Salve a tutti gli amici e le amiche di Heavy-Metal.it. quello che, con immenso piacere ed onore, mi accingo a recensire è l’attesissimo ritorno discografico degli Slayer, una delle band che, con la sua musica senza fronzoli e barocchismi, con i suoi riff massacranti e senza tregua, ha influenzato intere generazioni di gruppi musicali. Il combo americano ritorna alla grande dopo ben cinque anni d’assenza con un album che definire apocalittico è veramente un eufemismo: Christ Illusion, che, per chi non ne fosse ancora a conoscenza, è il primo album ufficiale che vede il ritorno della formazione che aveva registrato quel capolavoro datato 1990 che risponde al nome di Seasons In The Abyss, è un concentrato di malvagità, cattiveria ed ultraviolenza allo stato puro, un treno impazzito su di un binario morto che viaggia a velocità infernale senza alcun tipo di controllo, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. In poche parole, un vero e proprio capolavoro. Ma lasciamo che sia la musica a parlare. Il massacro inizia subito alla grande con una serie di brani a dir poco devastanti: “Flesh Storm”, una vera tempesta di violenza scandita dai ritmi infernali creati dalla sezione ritmica Lombardo/Araya, coadiuvata dalle asce Hanneman/King che, con i loro riff assassini e taglienti come lame di rasoio, non concedono la minima tregua alle orecchie del povero ascoltatore. A completare il tutto ci sono poi i chorus molto accattivanti e che entrano subito in circolo, quasi fossero una droga che provoca assuefazione immediata. “Catalyst” è un’ altra mazzata sonora di rara potenza che, se eseguita in sede live, provocherà un vero e proprio putiferio; “Skeleton Christ”, inizia con un ritmo da marcia scandito dalle chitarre e fa da apripista all’irrompere maestoso e terrificante degli altri strumenti fino a raggiungere un livello di violenza che la band americana non proponeva dai tempi di Reign In Blood; “Eyes Of The Insane” è un brano dalle ritmiche apocalittiche e terrificanti, coadiuvato dalle magistrali linee vocali generate da Tom Araya; “Jihad”, un brano che, come dice il titolo, ha al suo interno tutta la potenza devastante, distruttrice ed assassina di un gruppo armato pronto a colpire e con l’unico scopo di lasciare “Terra Bruciata”; “Consfearacy”, un concentrato di violenza allo stato puro che, con i suoi ritmi assassini e massacranti,ha l’effetto devastante di una granata al Napalm; con “Catatonic” il ritmo si fa leggermente più cadenzato e quasi diventa ballabile, ma non per questo perde di potenza ed aggressività. Dopo questo piccolo momento di “apparente” tregua il massacro riprende con i ritmi infernali di “Black Serenade”, pezzo scandito dalle chitarre assassine di Hanneman e King, titanicamente coadiuvate dalla sezione ritmica orchestrata dal basso di Araya e dalla batteria di Lombardo; ed ecco giungere “Cult”, primo singolo estratto dall’album, un altro concentrato di violenza allo stato puro introdotto dai cupi riff generati dalle due asce del gruppo che creano un tappeto sonoro per l’irrompere maestoso del resto del gruppo; chiude questo capolavoro “Supremist”, canzone in cui la batteria di Dave Lombardo, con i suoi ritmi assassini e spaccaossa, la fa da padrona e conduce il resto del gruppo ad un livello di velocità e violenza che la band americana non aveva quasi mai raggiunto.

Per concludere vorrei fare una piccola osservazione: negli ultimi anni, soprattutto dopo l’uscita di album come Undisputed Attitude (1996), Diabolus In Musica (1998) e God Hates Us All (2001), alcuni critici avevano osato affermare che gli Slayer fossero un gruppo ormai “finito” che non aveva più nulla da dire e da offrire al mercato musicale. A mio parere queste persone dovranno come minimo ricredersi ascoltando quest’ultimo album della band americana dato che qui si parla di musica con la “M” maiuscola, di Thrash Metal stile anni ottanta e novanta suonato in maniera egregia e prodotto in maniera a dir poco fenomenale. Questo è un album che si candida a pieno titolo a diventare uno dei titoli che entreranno a far parte della playlist di ogni metallaro. Un album che farà felice sia i vecchi thrashers sia coloro che hanno conosciuto gli Slayer degli anni novanta e del nuovo millennio. Posso solo aggiungere una cosa: gli Slayer hanno nuovamente dissotterrato l’ascia di guerra e sono pronti a colpire: e stavolta lasceranno realmente “Terra Bruciata”.

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