A dare un seguito al grezzo debutto “To Hell With The Hot Rails” troviamo il nuovo “Single Extendre” edito nel 2010.

Come il suo predecessore, il disco è costituito da nove tracce; la prima, “Genesis”, altri non è che una breve introduzione strumentale all’ opener “Trigger Finger”, brano veloce, coinvolgente e diretto che non manca di parti più pacate. Sin dalle prime note si può capire che nei tre anni trascorsi dalla prima fatica la band è maturata tecnicamente e stilisticamente, sfoggiando riff più elaborati ed un sound che, pur essendo volutamente rimasto grezzo, è diventato più potente ed marcato.

Si prosegue con “I Am Supernatural (But I Don’t Believe In The Supernatural)”, traccia introdotta da una parte solista di chitarra seguita dall’entrata in scena della ruvida voce di Ken che accompagna il ritmato groove della canzone, somigliante in alcuni punti al sound degli ZZ Top ed in altri a quello di Hendrix. Ancora una volta è la chitarra ad aprire le danze, questa volta con un riff armonizzato che si trasforma a breve in un’incalzante cavalcata alternata ad una ritmica costante: queste sono le caratteristiche di “Dealbreaker”.

“Death From Above” prende invece sonorità più heavy a livello ritmico, la voce è più urlata e molto spesso viene compattata da altre voci secondarie; a calmare le acque ci pensa poi “Black Horse”, con un mite arpeggio iniziale interrotto da un giro di chitarra armonizzato che esplode in un riff che mescola influenze come i primi Sabbath con i sessantiani Cream di Jack Bruce &co.

A seguire troviamo la hendrixiana “Dickson, TN”, ottimo brano che ancora una volta cambia genere, rispolverando un incalzante rock in cui la voce di Ken cambia faccia con una timbrica più pulita aiutata da diverse controvoci; senz’altro uno dei brani più riusciti dell’album. Il sound cambia nuovamente con “Other Man” e a mettersi in primo piano è il vecchio stile degli Hot Rails, ruvido, diretto ed urlato.

Il finale va a stupire con una traccia di quasi sette minuti, quasi il doppio di durata per lo standard medio della band, ma più che la durata Ken &co. vanno a stupire con un brano che prende di nuovo venature più heavy, miste a parti strumentali valide, anche se non molto fantasiose, che con un crescendo esplodono in una nuova strofa che chiude il cd in dissolvenza, con un fischio di chitarra che lentamente svanisce.

Concludendo ho trovato la band migliorata dal punto di vista compositivo rispetto al primo disco, mantenendo però la ruvidità degli esordi ed i volumi che sembrano essere stati registrati in diretta; rispetto al precedente disco troviamo brani più complessi (anche se a livello tecnico non si toccano alte vette) e maggiori influenze che rendono le tracce più varie ed interessanti. Se con “To Hell With The Hot Rails” avete apprezzato lo stile di questi scatenati americani, sarete senz’altro soddisfatti di questo nuovo capitolo, anche se personalmente aspetto un aggiuntivo ritocco tecnico.

 

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