Secondo album per i russi Wolfmare che ci regalano un piacevole dischetto di pagan/folk metal sulla scia di band del calibro di Korpiklaani, Cruachan, Finntroll ed Ensiferum. Sì, perchè gli elementi principali dei gruppi appena citati sono tutti racchiusi all’interno di “Whitemare Rhymes” che si propone come un platter capace di affascinare fin da subito l’ascoltatore grazie alla semplicità con cui riesce a trascinarci
all’interno della dimensione medievale e pagana che lo caratterizza.

“Whitemare Rhymes” è un incrocio tra pura musica medievale e celtica diluita con del sano e robusto heavy metal che riesce a conquistare sin da subito l’ascoltatore. L’utilizzo degli strumenti celtici è d’ obbligo e durante lo scorrere dei brani abbiamo modo di gustare il timbro di violini, cornamuse, mandolini, bodhran e violoncelli che vanno ad impreziosire ancora di più la proposta della band rendendola originale e accattivante. Ottimo anche l’utilizzo di più voci che spaziano dal classico timbro “birraiolo” alle growls mentre le voci femminili riescono a rendere ancora più corali e medievali gli inseriti vocali dell’intero album. Si parte alla grande con “The ballad of Jolly Hangman” e con “In taberna”, brano quest’ ultimo cantato interamente in latino, che trasportano l’ascoltatore in un’era meravigliosa ormai scomparsa. Emozioni ancestrali si infatuano all’interno della mente e del corpo con “The hall of mirrors” e “Widdershins song” e così via fino alla fine dell’album anche se, a dire la verità, gli ultimi pezzi, come “Scattentanz” e “Web of war”, non riescono a rispecchiare l’originalità e la bellezza delle prime composizioni.

Certo, di parti da levigare e di errori da eliminare ce ne sono ancora tanti! Tuttavia i Wolfmare hanno saputo registrare e confezionare un album bello e capace di entusiasmare chiunque ami queste sonorità. Attendiamo dunque il terzo disco per vedere cosa di buono questa band è capace di fare e quanto è in grado di migliorarsi!

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