Intimacy è, in inglese, un termine che esprime letteralmente intimità, privatezza, familiarità. Da oggi, quella stessa parola, coniugata sulle coordinate musicali degli Infection Code, viene ad assumere un significato ben diverso, che stridente con la stretta semantica del titolo scelto, assumendo sembianze di disagio e dramma. Sensazioni negative, target fondamentale di una band che, con ogni evidenza, in qualche modo le percepisce, le insegue e le traduce in un quadro musicale unico e piacevolmente malato.

Un viaggio sempre più dettagliato ed impervio all’interno dell’aspro sistema nervoso di una band che prosegue un discorso artistico che, al terzo episodio, risulta ormai maturo, completo, di caratura internazionale. Un prodotto voluto, vissuto da interpreti che, prima di entrare in studio, conoscevano un disco messo in atto come l’estraniazione del proprio status interiore. Uno status deviato e ansioso come quello degli Isis, imprevedibile ed acido come quello dei Today Is The Day, apocalittico e confuso come quello dei Neurosis. Influenze tanto nobili e qualificanti quanto difficili da gestire con una personalità che renda il prodotto appetibile. Gli Infection Code, con un orgoglio che deve essere di tutto la scena italiana, ci riescono a meraviglia, tentando anche di andare un tantino oltre. E’ così che viene condotto un discorso cerebrale e continuativo che affianca rabbia e neuroni di una band che non ha mai dimenticato le proprie radici metal e le ripropone con decisione tra le righe. Un contesto che descrive un platter lontano da ogni logica di simpatia da mercato, andando a fare rima con la naturalezza di una vera e propria confessione musicale. Otto brani vari, costruiti su ingredienti minimali che stravolgono ogni regola della forma canzone disaccoppiandola in frammenti di pura ispirazione. Solo così si spiegano composizioni come ‘A Perfect Failure’, unica nel suo modo di circoscrivere più volte l’ascoltatore con suoni sottili e sibillini per poi stringerlo in una morsa costruita sugli insegnamenti di un death metal sempre in agguato e pronto a comparire tra le linee del post-core con cui la band si è fatta apprezzare. Quegli apprezzamenti sempre ricevuti e meritati oggi divengono un dovere verso una realtà incredibile, che riesce a far passare in secondo piano ogni lode su tecnica e registrazione perfette, così come ogni appunto su un approccio vocale ancora migliorabile. Un masochistico piacere, paradosso musicale perfetto e doloroso in cui farsi graffiare dall’inimitabile lama di artisti ammirabili e ormai completi.

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