Whiskey Ritual è un nome che si sta facendo strada velocemente nel panorama underground italiano, grazie soprattutto a numerosi live di spalla a band di grosso calibro. La band, proveniente da Parma e nelle quali fila milita Asher, batterista anche dei più famosi Forgotten Tomb, esce con il suo primo album dal nome espicito di “In Goat We Trust”. E’ un black metal fortemente tinto di sfaccettature R & R, farcito di un’attitudine che si potrebbe definire nichilista e strafottente, basta leggere i testi per rendersi conto che i Whiskey Ritual si fanno alfieri del motto “Sesso, Droga e Rock & Roll”. Musicalmente parlando, “In Goat We Trust” è un album dalla doppia faccia, quella ferale del black metal norvegese e strafottente del R&R targato Mothorhead, band che omaggiano nei loro live, coverizzando “Ace Of Spade”. Il disco parte fortissimo, con tre canzoni di grandissimo livello, “Black’n’Roll”, la title track e “One Million”, quest’ultima si può fregiare della presenza dietro al microfono di Apollyon, membro dei norvegesi Aura Noire, altra band a cui i nostri si ispirano, oltre che bassista degli Immortal. La prima canzone citata, come dice il titolo, è un vero inno al Black’n’Roll, che porta alla mente gli ultimi Darkthrone, ma che a mio parere ha un tiro maggiore rispetto alle ultime fatiche del duo norvegese e grazie anche ad una produzione potente, ma non stereotipata, la canzone vive di un’anima propria ed è un pezzo che live fa di sicuro vittime. “In Goat We Trust” è un pezzo più tipicamente black metal, farcito di blast beat e riff glaciali, mentre “One Million”, che per me è il pezzo migliore del cd, ha una carica disumana, prendete i Mothorhead, velocizzatali e imbastarditeli ancora di più e avrete idea di cosa parlo. Dalla successiva song, “Drunken Night”, l’album comincia a calare di intensità, le canzoni diventano più lente e vanno alla ricerca più del groove che dell’aggressività, ma fortunatamente i Whiskey Ritual ritrovano quell’arroganza e quella bastardaggine in chiusura con la sfacciata e auto celebrativa “Whiskey Ritual”, preceduta da altre due ottime canzoni come “Legione D’Assenzio” e “The Humans’ King”, che però non raggiungono l’ispirazione dei primi tre pezzi.
In definitiva ci troviamo di fronte ad un debutto più che buono, anzi direi ottimo, peccato solo per quel calo nella parte centrale del disco, ma a mio parere “In Goat We Trust” è un album solido con tre pezzi che sono delle vere e proprie perle.

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