamo felici di quello che abbiamo fatto in passato, così ora vogliamo guardare avanti: l’abbiamo fatto in ogni disco ed a maggior ragione su “Lipservice” abbiamo cercato di focalizzare cosa in precedenza abbiamo fatto bene e cosa male cercando di ottenere esattamente quello che volevamo.

Allo stesso tempo abbiamo cercato di mantenere il disco vitale, evitando di “rimasticarlo” troppo in studio proprio per mantenere la freschezza dei brani: con la tecnologia moderna si possono ottenere dei dischi praticamente perfetti dal punto di vista formale… ma secondo me non è sempre un bene, perché troppo spesso risultano finti e perdono tutta la propria energia!

Tornando al discorso che mi accennavi poco fa… in Svizzera siete di fatto delle star, vendete milioni di dischi, passate per radio e andate anche in televisione… io ad esempio ricordo di aver visto un collegamento sulla TSI (Televisione Svizzera Italiana, si riceve anche in Italia nelle zone vicine al confine, ndr) con la vostra serata di presentazione di “Human Zoo”, oppure una volta Steve Lee ospite del contenitore domenicale di Carla Norghauer, o ancora la band esibirsi dal vivo a Telethon o alla premiazione degli sportivi svizzeri dell’anno… insomma, siete decisamente noti, eppure appena passata la dogana con l’Italia già vi conosce in proporzione 1/10 della gente…sembra assurdo, non trovi?
Marc: Purtroppo si. E il motivo è molto semplice: la BMG non ha mai avuto alcun interesse a promuoverci in Italia. Abbiamo provato a prendere contatti per suonare dal vivo, ma dall’etichetta ci è sempre stato risposto “no”. In tutta Italia avranno distribuito 30 dischi giusto per poter dire “il disco è uscito, che avete da rompere?”… in teoria avremmo avuto un “contratto mondiale”, ma la realtà è che con quei contratti le etichette fanno quello che vogliono e se in un paese non vogliono promuoverti non lo fanno.
Tre anni fa abbiamo suonato allo stadio Delle Alpi di supporto agli Ac/Dc, ma l’abbiamo fatto per conto nostro e sostanzialmente per piacere, sperando poi magari che qualcuno andasse anche a comprare i nostri dischi, ordinandoli in Svizzera o chissà.
E’ vero ciò che dici, del resto sembrerebbe normale, dopo la Svizzera subito l’Italia, siamo vicini, parliamo anche la stessa lingua…!! Purtroppo invece siamo stati costretti ad aspettare molti anni prima di poter cambiare contratto… ora abbiamo firmato con la Nuclear Blast, una label improntata massicciamente all’hard rock e all’heavy metal, ma che soprattutto desiderava lavorare con noi e si è dimostrata entusiasta. Riflettendo sulla nostra esperienza con le Major abbiamo scelto di intraprendere questa nuova strada, di lavorare cioè con gente motivata e che fosse più “vicina” alla band e ai suoi interessi. Meglio essere il numero 5 o 10 di una casa un po’ più piccola che il numero 500 o 800 di una più grande, no?…inoltre hai visto cosa succede con le varie fusioni tra Major… con le band che si ritrovano di colpo fagocitate e trascurate/bloccate per anni… no, decisamente non volevamo correre quel rischio!

Come hai introdotto prima, per il mercato svizzero avete fondato la vostra etichetta personale, la G. Records…rimarrà una cosa dedicata esclusivamente ai Gotthard, o pensate magari in futuro di lavorare anche con altri gruppi?
Marc: Diciamo così… avere una piccola casa discografica è sicuramente una specie di sogno, una cosa speciale. D’altra parte però la cosa richiede davvero parecchio impegno… ai tempi, se c’erano da prendere decisioni difficili o qualcosa non andava, la responsabilità in fondo se la prendeva la casa discografica!! (risate) Fare le cose da soli, invece, può essere molto gratificante ma dà anche molto lavoro e responsabilità.
Per ora cerchiamo di fare un po’ di esperienza senza commettere, possibilmente, errori… in futuro vedremo…
Sai, è sempre un po’ difficile, vedi per esempio gente come Prince, che hanno creato la propria casa discografica ma alla fine sono andati giù. Forse è perché ad un certo punto inizi ad avere un secondo business, e così ti ritrovi a non avere abbastanza tempo per la tua vera occupazione… in fondo noi siamo musicisti e non businessmen! (risate)

Tornando al nuovo disco… il primo singolo scelto per promuovere l’album è stato “Lift ‘U’ Up”, canzone piuttosto semplice ma dalla melodia gioiosa e accattivante, capace di fare subito presa… ricordo infatti che, pochi giorni dopo la sua uscita, la mia ragazza sentì appunto il singolo su Radio 3iii (la principale emittente radio privata svizzera) e subito mi chiese “ehi, ma il disco quando esce?” (risate) …direi quindi che il suo compito lo ha svolto bene, che ne dici?
Marc: (ride) Beh, direi di si! Infatti in Svizzera dopo neanche una settimana era già al numero 3 delle classifiche singoli…quindi direi che è stato accolto molto bene, e la cosa mi fa piacere!
Tu hai parlato di canzone semplice… ok, ma è anche vero che è difficile scrivere dei pezzi semplici! Sembra un non-senso, ma se ci pensi non è facile scrivere pezzi rock semplici ma che funzionino bene e rimangano impressi.
“Lift ‘U’ Up” è una delle canzoni scritte insieme ai nostri amici svedesi, e a mio modo di vedere unisce un po’ 30 anni di rock… c’è un po’ di tutto ed allo stesso tempo è semplicemente rock. Lo abbiamo scelto come singolo perché è un pezzo che ti entra subito dentro, ti fa “muovere la gamba” e ti fa venire voglia di cantare!
Abbiamo anche diverse versioni di quella canzone: sul singolo svizzero ci sono la versione radio, una versione estesa, un’altra acustica e infine la versione, pensa un po’, fatta da un nostro amico che fa il DJ in Italia, e ha voluto creare una versione “per la pista da ballo”!! Di certo è un pezzo da suonare dal vivo, in un grande stadio penso sarebbe la fine del mondo!!

Fra non molto (Ottobre, ndr), dopo la stagione dei festival estivi, inizierà il vostro tour vero e proprio: nel 2003, durante il tour di “Human Zoo”, ho assistito al vostro concerto al palazzo del ghiaccio di Lugano, ed è stato eccezionale! A parte l’aspetto musicale, già il colpo d’occhio del palazzo gremito faceva un certo effetto, ma anche la componente scenica del concerto mi ha impressionato positivamente…
Marc:…ah si, si! A partire dalla “gabbia” iniziale, poi le proiezioni video, gli effetti pirotecnici e via dicendo! Anche per il nuovo tour abbiamo in mente diverse cose: ti posso dire che non faremo piu’ così tanto, perché ci siamo accorti che troppe trovate sceniche tendono a distogliere un po’ l’attenzione dalla band e dalla musica in sé, ad ogni modo di “effetti speciali” ce ne saranno comunque di sicuro!

Sempre al concerto di Lugano mi ha colpito l’idea, durante la versione acustica di “In the Name”, di proiettare nel frattempo sullo sfondo le bandiere, a colori alterati, di tutti i vari paesi del mondo, una dopo l’altra senza distinzione… la cosa mi ha fatto riflettere, e uno dei miei pensieri è stato che forse proprio la musica è una delle pochissime cose in grado di unire, a volte, le persone piu’ diverse fra loro… che ne pensi?
Marc: Si, e abbiamo scelto di eseguire “In the Name” in versione acustica proprio per dare risalto al messaggio della canzone, che trovo sia molto bello. Ci troviamo in un mondo flagellato da guerre, odio, ignoranza, intolleranza, conflitti religiosi e/o economici… ma se ci pensi, in ogni luogo del mondo le persone sono come me e te, e tutti nella vita abbiamo gli stessi problemi, così come lo stesso desiderio di essere felici… davvero le differenze il più delle volte ce le creiamo noi stessi. Proprio per questo abbiamo scelto di proiettare le bandiere, elemento estremamente simbolico, con i colori tutti invertiti, che so, la croce svizzera bianca su sfondo blu oppure la bandiera americana con le stelle rosse e il resto giallo/verde…

Chiudiamo la parentesi con un’ultima domanda… proprio in quello show ho scoperto che Steve sa suonare la batteria, ed è pure bravo! (durante il concerto infatti il cantante Steve Lee è scomparso dal palco per riapparire poco dopo a sorpresa su una piattaforma elevabile nel bel mezzo del palazzetto, dove con una seconda batteria ha duettato con il drummer Hena Habegger, ndr) Quindi mi chiedevo… suona anche in qualche gruppo o lo fa solo come “hobby”?
Marc: Vero, Steve è un buon batterista! Prima suonava infatti in un gruppo, che aveva un cantante, e lui suonava la batteria e faceva la seconda voce… un giorno però, non ricordo perché, si trovarono senza voce e gli altri chiesero a Steve di fare da voce principale… fu un bel salto, immaginati di passare da dietro alla batteria, nascosto, a essere il frontman al centro dell’attenzione! Comunque funzionò, e direi proprio che è stato meglio così, no? Steve ha una grandissima voce, e sarebbe stato un peccato se fosse rimasto solo un batterista! C’è anche un altro che ha fatto una cosa del genere… tale Phil Collins! (risate)
E a proposito proprio del concerto, quella trovata della piattaforma in mezzo al pubblico e del “duetto-controassolo” è molto piaciuta ed è stato sicuramente un highlight, per cui penso che la terremo decisamente in considerazione per il futuro tour… “come” lo faremo, però, è una sorpresa! (ride)

Un mio collega del sito (Vincenzo B., ndr) una volta mi fece notare come effettivamente abbiate una facilità di fare musica melodica ma al contempo “grassa” e “maschia” come solo pochi altri…qual’è il segreto?
Marc: …beh, diciamo così, ognuno sa cosa è in grado di fare, non suoniamo sopra il nostro limite, e nessuno vuole fare la superstar… siamo un gruppo e vogliamo suonare come tale, unendo la grinta e le capacità dei singoli nella melodia e nelle canzoni che sono collettive. Diciamo che è come uno sport di squadra, siamo sul palco/sul campo in cinque (sei con il tastierista) e ognuno fa quello che sa e deve fare e quando è il momento passa la palla al compagno… gioco di squadra, è così che si vince anche nello sport, no?
Fra noi poi, dopo quasi 15 anni che suoniamo insieme, c’è ormai grandissima intesa, e dal vivo così come in studio sappiamo bene come lavorare l’uno con l’altro: anche per tutto il resto poi ci confrontiamo apertamente, parliamo di tutto, senza problemi.
Ma soprattutto credo che il “segreto” sia vivere la musica, noi amiamo quello che facciamo, ci fa sentire bene: voglio dire, anche se abbiamo avuto una giornata da schifo, se la sera saliamo sul palco ci torna inevitabilmente il sorriso, perché ci piace fare musica e suonare insieme, ci divertiamo noi per primi!!

Mi ricollego a quello che hai detto poco fa, ovvero che ormai i Gotthard esistono da parecchi anni, e volevo a questo proposito farti una domanda che inserisco quasi in ogni intervista e che mi interessa particolarmente: in tutti questi anni, come trovate che sia cambiato il business, il mondo discografico?
Marc: Tantissimo. E molto in negativo. Mi fa in un certo senso sorridere vedere le major che faticano e si fondono fra loro, oppure che ancora devono basarsi sui vecchi gruppi, magari riuniti dopo anni, proprio perché si sono “dimenticati” per lungo tempo di far crescere e supportare i giovani, col risultato che di nuove band allo stesso livello…
Ora le giovani band trovano quasi tutte piu’ conveniente affidarsi alle etichette indie, poiché è risaputo che affinché un gruppo funzioni occorre supporto vero da parte della casa discografica, cosa che le major da anni non hanno saputo/voluto dare. E’ cambiato molto anche dal punto di vista etico, credo che spesso non si insegni ai giovani a dare il giusto valore alla musica… la musica non è gratis, e il successo non si ottiene con nulla… è decisamente tutto molto diverso da quando noi abbiamo iniziato…

Domanda obbligatoria: che ricordi hai del concerto tenuto a Torino di supporto agli AC/DC?
Marc: Mah… tutto!! (risate) Suonare di supporto a un gruppo simile, emozione a parte, era anche un po’ una sfida, perché il pubblico degli AC/DC è un pubblico difficile, che al concerto non accetta volentieri cose diverse… quindi c’era un po’ di timore, come ci avrebbero accolti? Per fortuna, è andata bene! (sorride) Ovviamente abbiamo incentrato la scaletta sui nostri pezzi più rocciosi e duri, e poi un po’ di influenze AC/DC le abbiamo, soprattutto come base ritmica…comunque ad un certo punto a metà di una canzone abbiamo fatto un lungo stacco molto blues, un po’ alla “The Jack” per intenderci, e lì il pubblico ha esultato, “yeeah!”… e quando dopo la presentazione dei musicisti siamo tornati al nostro pezzo, la gente ci aveva accettati del tutto, e da lì fino alla fine abbiamo ricevuto parecchi applausi! Alla fine è stato veramente un bel concerto, e la cosa ci ha fatto immenso piacere!

Come vedi la scena hard rock svizzera? Oltre ai veterani, mi pare che ci siano diversi gruppi che si stanno confermando ad alto livello, come ad esempio gli Shakra o i Crystal Ball…
Marc: Si, ottime band! I Crystal Ball li conosco da diversi anni, e incontro di frequente il bassista, andiamo nella stessa palestra! (ride) Gli Shakra li conosco meno ma ci incontriamo spesso ai vari festival… ad ogni modo, nonostante la Svizzera abbia solo sette milioni di abitanti, abbiamo una buona tradizione e ci sono anche dei gruppi nuovi validi.
Pensa, ci sono anche tantissimi gruppi che cantano in dialetto svizzero, anche rock, e vendono parecchio! Abbiamo davvero molta musica, di ogni tipo, e molto rock… avere 5 o 6 gruppi hard rock di successo poi, per un paese piccolo come la Svizzera, è davvero una cosa grandiosa!

(Nel frattempo arriva Leo e Marc si appresta ad accogliere un altro giornalista, ndr) Ok Marc, allora grazie della bella intervista! In conclusione, se vuoi puoi aggiungere quello che desideri e salutare i lettori di Heavy-Metal.it!
Marc: Grazie a te! Sicuramente vorrei dire che ci fa veramente piacere poter finalmente avere il supporto necessario per suonare in Italia, era da tempo che volevamo farlo e finalmente ne abbiamo l’occasione! Spero quindi di incontrarvi numerosi ai nostri concerti italiani! …ascoltate il disco, se vi piace compratelo, e se non vi piace… beh compratelo lo stesso!!! (risate)

(Arriva Leo) Allora Leo… anzitutto complimenti per il disco! Sono sincero, non lo dico per ‘captatio benevolentiae’… (risate) …Volevo chiederti, da dove arriva l’idea del titolo e della copertina, con l’insegna…ha un significato particolare?
Leo: Dunque, l’idea arriva da un ragazzo che ha già fatto alcune copertine per noi e che si chiama Martin Häusler: noi desideravamo qualcosa di diretto, semplice, e lui è arrivato con quest’idea che abbiamo subito trovato geniale.
Non so se Marc ti ha spiegato cos’è il “Lipservice”… sostanzialmente sono tutte quelle balle che la gente ti racconta consapevolmente, ad esempio chi ti dice “ah come ti vedo bene oggi” mentre tu ti senti una merda e lo nota benissimo anche lui, oppure tutte le moine dei politici, o ancora chi cerca di venderti una carriola al posto di una Ferrari… al prezzo della Ferrari, naturalmente… (risate) ecco, questo è il “Lipservice”…. servizio di labbra… leccate di culo insomma!!! (risate)
Poi ovviamente c’è il gioco di doppi sensi, ovvero il “servizio di labbra” a scopo sessuale, come un po’ suggerito dall’insegna con le due sagome di donna, come fosse di un night club o simile… che poi volendo vedere è la stessa cosa, perché anche lì ti ritrovi con tutte queste ragazze che ti girano attorno e vengono con te soltanto se paghi… e quindi alla fine è un “lipservice” anche quello!

Testualmente: a quando un “Live spacca culo pure ai passeri”?? (risate)
Leo: Ahahah! Tipo “Gotthard Live…”? Guarda, nello scorso tour avevamo registrato parecchio materiale, ma non lo abbiamo potuto pubblicare per motivi di diritti. Ora, direi sicuramente non quest’anno, ma di certo nei prossimi due o tre anni faremo qualcosa, magari un DVD!

Avete già idee per il secondo singolo? Personalmente mi piace molto “Nothing Left at All”…
Leo: Non sei il primo che me lo dice, in molti ce l’hanno richiesta ed infatti quella è in ballottaggio con le altre due ballad del disco… e comunque non è detto che sia una ballad! In Germania per esempio richiedono fortemente “Anytime Anywhere”… che suona un po’ tedesca, non trovi? Anche in America preferirebbero puntare su un up-tempo… non sappiamo ancora, dobbiamo decidere e penso che in parte ci faremo guidare anche da chi capisce più di noi di mercato! (ride)

Recentemente ho visto il video di “Lift ‘U’ Up”, poi ricordo di avere visto sulla TSI il video di “Heaven”… e molti anni fa il video di “All I Care For”…so che comunque ne avete fatti diversi altri, no?
Leo: Si, in totale ne abbiamo fatti una decina… abbiamo anche un DVD, “Homerun”… abbastanza ok… però hanno sbagliato il mastering ed è per quello che non rompe così il culo come dovrebbe! (tutti ridono) Però alla fine te lo ritrovi sul mercato, lo hanno fatto così, e pazienza…

Prima o poi comunque c’è la possibilità che questi video vengano resi disponibili?
Leo: Io spero di sì! Alcuni comunque sono già stati pubblicati magari come b-side del singolo… so che c’è “Heaven”, c’è “He Ain’t Heavy”… alla fine l’unico vero problema sono tutti i diritti di pubblicazione e via dicendo… cercheremo di fare qualcosa!

Purtroppo il tempo a nostra disposizione scarseggia… quindi se vuoi puoi a tua volta concludere come preferisci e salutare i lettori di heavy-metal.it! Ciao e grazie mille per l’intervista!
Leo: Grazie a te e grazie a tutti i fans italiani… vi aspettiamo numerosi ai concerti, come voi avete aspettato noi! Ciao!!

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