Lo stupore nello scoprire l’origine ucraina degli Holy Blood è stato molto, visto che non ho mai avuto a che fare con altre band di questa nazionalità. Dopo l’ascolto del disco sono rimasto ancora più di sasso. Tutto a causa della proposta musicale, un black/folk metal tipicamente nordico, sulla falsariga di quello fatto da Finntroll et similia, non di certo così comune per queste zone. Tempi black veloci, non così tirati come accade spesso con altre formazioni, accompagnate da melodie di tastiera a dire il vero un po’ buttate lì, senza poi avere molto mordente. Un genere per così dire “divertente”, che ha avuto un successo abbastanza notevole, proprio grazie a band che lo hanno proposto per anni, anche se comunque rivolto ad una cerchia di ascoltatori un po’ ristretta. In questo caso però siamo di fronte a tematiche tipicamente “christian black metal” soprattutto per quanto riguarda il contenuto dei testi. Alcuni episodi sono sicuramente più convincenti, quelli forse più commerciali, altri risultano abbastanza fiacchi e senza capo né coda, e ai nostri giocano anche a proprio sfavore una produzione e una capacità tecnica non proprio all’altezza. Credo siano dei punti cardine, fondamentali, per rendere un prodotto di questo tipo appetibile ai più, che risulta altrimeti di scarso valore e impatto. Tra l’altro stiamo parlando di una band che si è praticamente sciolta da poco, è rimasto solo il singer che dovrebbe, forse, rimettere in piedi il progetto con la moglie alle tastiere. Piccola curiosità il fatto che la cover non lascia assolutamente immaginare ad un genere come questo, a causa del logo “incomprensibile” e della figura che troneggia al centro del disegno pensavo di essere di fronte ad un lavoro più orientato verso il true black che ad un folk di poco conto. Solo per stretti aficionados

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