Allora, lo volevate in questo autunno denso di grandi gruppi alle prese con il nuovo album il vero grande candidato a disco dell’anno? Bene, come babbo natale il 25 dicembre e la rugosa vecchietta il 6 gennaio, o purtroppo come le rate dei mutui il nuovo disco dei Rammstein è proprio questo: tutti lo attendevano (sono passati 4 anni 4 dal precedente ottimo lavoro), tutti li aspettavano al varco, e loro puntuali come un esattore delle tasse arrivano con un album puramente Rammstein di altissimo livello.
Potrei iniziare la “lezione” in questo modo: cari ragazzi, oggi parleremo di come è posibile stravolgere le proprie opinioni. Aprite il nuovo disco dei Rammstein alla song 1 e cominciate ad ascoltare…. Devo essere sincero: forse mi aspettavo un approccio diverso, e il primo ascolto, fatto con la saliva a livelli tsunami per l’attesa durata 48 mesi, mi aveva lasciato interdetto: bello ma… c’era qualcosa che non quadrava.
E allora secondo ascolto, terzo, e le cose iniziavano ad andare. Quarto e tutto mi sembrava a posto. Quinto, e il mio cuore di acciaio e metallo fuso iniziava a sobbalzare.
Ci vuole qualche ascolto, perchè pur presentando le solite linee guida che siamo abituati a sentire da questo geniale combo non ci sono quelle marce militari metallizzate che tanto delirio hanno provocato sotto gli infuocati palchi di tutti i tour dei nostri (e che tante sterili polemiche hanno sollevato nel tempo).
E allora un bel fiatone: i 20 euro o giù di lì che avete appena speso stanno per tornarvi sotto forma di energia ed emozione. Che va raccontata pezzo per pezzo, almeno per una volta.
Una voce lontana e metallica su coro gregoriano ci annuncia che “Rammlied” è iniziata: diciamoci la verità:questo è un (buon) rifacimento della ;elebre ed autocelebrativa Rammstein, song culto dei tedeschi. Coretto centrale facile facile, tastiere e incedere incavolato per una song puramente Rammstein. Si parte bene.
“Ich Tu Dir Weh ” si apre invece su note distaccate e vacque, con la batteria a scandire il ritmo in solitario prima che esploda la solita energia fatta di riff ricorrenti, sempre uguali e sempre infiammanti allo stesso modo. La canzone si gioca su uno scambio tra rallentamenti in cui voce e drums giocano da soli e accellerazioni in cui le guitars fanno il loro dovere pur restando al loro posto… ma il loro turno verrà. La splendida prestazione di Till porta le linee vocali nei momenti più drammatici a linee quasi infantili prima di tornare ad incazzarsi. Notevole.
” Waidmanns Heil” parte tra trombe epiche per svilupparsi in uno schiaffo mostruoso in pieno volto: questa è violenza,questa è energia, questi sono i Rammstein. Canzone veloce, diretta, riff pesantissimi e ancora un ritornello che si fa apprezzare per semplicità.
Torniamo al glorioso passato con la classicissima ” Haifisch “, che avreste potuto trovare su Mutter o Reise, Reise, in cui basso e batteria si prenono quasi tutta la scena creando un ritmo incalzante e martellante, senza soste, mentre dalle keys e dalle chitarre giungono solo ad arricchire quà e là l’armonia di aggressività. L’incedere è quasi morboso, penetra nel cervello, prima di mescolarsi pur senza cambiare di una virgola a suoni distordi e inumani. Si finisce nel candore delle keys che si sciolgono piano piano.
E’ puro industrial, apocalittico e duro, l’inizio di “B******** “, song abbastanza anonima non fosse per l’esplosione di suono che si sviluppa nel finale, in cui la voce strozzata e lontana invita alla ribellione di massa in un grido di dolore e battaglia allo stesso tempo.
Signori, tutti in piedi: il punto più alto del disco potrebbe essere per molti questa “Frühling In Paris “, novella Mutter, triste, che parte con sola chitarra acustica e voce pulita e dolce, malinconica, divisa tra tedesco e inserti in francese, a dirci che il protagonista non rimpiange nulla, per una esplosione centrale splendida, in grado di creare atmosfera magica, quasi autunnale intorno all’ascoltatore, con quei giochi incalzanti di suoni da carrillon. Tutti in piedi sul divano direbbe il buon Guido Meda.
“Wiener Blut ” si apre su un suono lontanissimo e libero, dolce, da finale di film drammatico, poi una voce narrante quasi sommessa, ululati di lupi, guaiti: poi l’ennesima botta in faccia. E la violenza torna a spaccare. Questa è pura energia, riff cattivissimi, che fanno da contraltare, dopo tanti stop and go, alle nuove parti quasi raccontate da sola voce su sottofondo di risate di bimbi, lupi sempre più vicini e rumori di non facile identificazione. Raffica finale di batteria e chitarre che finalmente ritrovano il normale slancio. Signori si prende il volo.
“Pussy “, che tanto ha fatto discutere per il suo video hard e primo singolo della band tratto da questo loro nuovo lavoro si apre su note alla “Enola Gay”, quella song che tutti abbiamo ballato in discoteca almeno una volta. Poi però si cambia decisamente stile: questi sono i Rammstein, mica fuffa! Classicona di rito, adatta a essere primo singolo e a mostrare che i sei made in germany non sono cambiati di una virgola in fondo. Ottimo il lavoro delle keys.
“Liebe Ist Für Alle Da ” si apre su mitragliate di batteria prima di una esplosione di suono per una song finalmente veloce, in cui è proprio Christoph “Doom” Schneider (doom? ma dove???) a essere il protagonista assoluto, insieme a un grande Till Lindemann, capace di variare tonalità e sempre più espressivo e teatrale nelle sue interpretazioni. E’ la song musicalmente più rilevante, poichè nel finale si incrociano riff e assoli di chitarra fino al taglio finale che mette la parola fine a una song che fara furore in tour.
“Mehr ” sembra giungere dallo spazio, su note dolcissime di sottofondo. Ennesima canzone giocata sull’alternanza lento-veloce. Riprendiamo un po’ i temi della song di apertura, con il titolo ripetuto in coro fino allo sfinimento.
“Roter Sand” si apre su un intenso e lugubre zuffolare del singer, per un inizio song lento e drammatico. E’ il brano che non ti aspetti… un incedere quasi doom, con il fischio e la voce a giocarsi il ruolo da protagonista, mentre la batteria è sparita, per far posto alle keys. E si finisce così questa splendida avventura.
Credo che la descrizione delle song abbia già detto tutto sulla completezza di questo album, e concludo solo dicendo che chi scarica l’album si perde una chicca strepitosa (e anche qui i Rammstein sanno essere unici): un packaging e art work STREPITOSO che prendono spunto da Caravaggio e i suoi seguaci per riprendere grazie a giochi di luce e ambientazioni da natura morta l’ambigua e terrorifica attività dei sei personaggi (ovviamente i membri del gruppo) che prima si divertono insieme a giovani pulzelle in ambigue attività, con le signorine, formose, che si mostrano in tutta (ma proprio tutta) la loro naturale bellezza, prima di essere fatte a pezzi da Till sotto lo sguardo divertito ed interessato dei compagni. Un capolavoro di fotografia moderna. Non potete perderlo, una gemma su una perla musicale. Vi avevo avvertito: disco dell’anno?

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