Escludendo il pur valido metodo del passaparola, esistono due soli modi per imbattersi in una band di talento: scandagliare in lungo e in largo tutti i canali che la rete offre dai social network ai siti di condivisione audio e video, oppure armarsi di buone intenzioni per andare a scoprire in loco cosa bolle in pentola, mettendo in conto spese rilevanti e cocenti delusioni. Il sottoscritto da instancabile viaggiatore qual\’è ha optato per la seconda via, sicuramente la più dispendiosa in termini di tempo e denaro ma estremamente redditizia in termini di sorpresa e risultati. Manco a dirlo ed ancora una volta la Germania fu galeotta. Mi sono imbattuto nei tedeschi End Of Green varie volte dal vivo, sopratutto al Summer Breeze ove presenziano quasi tutti gli anni. Considerato che il festival è patrocinato da Nuclear Blast e Silverdust Records, etichetta di cui la band fa parte, non c\’è neanche da stupirsi ma guai a perdersi nelle solite congetture tanto care a noi italiani; giusto per fugare ogni dubbio diciamo che la band merita di essere vista dal vivo, a dimostrazione che di costruito e artificioso non c\’è assolutamente niente; a differenza di molti connazionali gli End Of Green non appartengono alla scena metalcore, né a quella folk, né tantomeno a quella più tradizionale del power-epic-fantasy. Gli End Of Green suonano un rock alternativo molto particolare, sicuramente debitore verso il vecchio dark anni \’80 (qualcuno li ha definiti “depressive”) ma al tempo stesso vivace e stradaiolo, forte di un appeal radiofonico non indifferente. Tutto questo si rispecchia nei differenti umori di “High Hopes & Low Places”, settimo album in studio per la band, entrato direttamente al n°17 della classifica generale tedesca. Solenni midtempo, incalzanti rock come “Goodnight Insomnia”, splendidamente costruita ad arte per le radio, claustrofobiche ballate elettriche: gli End Of Green tirano fuori con mirabile semplicità un disco che colpisce direttamente il cuore e la mente di chi la ascolta senza bisogno di tanti panegiri.
Una band dunque dedita ad un rock semplice e senza pretese ma non per questo da liquidare in quattro e quattr\’otto alla maniera un po\’ snob di chi si ritiene depositario della verità assoluta; ce ne fossero anche in Italia di gruppi così! Menzione finale tutta per il bonus CD “1996-2003 re-released”, un ottimo compendio per chi volesse familiarizzare col repertorio passato della band. Un gruppo di talento meritevole, almeno quì da noi, di attenzioni maggiori.

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