Una ragazzina con attributi da vendere a colleghi all’apparenza più credibili e blasonati, un chitarrista ed un bassista di origini orientali ed un batterista statunitense. Una formazione multietnica, ben affiatata ma soprattutto con un’impressionante vena creativa che ha consegnato alla musica estrema, alla faccia di ogni tradizione stereotipata, uno degli album più vari, sorprendenti ed innovativi della sua storia.

Ascoltare tutto d’un fiato i dodici brani che compongono “Deathshead Extermination” equivale ad un viaggio musicale alla ricerca della distruzione e ricomposizione della forma canzone, di un’alterazione dei muri ritmici, di un songwriting quanto più obliquo ed “anarchico” possibile e dell’esasperazione della varietà vocale. Quest’ultimo è il più macroscopico degli aspetti degni di nota nel disco in questione. La cantante, Karyn Crisis, è una mina vagante pronta a far saltare via qualunquo muro su cui tenti di fare affidamento chi si accosta all’album. Senza mai entrare nel ridicolo, scoprendosi ad osare cose che vanno oltre i suoi limiti, la donzella mostra un’artiglieria da far spavento: scream tagliente, un growl di un’espressività disarmante, degli acuti isterici e sfibranti e clean vocals interpreti di soffici litanìe. L’eterogeneo e sinuoso tronco sonoro da cui ha origine tutto ciò è grossolanamente assimilabile a quello di un death talvolta riflessivo e sofferente, talvolta veloce e rabbioso e farcito da sprazzi di modernità “industriale” che ne impreziosiscono il valore. Il risultato finale sono dodici brani sognanti, striscianti, ruvidi che con le tonnellate di sensazioni negative che emanano, sembrano voler allontanare l’ascoltatore con la stessa sofferenza dalla quale egli sarà già stato assuefatto dopo gli ipnotici giri della strumentale opener “Onslaught”.

Un disco destinato ad essere sottovalutato già prima di essere concepito per la scomoda perfezione che i quattro ragazzi sono riusciti a forgiare. Una perfezione che si scontra con qualunque concetto che abbia la forma di canone, lo annienta per poi ricrearlo a proprio modo e gusto. Scabroso, innovativo e permanente per la mente di chiunque ne venga assalito.

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