Questo non è una demo! Mi è stato fatto passare per demo ma è un album. Ragazzi fossero tutti così i demo! I The Dogma, nati alla fine del 1999, ci propongono questo loro primo lavoro nel migliore dei modi. Quando ho ricevuto il cd l’ho aperto per controllare il libretto e… spettacolo! Un libretto di 12 pagine con tutti i testi delle loro canzoni, ognuna con un ben preciso disegno (stupendi) di sfondo e udite udite… un intero servizio fotografico sui componenti della band. Subito dopo allora mi son chiesto: ma non è che quest’ALBUM è tutto fumo e niente arrosto? Metto dunque il disco nel lettore molto scettico… Il gruppo propone un symphonic metal di indubbio valore. Sopratutto l’ho trovato molto originale, il che per come vanno oggi le cose in questo genere è cosa assai difficile da trovare. Scordatevi i Rhapsody o i Labyrinth. Sono molto più affini, non simili sia chiaro, ai Secret Sphere o agli Highlord. I quattro dimostrano tutta la loro bravura supportati da una registrazione e una produzione impeccabili. Assolutamente migliore di tanti album pubblicati da etichette abbastanza conosciute. Chissà quanto devono avere speso! Cosimo Binetti si è dimostrato un validissimo compositore. Nulla è lasciato al caso, ogni particolare è stato curato con la massima attenzione. L’intro Dark Winter è molto ispirata da quelle degli Angra, ma anche da quelle degli Heavenly. Nelll’aggressiva The Return il cantante dimostra tutto il suo valore, uno dei migliori cantanti italiani che abbia sentito fino ad ora. Binetti in particolare dimostra tutta la sua bravura esecutiva nell’assolo che fa da intro per Paradise. Una canzone molto d’atmosfera, sognante e aggressiva allo stesso tempo. Dolcissima è invece Breaking My Heart in cui Cosimo fa quasi piangere la sua chitarra. Una ballata sufficientemente canonica ma chi se ne frega; da sola vale l’aquisto del cd. The Last Drop Of Blood è la più cattiva tra tutte quelle proposte. Ricorda molto vagamente gli Stratovarius di Dreamspace nella sua parte iniziale. Questo brano è stato molto interessante per la presenza, oltre che del cantato di Daniele Santori, di un cantato lirico, affidato a Enrichetta Coli, e di uno growl, affidato ad Amontrendkiller. Decisamente molto efficace. Chiude l’album una canzone che ha un intro più “holliwoodiano” frammisto ad una chitarra molto incisiva che poi soppianta del tutto le tastiere per rimanere poi sempre in primo piano. Viene riproposto in maniera stupenda il cantato lirico in molti punti del brano in cui che si fa più calmo e rilassato. Assolutamente fantastica. Chiunque si definisce amante del symphonic deve assolutamente avere questo disco. Compratelo. Sostenete questa band che molto può dare al panorama metal italiano. Non dite poi che mancano gruppi validi…

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