Non so davvero come cominciare a parlarvi di questo album. Forse perchè la cosa
che più mi blocca è il non poter iniziare con una frase del tipo “I Winds, nordici alfieri
del blabla metal…”. Incatalogabili. O perlomeno, incatalogabili senza scadere in
etichette alquanto lunghe, e ridicole. Si può infatti parlare di un sound oscuro ma
non malvagio, cupo ma non chiuso, malinconico e triste ma non deprimente.
Archi. Melodie. Piano. E poi veloci ripartenze di chitarra e doppia cassa che subito si
calmano. Voce bassa, pulita, mai in growling o screaming e assolutamente divina e fantastica.
Un timbro davvero caldo ed emozionante. Innesti di musica prettamente classica, violini
sempre in evidenza che giocano ad alternare la loro funzione. Ora come base, come
supporto ai riff di chitarra, ora come solisti fra deliziose melodie che non possono altro
fare che ammaliare l’ascoltatore e portarlo in un mondo quasi onirico, sognante.
Tutto questo senza però mai addormentare. Sarà che io adoro il suono di violino anche se,
confesso, ne sono abbastanza digiuno in ambiti extra-metal. Fatto sta che le chitarre
potrebbero anche essere assenti che non mi annoieri e non ne sentirei la mancanza, in
questo disco. Le chitarre ci sono però e sia chiaro che non tolgono nulla al valore del
disco, anzi lo aumentano ancora. Assieme ad una parte ritmica dolce o tirata a seconda
dei casi danno varietà al disco, rendendolo più duro e pesante quando serve, e lasciandolo
leggero e sognante in tutti gli altri casi.
I più esperti della scena estrema del Nord Europa riconosceranno fra la line-up illustri
membri di famose band come Mayehm, Arcturus, The Kovenant, Khold e altre. Io invece non sono per
nulla un esperto di questa scena, e conosco infatti solo gli Arcturus che però (almeno negli
ultimi due lavori) contengono una vena più “schizofrenica” rispetto a questi Winds.
Comunque se vi piacciono le atmosfere descritte in queste righe, che possono essere trasversali ai generi, non potete non procurarvi Reflections of the I. Ma anche se cercate
semplicemente qualcosa di “diverso” questa potrebbe essere una buona scelta.

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