Con un nome abbastanza banale ed una provenienza non proprio centrale rispetto all’universo metal, i messicani Ticket To Hell arrivano a firmare un disco che, tra alti e bassi, rispecchia abbastanza fedelmente lo stato di salute del metal di oggi. Si potrebbe fare una lunghissima digressione in merito, ma quello che conta è che il livello qualitativo e tecnico delle band contemporanee si è alzato abbastanza da creare aspettative sempre più alte e, se certi lavori considerati mediocri oggi, fossero usciti anche solo 10 anni fa, sarebbero stati considerati dei capolavori senza tempo.
Fatta questa dovuta premessa, il genere proposto in “Operation: Crash Course” è un thrash metal furioso ed impertinente, senza la minima parvenza di un compromesso e con qualche richiamo ‘core a fare capolino qua e là per tutta la durata del disco. Certo, la produzione è limpida e cristallina, gli strumenti tutti ben suonati ed arrangiati, ma il tutto puzza tantissimo di già sentito, di vecchio. Per carità, sicuramente chi predilige sonorità come queste è un fan sfegatato degli anni ’80 e di tutto il thrash, sia esso della scuola americana o di quella tedesca, però ciò che infastidisce è che non ci siano idee nuove, ma solo un minestrone riscaldato ed insaporito quanto basta per non far sentire che è stato cucinato una settimana prima.
Probabilmente ciò che pesa di più sulla testa dei Ticket To Hell è quello di essere praticamente un progetto solista, quindi tutto il materiale è stato composto da una sola mente senza aiuti esterni. Questo fattore, se da un lato giova all’omogeneità del lavoro, dall’altro lo rende abbastanza piatto e noiosetto, nonostante la breve durata di 40 minuti circa, minandone l’ascolto prolungato ed attento che meriterebbe.
Se dovessi comunque definire un punto di forza del disco in esame, però, sarebbe sicuramente l’impatto. Ed allora, se quello che cercate è un buon motivo per dare capocciate al vostro muro di casa (in senso buono, s’intende), “Operation: Crash Course” è decisamente quello che fa per voi. Se, invece, possedete già tutta la discografia dei vari Destruction, Sodom, Testament e compagnia thrasheggiante, allora non credo sentiate l’esigenza di aggiungere un tassello alla vostra collezione che non completa un quadro già chiaro 20 e più anni fa.
In ogni caso voglio sottolineare che quello dei Ticket To Hell non è affatto un brutto lavoro, solo che consiglio di dare un ascolto preliminare prima di metter mano ad un portafogli che, complice la crisi economica, si fa sempre più avaro di risorse.

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