Marco Grazzi (voce), Federico Bonazzoli(chitarra), Marco Beccari(basso) , Stefano Morbini (batteria), Carlo Scaietta(tastiere) : questa è la formazione ufficiale della band mantovana, che ci sta facendo rivivere con i propri lavori, un’ epoca ormai irraggiungibile e lontana, ma che con loro, sembra riapparire dalla nebbia, forse le stessa dalla quale è nato questo gruppo. Quante volte è venuta fuori la rievocazione del passato, quest’anno, nel lavoro di tanti artisti e musicisti? Tante. Questo è il caso dei Sinezamia, che rievocano un goth /dark rock italiano alternato a pezzi hard rock di alta qualità e preparazione.

Il loro primo full length , “la Fuga”, è un album carico di rievocazioni passate, ma altresì, per chi conosce già i loro lavori precedenti, acquista un’impronta molto più “heavy” (Beccari , ex Rude Forfathers e Bonazzoli con la sua chitarra dall’anima sfrenata ed inquieta, a parer mio, hanno dato una buona mano a renderlo tale). Anche la copertina la dice lunga su questo avvicinamento ad un mondo più hard rock : da toni prettamente desaturati , si è passati a quelli infuocati del rosso, il che delinea una voglia di aggressività e potenza e forse, meno decadenza. Tutti i componenti della band portano all’interno della loro scacchiera musicale varie influenze, anche molto discostanti tra loro. I bianchi muovono verso la wave ed il post-punk (Grazzi e Scaietta) , il nero muove verso sonorità hard rock (Beccari, Morbini e Bonazzoli). Parlo di scacchiera perché l’idea che mi da questo album è di una partita fra generi dove non vi è un vincitore : è come se le pedine si alleassero e unissero. L’album è questo : un mix di generi che vanno dalla wave-post punk a parti più hard rock, creando così una pluralità di ascolto per il pubblico, mescolando generi che soddisfino più esigenze.

L’album si compone di 8 track . Premettiamo che Marco, la voce, prende spunto dal buon Vecchio Pelù; le influenze di “17 re” in alcuni pezzi, si sentono parecchio: ad esempio nella parte delle tastiere di “Ombra”, ma come anche nell’arabeggiante e barocca “Venezia”, si sente la matrice Litfibiana. Si nota un cambiamento , un distacco o come dico io una “scia di uscita” dal rock litfibiano in pezzi come “la Fuga”ad esempio.

Posso azzardare a dire che ci sono venature e richiami ai primi Death SS, non so a me hanno dato quell’idea, forse perché Marco Grazzi, anche se prettamente waver, è influenzato comunque da Chain e Sylvester e questo l’ho captato in “Nebbia di Guerra”, dove magicamente persino la voce di Marco si distacca dall’impronta di “Pelù” e si crea in questo modo un’altra identità, ed anche la parte strumentale, lascia più spazio ad un rock carismatico e carico, molto heavy.

Concentrandoci sulla recensione dell’album in toto, posso dire qualche caratteristica : ammaliante, deciso, a tratti roccioso ed onirico, decadente, con parti assai orecchiabili, ma mai stancanti, anzi direi energiche e camaleontiche : una nuova e nel contempo “retrò” ondata rock tutta nostrana. Hanno tecnica, preparazione, la voce di Marco è sapientemente miscelata alla parte strumentale. Non è consigliato a chi ama solo metallo pesante, ma è consigliato a chi si accosta decisamente ad un hard rock/dark rock e soprattutto per chi è nostalgico di un rock lontano da noi, ma che si ripropone al presente. E’ una band da non sottovalutare, soprattutto per la preparazione dei componenti e per la loro versatilità. Io mi aspetto molte sorprese positive ; se continueranno sulla strada dell’hard rock e decideranno di sfociare in un goth metal alla Paradise Lost o ancora un “horror metal” alla Death SS sarei felice di recensirli ancora in futuro; se proseguiranno per una strada più dark wave, personalmente li ascolterò lo stesso e se diventeranno , perché no, i nuovi Cult italiani, cosa secondo me molto possibile e che auspico, dati il loro impegno e la loro bravura , sono convinta che sapranno abbracciare in quel caso, realmente, una vasta schiera di pubblico e di avere il successo che già da ora realmente meritano. Sono ancora acerbi, ma sono convinta che, maturando, otterranno la loro vera e forte identità musicale. Ecco, in questi casi sono orgogliosa di essere italiana e con ciò credo di avere detto molto.

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