Rick Eddy e Tim Drumheller non sembrano proprio conoscere tregua. Fondano gli A Triggering Myth oltre tre lustri fa, e dal 1990 iniziano a sfornare lavori (ben sei) di raffinato progressive rock dai forti sentori fusion e jazz.
Non fa eccezione, dunque, il nuovo nato del duo polistrumentista, questo “The Remedy Of Abstraction” che percorre indifferente la stessa strada dei suoi predecessori, calcando leggermente la mano sul versante progressivo: la miscela di suoni, umori e colori musicali che caratterizza un lavoro di questo tipo rende particolarmente arduo un approccio “easy” alle composizioni, difatti ogni passaggio scivola via seguendo le imprevedibili vibrazioni artistiche dei musicisti coinvolti, inanellando soluzioni ed arrangiamenti raffinati e sempre ricercati. Ogni episodio vive di espedienti deliziosi, raggirando letteralmente l’ascoltatore e la sua capacità di difendere il proprio apparato mentale dall’arrovellamento cerebrale. Tutto scorre, dunque, secondo i dettami imparti dai due strumentisti americani, affiancati per l’occasione dagli altrettanto ispirati Michael Manring, Scott McGill e Vic Stevens, autori di performance assolutamente ragguardevoli.
Una prova corale di alto lignaggio, sintomo dell’affiatamento pressoché perfetto che regna in seno alla band e delle indiscutibili doti tecniche che ogni musicista intervenuto dimostra di possedere.

“The Remedy Of Abstraction” è un flusso inarrestabile di ambrosia musicale, sapientemente orchestrato sui registri della totale ed incondizionata libertà d’espressione artistica dei nostri. Un lavoro difficile da assorbire e da comprendere, forse anche per questo così affascinante ed impenetrabile.

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