Cosa ci si può aspettare da un disco di Axel Rudi Pell se non il classico disco di Axel Rudi Pell, giusto mix tra hard e heavy?!
Ci sono però dischi-di-Axel-Rudi-Pell più o meno riusciti. Questo “Circle Of The Oath”, per chi scrive, fa parte della categoria dei meglio concepiti.
Dopo l’immancabile intro si parte a tutta forza con classica opener: Ghost In The Black è infatti il tipico brano energico, catchy, a metà strada tra una sfuriata metal e un pezzo hard rock. Il classico hit che si fa canticchiare fin da subito! Ottima, al solito, la prestazione dei musicisti, con la possente voce di Johnny Gioeli chi staglia protagonista nel coro del pezzo. In Run With The Wind l’ago della bilancia pende leggermente di più sul frangente hard rock. Ancora una volta un coro indovinato dona una marcia in più al pezzo. Bell’assolo classico del biondo crinito. Before I Die è invece decisamente hard rock e sfacciato, con una prestazione di Gioeli assolutamente convincente. Pezzo whitesnakeiano in cui la Axel Rudi Pell band sembra trovarsi a meraviglia!
La title-track è invece un brano più lungo e complesso in cui Axel riversa tutto l’amore per la sua musica preferita: intermezzi à-la Rainbow che si sposano con riff decisamente elettrici. Ancora una volta grande Gioeli, ma è tutta la band che appare compatta e affiatata. Davvero azzeccate anche le parti acustiche nelle strofe, preludio a un potente ritornello dalle vaghe atmosfere orientali: un sicuro highlight del disco!
Con Fortune Of War e Hold On To Your Dreams si torna a rockare mentre Lived Our Lives Before è la classica power-ballad capace di far sanguinare anche i cuori dei rockers più incalliti!
L’album si chiude con un altro gran bel pezzo: la lunga World Of Confusion, canzone epica e ricca di cambi di atmosfera, con delle belle melodie che si alternano all’incedere maestoso del brano. Nel finale World Of Confusion riprende il tema della vecchia song Masquerade Ball che si fonde col coro di questa nuova composizione.
Come si diceva all’inizio, il solito disco del platinato chitarrista. Il solito buon disco! E i soliti ottimi interpreti. Chi cerca novità a tutti i costi si tenga alla larga da “Circle Of The Oath” (e magari la smetta di ascoltare hard rock e metal), io intanto premo di nuovo “play”.

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