Chi scrive, prima dell’ascolto del disco oggetto della recensione, aveva un’opinione differente degli Inallsenses, frutto di una performance non di certo esaltante tenuta, come opener degli Illogicist, poco dopo la reunion di circa quattro anni fa. A quei tempi, il suono che usciva fuori dagli amplificatori del quartetto campano era un thrash metal potente, d’esperienza e coeso ma di scarsa presa che non poteva né entusiasmare, né lasciare il segno. Oggi, con una maturazione degna di questo nome e a distanza di una decade dal primo ed unico demo, la formazione casertana ritorna con un platter convincente e quadrato.

I nove brani contenuti all’interno di ‘The Experience’ presentano un gruppo in buona forma che, pur traendo un’ispirazione piuttosto marcata da mostri pesanti ed ingombranti, riesce a firmare la proposta con uno stile deciso e marcato. Le composizioni offerte con lo scorrere della tracklist non lasciano dubbio sulla matrice che conia il songwriting dei nostri sulla scia del thrash d’oltreoceano ed, in particolare, dei Testament più lenti e compatti. Il riffing è quello serrato ed impostato su monolitici mid-tempos, a cui si alterna qualche rara e parsimoniosa accelerazione, con il risultato di un flavour orientato al mosh che tanto sa di Bay Area. Discorso differente per quanto riguarda l’approccio vocale del singer Ruggero Formicola che mostra una forma smagliante sfoderando un feroce e vitriolico growl che con il thrash ha una parentela lasca ed affonda le proprie radici nella tradizione death. E’ così che durante l’arco del disco si propongono, grazie anche al dinamismo di una sezione ritmica camaleontica nel mutare pelle, una serie di variazioni di temi che evitano che si crei quel senso di monotonìa inevitabile nel “disco che non inventa nulla”. E’ questo il caso. Perché ‘The Experience’ nulla toglie e nulla aggiunge a quanto già detto da migliaia di band ma fa il solito con un’impronta ed una scioltezza che non lo lascia passare inosservato. Il risultato globale è un disco tanto buono e godibile quanto troppo sicuro nel poggiare i piedi su quel terreno collassato da troppa concorrenza che, dopo ascolti iterati, non può non portare ad una prematura sazietà per chi ne fruisce. Una produzione migliorabile nella potenza ma lodevole per essere curata direttamente dalla band completa un quadro da promuovere considerando un debutto, i passi in avanti rispetto al passato e gli ampi margini di miglioramento che attendono gli Inallsenses.

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