Se avete presente i The Lemonheads (band assolutamente da riscoprire), capirete presto attorno a quali coordinate si muovono gli olandesi Yen Harley, cioè un rock molto morbido e tranquillo con parecchi rimandi alla scuola grunge dei Pearl Jam più zuccherosi. Il disco non è fatto male, anzi, scorre via in maniera piacevole, ma purtroppo, soprattutto per chi è abituato a musica decisamente più dura esso mostra la corda solo dopo un paio di ascolti con un preoccupante fattore sbadiglio che prende il sopravvento.
L’approccio melodico ed a tratti malinconico dei brani di “The Substance Of Things” piace sulle prime, ma poi si scivola facilmente nel già sentito, in quelle melodie da quattro accordi che, nonostante un buon lavoro di arrangiamento, si riducono sempre e comunque a qualcosa di troppo banale per orecchie allenate a fronteggiare impatti di ben altra natura. Prese singolarmente, infatti, le canzoni si fanno decisamente ascoltare e, se figurassero all’interno di un album metal come ballad della situazione starebbero magari anche bene, ma comporre un disco con brani che non vanno oltre i 90 bpm di metronomo è una cosa che, almeno per gli appassionati di heavy metal, non va affatto bene.
Tempo addietro Zakk Wylde pubblicò con i suoi Black Label Society un disco dall’emblematico titolo “Hangover Music Vol. VI”, letteralmente traducibile come “Musica Post-Sbornia Vol. VI”. Si trattava di un lavoro dai toni soffusi, quasi completamente acustico, ma ricco di carica e di quell’energia che il biondo ex-chitarrista di Ozzy possiede nelle sue magiche dita. Se gli Yen Harley possedessero anche solo metà di questa energia, parleremmo in toni entusiasmanti del loro disco, ma purtroppo non è così e quindi ci troviamo di fronte ad un lavoro definibile in una sola maniera: noioso. Peccato, perché i Lemonheads non erano affatto male…

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